“Il viaggio è dentro di noi, a cercar noi stessi”, dice Roberto Benigni.
Che fatica è comprendersi, cercarsi, trovarsi.
E se, come dice sempre Benigni, “le persone hanno una sola cosa in comune: sono tutte diverse tra loro”, diventa difficile mettere sul piatto le proprie esistenze e metterle a confronto. Per aiutarsi, sostenersi, guardare assieme ad un futuro comune.
Ed oggi torno a scrivere su questo blog per la necessità che ho di trovare un senso comune, uno spazio fisico che raggruppi le nostre vite e che le renda ancor più uniche ma speciali, non banali.
Come dice Enri (oggi cito e ri-cito), “tu nella merda ci sguazzi”. Lo dice (credo) con l’idea in lui fondata che sia proprio nei momenti di uno stato d’animo inquieto, che so parlare al cuore e toccare quelle corde che in ognuno di noi sono presenti e che spesso, troppo spesso, temiamo che siano toccate, sfiorate, alterate.
Che fatica…
Vorrei trovare serenità, non felicità, serenità. La felicità non credo possa essere una condizione costante dell’esistenza, mentre la serenità credo consista in un approccio alla vita, in un modo di intenderla e praticarla, una modalità d’approccio al quotidiano. E mi chiedo, e vi chiedo: dove la si può trovare?
Se il viaggio da compiere è quello dentro di noi, “a cercar noi stessi”, come assimilare le storie, metterle in comune e costruirne una unica, grande, comune che ci veda tutti partecipi dello stesso tempo e dello stesso spazio, a prescindere dalle distanze che ci separano?
La Politica è confusa, i suoi linguaggi sempre più simili, si fatica sempre più a riconoscersi. La vita è come la Politica. E l’una e l’altra sono da noi costruite, attuate. Non c’è niente da fare: quel che c’è lo facciamo noi, non esiste una divinità benevola o maligna che la costruisce, siamo noi, solo noi, con quel che siamo, con quel che diciamo, con quel che passo dopo passo costruiamo.
Sono mesi che scrivo invano della volontà di trovare qualcosa di “unico e grande”, ma non riesco a delinearne i confini, a riconoscerne il perimetro.
Mi rendo anche conto, per esperienza personale, che non serve dedicare tutto ciò che siamo e che possiamo per raggiungere gli obiettivi e desideri ambiti, perché ciò che esiste è formato da noi, non dall’io, non da un solo uomo, io, che costruisco la cornice. Ogni singola vita è sicuramente meravigliosa per la sua unicità, ma è altresì vero che essa non si forma dal nulla, nel nulla, ma dal contesto in cui essa si trova, dalle vite che frequenta, dalle frasi che sente, da quelle che ricorda potendole in verità dimenticare, e quelle che dimentica ma che dovrebbe ricordare e trarne frutto. Ma siamo complessi, diversamente abili ognuno a suo modo.
Sì, siamo diversamente abili tutti, non solo chi possiede disabilità visibili. Ognuno di noi ha un suo potenziale, una propria arte da mostrare ed insegnare, diversa da quella di un altro, migliore o peggiore non so, comunque diversa. Ci sarebbe bisogno di contaminarle e renderle non simili
ma
comuni, non
uguali ma vicinenon simili ma comuni, non uguali ma vicine. Ci sarebbe bisogno di questo perché la solitudine o la sensazione di essa (che anche se non è ma la si sente, diventa una condizione di vita), galoppa, prende il passo ai tuoi passi, anticipa le tue mosse e ti spiazza.
In fin dei conti mi piace scrivervi questo, credo possa servirci tra un post “intellettuale” ed uno magri più “leggero”, a riprendere quel filo che sicuramente ci accomuna ma che fatichiamo a tenere tra le mani senza bruciarlo, romperlo, ferirlo. Penso sia giusto dare a questo spazio anche questa forma. Un luogo in cui ci si possa raccontare, descrivere, sfogare nel senso alto del termine, e rendere ognuno di noi partecipe dei pensieri altrui, sempre per quella necessità di senso comune di cui ho scritto per mesi e che ripeto ora e qui.
