“Ho visto ragazzi piangere e cantare”

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simon.jpgInizia così il diario di un medico volontario in Birmania che per ragioni di sicurezza non fa conoscere il suo nome. E questo inizio credo debba servire anche a noi a definire un nuovo inizio nella nostra dialettica politica. Intendo dire che mi sono guardato e riguardato questo blog ed ho notato, poiché lampante, un’enorme defezione: la totale assenza di momenti di discussione su temi internazionali, quasi se considerassimo (tutti, io compreso) la dimensione mondiale racchiusa nella nostra stretta cerchia provinciale. Questo è il nostro vero limite. Il non riuscire a comprendere a fondo quanto le nostre vite e quelle altrui siano scosse, smottate, cambiate, dalle vite di tutti coloro che abitano e respirano questa terra.
Non ce ne rendiamo conto, ma a volte non abbiamo la percezione di quanto ognuno di noi, con qualsiasi azione, incida sulle vite di coloro che sono anche a tanti km da noi. Ed è un limite che sento forte oggi che trovo il tempo di seguire con più attenzione il dramma che si sta concretizzando in Birmania e che vede purtroppo la comunità internazionale poco incisiva nel dare risposte, o come le chiamano, “sanzioni”.
Un regime militare che opprime un popolo, che spara sulla folla formata non da violenti rivoltosi colpevoli di violenze inaudite, ma da monaci buddisti che pongono al centro della loro vita ed azione quotidiana, la pace e la ricerca interiore di una dimensione serena che contribuisca ad una serenità collettiva. E quando penso al pianto ed al canto, non posso non riprendere il ricordo forte e commovente di “Jona che visse nella balena”, di quel canto di bambini che chiusi in una soffitta, cantavano per sfuggire almeno con la mente al terrore dello sterminio ormai prossimo delle loro vite e dei propri cari. E penso che oggi, analizzando quella che è stata la storia, si sia spesso detto che “allora la gente non sapeva, cosa poteva fare, e come poteva reagire?”; ed oggi, che l’informazione viaggia più veloce della vita reale, come si fa a pensare che un giorno quando i nostri nipoti parleranno di noi, potranno dire: “ma allora non sapevano”. No, non dovrà accadere questo, preferisco che i nostri nipoti ci considerino colpevoli del silenzio, dell’immobilismo, non vittime, ma carnefici (non nella pratica diretta, fortunatamente), attori principali di momenti di morte e terrore, responsabili del silenzio, piuttosto che dipingerci come agnelli sacrificali di un mondo che ci ha oppresso (per noi, per larghissima parte di noi, non è così). E forse non vorrei morire con questa sensazione, con l’idea di non aver fatto nulla, anche se ho profonda la sensazione di non poter cambiare il mondo in tutta la sua interezza. Ma non vorrei neanche tacere, non vorrei neanche che tra di noi non si sviluppassero determinati discorsi, che chi di noi conosce determinati argomenti, non rendesse partecipi della sua conoscenza, ognuno di noi.

Ed il silenzio nostro, e di tanti, mi preoccupa. Mi preoccupa perché credo che se il silenzio attraversa anche le nostre vite, vite di persone comunque attente ed impegnate, qualcosa non vada, e non vada nelle viscere, nel profondo delle nostre esistenze.

Non so se sia giusto pensare di lasciarli piangere e cantare da soli, non so neanche se possa essere utile piangere e cantare con loro. Di una cosa però son certo: non stiamo zitti, facciamo qualcosa, almeno parliamone, scriviamone, mostriamo in un qualche maniera il nostro fermo disappunto e dolore.

Non cambierà niente, ma un giorno, i nipoti di cui parlavo, non potranno dire che i loro nonni in quel tempo erano a fare la spesa alla Coop mentre a pochi km da loro, venivano uccise vite di canti e di lacrime.

Forse.

