Di tanto in tanto è un tema che torna fuori.
La logica che riaccende il dibattito spesso mi sfugge. Comprendo il copione degli attori sul palco, ma allo stesso tempo trovo che lo spettacolo non possa appassionare il pubblico.
Capisco nitidamente l’intesse di un radicalmente laico (mah) come Giuliano Ferrara ed anche quello di un papista come Buttiglione.
A maggior ragione capisco l’interesse strumentale -meramente strumentale- di vescovi e conservatori nel rilanciare la discussione sull’interruzione volontaria di gravidanza.
Capisco Rosy Bindi e capisco come/perchè sia il caso di prestare attenzione alla sua sensibilità e ai suoi argomenti.
Ebbene laddove capisco tutto quanto sopra, allo stesso tempo non credo sia corretto lasciar passare idee come queste. Premettendo -con non poca fatica- la buonafede dei revisionisti della 194, la mia risposta non può che essere “capisco ma disapprovo“, sempre sforzandomi di non apostrofare con colorite espressioni il mio disappunto.
Risparmio la storia e la spiegazione della legge (di per sé chiara, precisa, puntale ed equilibrata), e rimango al senso della stessa e al modello -che non esiterei a definire esemplare- che quel provvedimento rappresenta.
Quali sono i criteri che possiamo individuare affinchè una legge possa dirsi “una buona legge“?
Credo che il primo possa essere da tutti riconosciuto nel funzionamento della stessa in relazione agli obbiettivi che ci si è prefissi.
La 194 è primaditutto una legge che funziona.
Prima dell’entrata in vigore della stessa gli aborti (ovviamente clandestini con tutto ciò che questo comporta per la salute della donna) erano stimati intorno ai 250.000 all’anno.
A distanza di 5 anni gli aborti clandestini sono risultati più che dimezzati fino alla sostanzialmente scomparsa del fenomeno nei primi anni 90.
Ma i risultati più straordinari del riconoscimento giuridico del fenomeno delle interruzioni di gravidanza si sono avuti proprio sul fronte del numero complessivo di aborti!
Dai primi anni ‘80 il numero degli aborti è sceso drasticamente di oltre il 40%.
Leggo -e mi sbalordisco- di persone che non credono a questo dato: ”Come può
una
legge che
legalizza l’aborto comportare
un dimezzamento
degli aborti?””Come può una legge che legalizza l’aborto comportare un dimezzamento degli aborti?” si chiedono questi soggetti un pò primitivi…
Non si accorgono di fuggire la realtà più elementare oltre all’ovvio buonsenso: ossia che occorra RICONOSCERE i problemi per poter contemplare l’idea di GESTIRLI ed infine -magari- di RISOLVERLI.
Il secondo criterio per individuare la buona legge di cui si parlava sopra, potrebbe essere l’equilibrio, ossia l’accettare la pluralità di visioni e di idee sulla materia, riconoscerle e farle vivere nella legge stessa.
Non è un caso che la 194 sia uscita indenne da referendum che l’attaccavano su entrambi i fronti, quello laico radicale che ne chideva addirittura una estensione, e quella clericale che ne chiedeva una modifica restrittiva, sempre con ampissimi margini di consenso.
Qual’è il senso oggi, nel 2008 di avanzare una proposta di moratoria degli aborti?
C’è qualcuno che vuole seriamente pensare ad una sospensione della 194 in Italia?
Ma su quale base qualcuno riesce a ritenerla una cosa fattibile!? Ma poi, perchè?
Risparmiando ancora tutte le ipotesi dietrologiche di chi teme la malafede dei vari Ferrara&Co tipo indebolire il PD, spaccare la maggioranza e conseguentemente far cadere il governo, partiamo ancora da un assunto di totale buonafede dei revisionisti: davvero vogliamo combattere il dramma umano che i casi di interruzione della gravidanza comunque comportano? Allora perchè non parlare direttamente di cosa fare, ed in particolare di quanto uno strumento legislativo come la “Legge 194″ abbia fatto bene a questo paese, tanto ai diritti della donne quanto a quello dei feti?
Oppure ancora, perchè non parliamo della prevenzione a partire dall’educazione sessuale, dall’uso dei contraccettivi, dall’IDEA oltre che dell’ATTO del concepimento.
Perchè concepire un figlio non è riducibile al farlo; non può essere ridotto a questo proprio in nome di tutti quei valori ai quali loro -in modo decisamente fastidioso- si appellano continuamente.
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Alessandro
al di là delle dietrologie politiche come dici tu Enri la 194 è una legge che funziona perchè incarna meglio di tante altre leggi il concetto di diritto come risultato della mediazione politica degli interessi presenti all’interno di una società..si è mediato il diritto alla vita del concepito con diritto alla salute e libertà di scelta della madre, e lo si è fatto come dici tu con risultati più che buoni..d’accordissimo se il discorso sull aborto si fa in ambito morale..ma se lo si traspone in ambito giuridico si perpetua il solito problema dei rapporti tra morale e diritto, si cerca di adattare quest’ultimo alle leggi morali, con una conseguente deriva totalitaristica e un sacrificio di libertà individuali non indifferente..e NOI non vogliamo che succeda tutto questo vero?apparentemente tutti gli italiani sarebbero d’accordo con me..ma allora perchè tutti sti filopapisti? c’è poco da fare lo stato che educa a una morale che non si quella della democrazia, lo stato che vuole insegnare cosa è giusto e cosa no è uno stato totalitario, rendiamocene conto, e soprattutto agiamo di conseguenza, cazzarola! scusate lo stream of consciousness..saluti democratici