Alcuni di voi diranno: “Simo è depresso”. Rispondo semplicemente: Simo è sempre stato così, non è mai stato differente anche quando scrivevo diversamente. Magari in tempi passati ma non troppo remoti, ridevo di più, facevo ridere di più, ma in me questa vena “malinconica” (la chiamo così per definirla con un linguaggio comprensibile) è sempre esistita. E’ il mio modo di vivere, di pensare il presente, di immaginare il futuro. E’ il mio modo d’essere, confuso ed indecifrabile, ma che appartiene a ciò che sono, che vi piaccia o meno, che lo gradiate o meno.
Vorrei essere migliore? Sì, forse sì. Ma non vorrei essere diverso, mi vado bene così, son convinto che il mio modo d’essere sia semplicemente la dimostrazione di quel che sono, di come agisco, di come cammino.
Potrei essere migliore? Sicuramente sì, potrei esserlo, devo solo trovare il modo d’esserlo ed il luogo in cui poterlo essere.
Per ora, buonanotte.
emi
Ciao Simo, è una bella sorpresa trovarti su questo blog a cui mi sono appassionato negli ultimi tempi, forse è un modo per combattere gli anni che avanzano e senrtirìmi ancora giovane, o forse perchè sono stimolanti le discussioni e gli spunti che ci trovo quotidianamente.
La felicità è una condizione che in quanto tale non può essere costante, è fatta di attimi, di momenti di una bellezza abbagliante ma che durano lo spazio di un giorno, di un’ora di un minuto e poi spariscono, poi si ritorna al duro lavoro del quotidiano che si sopporta solo perchè prima o poi si spera di riassaporare quei momenti.
Se posso darti un consiglio smetti di cercare la serenità, è tempo perso, non esiste, esiste una vita stanca che si accontenta di quello che le accade e tenta di sopravvivere senza farsi troppo male, esistono vite malvage che si circondano di cattiveria e esistono gli spiriti inquieti come il tuo che non troverà mai pace e serenità perchè continuerà a viaggiare dentro se stesso, a cercar se stesso fino alla fine dei suoi giorni.
Ma non ti preoccupare questo è l’unico modo per vivere veramente e fino in fondo, il giorno che smetteremo di cercare dentro noi stessi finiremo di respirare, ache se poi fisicamente lo faremo ancora per molti anni.
Questo comporta momenti di sconforto, sofferenza, solitudine, ma è anche l’unico modo per avere quei momenti di felicità che sono gli unici che possono riempire una vita.Il vero dolore non è la sofferenza che si prova in certi momenti, ma il voltarsi indietro e scoprire di non aver vissuto, è il guardare avanti e scoprire di non avere più speranze e voglia di costruire.
Non credo affatto tu sia depresso, credo che tu abbia voglia di vivere, costruire, sperare e di farlo insieme ad altre persone con cui vuoi condividere tutto questo e ti accorgi che spesso non è facile perchè siamo tutti presi dalla velocità del quoitidiano che ci schiaccia e a volte rischia di annientarci, ma finchè ci saranno persone che hanno voglia di non arrendersi, di continuare il viaggio dentro se stessi e di condividerlo con gli altri non bisogna perdersi d’animo.
Per venire alla politica, che tanta parte occupa delle nostre vite, ne abbiamo parlato tante volte e concordo sulla difficoltà nel riconoscersi, sui suoi linguaggi e sulle sue azioni che troppo spesso non sono più capaci di parlare al cuore o di cambiare realmente le cose, ma hai ragione è quello che tutti insieme costruiamo e io non ci sto a chiamarmi fuori, forse anche solo per orgoglio, ma sarebbe una sconfitta troppo grande…ho deciso di dedicare il mio tempo libero, le energie residue che mi restano una volta espletati i doveri quotidiani alla politica nella speranza di cambiarla e nella convinzione che sia il modo in cui io possa essere in grado di rendermi utile in qualche modo e nel mio piccolo al progresso del mondo in cui ci tocca vivere…e quindi non mi arrendo