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12 Responses to ““Ho visto ragazzi piangere e cantare””

Dario

Pare talmente fuori dal mondo che non si sa cosa dire. Sparare sui monaci… e loro, quelli che semplicemente cantano e camminano, e vengono presi a fucilate, quando le camionette cariche di soldati scorrazzano per le piazze tentando di disperderli, sarcasticamente e con disprezzo urlano loro “Eroi”. Niente meglio di questa parola mette a nudo l’assurdità di un conflitto tra soldati armati di tutto punto, marionette nelle mani di un dittatore, incapaci di pensare, che agiscono mossi dal terrore di punizioni terribili, e monaci che semplicemente camminano, in un disperato tentativo di cercare la libertà e la democrazia, sacrificando le loro vite. La cosa che sconvolge è che noi vorremmo aiutarli, ma alla Russia e alla Cina sta bene così. Pare sia abbastanza perchè non succeda niente e tutto rimanga com’è.
Forse però qualcosa hanno ottenuto: io fino all’altro ieri non sapevo assolutamente nulla di questo paese.

Davidino

Quello che sta accadendo in Birmania (questo è il vero nome della ex colonia britannica che i generali che governano ormai da 20 anni con pugno di ferro hanno ribbattezzato Myanmar) ricorda per molti aspetti la tragedia di piazza Tien an Men a Pechino nel “lontano” 1989. Da anni in quel paese le libertà più elementari sono soffocate da una dittatura di “militari progressisti” saliti al potere con il beneplacito di Pechino. La gente che non muore a causa della repressone muore a causa della fame prodotta da una gestione economica fallimentare.
Purtroppo solo ora, solo quando ammazzano in pubblico il mondo vede e si indigna, com se da vent’anni a questa parte non fosse successo niente, e solo ora ci si accorge che le Nazioni unite non servono a niente.
Anche se ci fossero state sanzioni economiche,alle quali comunque la Cina, principale partner economico el regime di Rangoon, non avrebbe certamente aderito, la situazione non si sarebbe risolta felicemente, la gente sarebbe morta di fame, come muore di fame a Cuba, come moriva di fame in Iraq e in Serbia.
Gli Usa se hanno vermente a cuore la situazione del popolo birmano, e ance India e Europa, dovrebbero intervenire in ambito Onu e no sol per rovesciare il regime..ma ho paura che così non andrà a causa della Cina e della Russia che manovrano il regime dei colonnelli.

Federico AS

Una cosa che mi fece molto impressione è che due anni fa, quando ci fu lo tsunami, la Birmania fu colpita in maniera tragica ma il regime fece di tutto per tenerlo nascosto.

Luca

sono d’accordo con simo….parliamo troppo poco di ciò che accade in campo internazionale, concentrandoci su quello che è vicino a noi (del resto visto quello che accade in Italia abbiamo fin troppo di cui parlare)…..come dice davidino…è da anni che io so qual’è la situazione della Birmania, ma solo adesso i media danno importanza alla notizia…e così fanno per molte altre realtà(basta guardare in Africa)…ciò che mi preoccupa di più, o per meglio dire, attira più la mia attenzione, è l’inutilità dell’Onu, incapace di intervenire concretamente sul problema….a nessuno interezza se muoino bambini, inocenti, monaci, perchè l’importante è preservare i propri interessi economici nel paese…e le sanzioni cosa possono servire??? a niente….perchè il regime va avanti lo stesso senza preoccuparsene…al massimo aumenterà i prezzi, condannando a morte migliaia di persone, che vivono con un dollaro al giorno….
A me piacerebbe fare qualcosa a sostegno dei monaci, della sollevazione…..ma cosa?? non so….la mia speranza che tengano duro e che continuino a lottare, perchè questa volta può veramente essere quella giusta!!!

Antonio

DOMANDA: sareste a favore di un intervento tipo in kosovo? …bombardiamo, occupiamo, e ce ne andiamo?

simo

non so. di certo lo preferirei, a patto che si possa preferire un tipo di violenza, alla situazione bloccata di oggi. tu? rimane comunque una scelta molto complessa…

Davidino

Un’intervento militare armato, magari in contesto onu e guidto da India e Unione europea sarebbe il top, ma temo sarà difficile perchè in caso di intervento unilaterale delle potenze occidentali la Cina non starebbe di certo a guardare con le mani in mano.
Del resto il Kosovo è l’esempio più lampante di come destabilizzare un’intera regione e non risolvere nulla, ieri erano gl’albanesi ad esere vesati con gran rebrezzo della comunità internazionale, oggi sono i pochi serbi rimasti a casa loro nel Kosovo ad essere quotidianamente minacciati e umiliati nell’indifferenza generale.

Luca

bè credo che un intervento armato capeggiato da Onu e UE sarebbe un opzione da non sottovalutare…credo che sia però del tutto impossibile, sia perchè grandi paesi come Francia Usa GB non arriverebbero fino a questo punto, sia perchè ci sarebbe l’opposizione forte di Russia e Cina che sostengono il regime…..
l’unica possibilità, oltre che i monaci continuino nella protesta, è che l’esercito birmano si schieri con la popolazione….senza l’aiuto di esso sarà difficile che ci sia un rivolgimento politico…

Antonio

RIFLESSIONI SPARSE:
…è complicato sì, e infatti non lo so…
tenderei ad essere a favore perchè una missione militare che scalzi definitivamnte il regime e ponga le basi per instaurare una democrazia sarebbe sostenibile: in birmania non mi aspetto un casino post-bellico tipo iraq o afganistan; secondo me la speranza che una democrazia prenda davvero piede lì c’è, una volta scalzata l’oligarchia.

…se si riuscisse a fare con l’ONU, non so se davvero india e cina sarebbero contrarie…: in fin dei conti la birmania è forse anacronistica anche per i cinesi. fintanto che i cinesi avessero garantiti vantaggi commerciali, secondo me appoggerebbero un cambiamento politico.

…ma della regione ne so poco. vado un po’ a senso, e sulla base delle poche letture su internet degli ultimi giorni…

d’altro canto, la perplessità sull’intervento ONU è di tipo generale: mi pare che raramente l’ONU si sia dimostrato efficiente in missioni di questo tipo. è un carrozzone abbastanza pesante, dove il giogo della burocrazia grava eccessivamente sulla gestibilità delle manovre militari. la NATO funziona molto meglio, ma questa sì per motivi politici mi pare poco indicata: se sospetto cina e india appoggerebbero una mozione ONU, dubito lo stesso valga con un intervento NATO, e di rendere i rapporti USA-CINA ancora più tesi non mi pare valga la pena…
per le stesse ragioni, peggio di tutti vedrei un intervento unilaterale USA, che però secondo alcuni osservatori qui avrebbe una (sia pur piccola) probabilità di accadere: gli USA hanno tanti militari nella zona, vincerebbero in poco tempo, cosa che tornerebbe utile ai repubblicani in vista delle elezioni 2008: se ormai solo gli stupidi ci credono alla favola dell’iraq, per la birmania li sì che potrebbero raccontare di avere “esportato la democrazia” con successo.
…in ogni caso, io non credo che l’amministrazione Bush si spinga a tanto. e soprattutto, per quel che conta, assolutamente mi auguro che non lo faccia.

quanto alla possibilità ventilata da luca, ovvero che l’esercito si schieri “dal lato del popolo”…non so: ripeto, della birmania non ne so proprio nulla, ma trovo difficile pensare che un esercito che sotto questo regime assorbe una quota enorme del PIL del paese (dunque molta ricchezza e conseguentemente molto potere) finisca per mordere la mano al padrone che tanto gli da da mangiare… non so se mi spiego…

ho detto qualcosa? …in verità, non ne sono sicuro…

marci

Simo… io ti chiedo quando hai tempo, quando riusciamo ad avere tempo tutti e due se è possibile un incontro o meglioun chiarimento su alcune cose…
il punto di partenza è da parte mia la conaspevolezza che tu sei un brava persona e godi della mia stima, spero tu possa dire di me la stessa cosa, i punti da chiarire sono dubbi su certe cose che sono sicuro che anche se tu come tutti non hai nè la verità in tasca, nè il magico pendolino di Mosca saprai comunque trovare delle parole giuste da dirmi.

aspetto tue notizie

simo

marci, chiamami, e ci ci si vede quando vuoi. a tua completa disposizione, come sempre!

marci

simo… tanto per cambiare ho la macchina dal meccanico per un guasto al motore… appena sono motorizzato ti chiamo ma, non prima di martedì prossimo…
cmq tengo botta

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