Chissà, forse sarà l’ultimo evento di questo duemilasei: giustiziato Saddam, impiccato.
CI VORREBBE più coraggio a risparmiargli la vita che a spegnerla, ma la banalità della vendetta sarà ancora una volta più forte dell’intelligenza della politica.
Cosi ha commentato Vittorio Zucconi su La Repubblica.
L’idea, madre del processo di Norimberga, di una giustizia dei vincitori e -quindi- di una giustizia del più forte, non ha senso. E’ un ossimoro, un paradosso, una negazione in termini.
Senza contemplare l’illogica rivendicazione al diritto, residuato dell’Hammurabiano “occhio per occhio”, di uccidere chi uccide, di assassinare gli assassini.
Non ha alcun senso sul piano della Giustizia, mentre ne ha ben più d’uno sul piano della Politica. Prima ancora dei giudizi di valore, occorre avere ben chiari quali siano gli spazi e quindi i limiti della politica.
Perchè mentre è perfettamente legittimo che questa parli del come fare giustizia è assolutamente illegittimo che pretenda di fare giusitizia.
Figurarsi se voglio difendere quel macellaio quando dico che è vergognoso che un processo storico (per portata e per contenuti) come quello a Saddam sia stato cosi profondamente pilotato da esigenze e contingenze politiche neanche iraqene bensì statunitensi!
E’ un epilogo stonato, sbagliato. Una di quelle cose che si vorrebbero sepolte nel secolo scorso o che oggi si potrebbe sperare di lasciare in questo 2006.
Nella realtà, già sarebbe un ottimo risultato se questa miopia svanisse con le presidenziali USA del 2008… ma si ha come il sentore che con questi neo-hammurabi si avrà a che fare ancora per un bel pò.
Chissà perchè, tutto sommato mi vien da credere all’abusato detto ” Anno nuovo, vita nuova” anche se fondamentalmente sono un po’ pigro e non molto intraprendente. In ogni caso, ho l’impressione di qualcosa che inizia e perciò sento che c’è bisogno di darsi da fare per ricominciare, o se preferite, semplicemente continuare. A lavorare, a credere in quel che si fa, a metterci l’amore, a darsi degli obiettivi, anche quelli piccoli della vita di tutti i giorni. Per questo l’augurio di Buon Anno lo ritengo particolarmente significativo e importante, e perciò faccio un brindisi di cuore (quando sarà il momento!) alla salute di tutti!
Alla fine poi siamo sul blog di Sg e quindi, siccome è stato l’anno in cui ho conosciuto questa gentaglia e ho cominciato ad averci a che fare, mi sento di dire che è stato un piacere conoscervi e sicuramente questa esperienza mi ha permesso di colmare un vuoto, perchè in giro di politica se ne parla poco e invece da noi, con tutti i nostri limiti, inesperienze, mancanze, ignoranze, secondo me c’è la possibilità di parlarne, e di condividere soddisfazioni, “disperazioni”, “sofferenze”, indignazioni, gioie. E scusate se è poco. Volete l’esempio? La notte delle elezioni. Auguri a tutti! (Governo compreso, che ne avrà sempre bisogno)
In attesa di altri e più fecondi interventi vi auguro Buon Natale… davvero, sono sincero, auguro davvero Buon Natale alle persone vere e agli amici fidati e alle persone oneste.
Ma chi si godrà il Natale sono quelli ai quali i miei auguri non vanno. Falsi ipocriti ladri ballerine nani comici cantanti… al carrozzone che impesta le città festite a festa solo per mascherare l’olezzo di morte che le ammanta.
E quindi, i miei non auguri:
Ai corrotti, perchè il Natale per loro è il miglior periodo di mazzette.
Ai mafiosi, perchè le feste siano sempre in chiesa anche quando hai sulle tue mani il sangue dei migliori.
A chi non è in grado di vedere la sofferenza, e che, per legge, vuole impedire a chi non può muovere le dita di tirare quel fottuto grilletto.
Ai professionisti che in nome di un’etica di facciata sbarrano ipocritamente la strada ad ogni possibile morale.
A chi mi odia, e spero non siano in molti, perchè io non li ho mai odiati.
A chi consapevolmente si arricchisce sulle morti bianche, quelle del lavoro: persone in confronto ai quali gli orchi ammazza bambini sono angioletti da candida rosa empirea.
A quelli che i finocchi sì, basta che non si diano la lingua in bocca davanti a me.
Ai quelli che benpensano, perchè in fondo Frenkie è ancora un eroe.
A quelli che i negri e gli zingari stiano a casa loro.
A quelli che rendono le nostre città talmente morte che non vedo l’ora di vedere il centro di Ferrara invaso da un’orda pacifica o meno di immigrati clandestini o regolari, perchè so che è dalla diversità che nasce la bellezza.
A quelli che meglio un figlio ladro che un figlio frocio, o negro, o creolo.
A quelli che non sanno i creoli e le lingue che parlano sono l’unica speranza per questo mondo senza bellezza.
A chi dice, mi sta bene anche la lingua in bocca tra due uomini, però vuoi mettere due donne…
A quelli che passino le effusioni pubbliche ma i figli no, mai e poi mai…
A chi mi dice che non vuole rinunciare a nulla in cambio della propria stabilità economica, perchè i soldi bisogna andarli a prendere nelle tasche di chi ce li ha (e in linea di principio avrebbe anche ragione ma non è questo il punto).
Agli ipocriti che vogliono la moglie santa e l’amante puttana, perchè la moglie è quella che bacia in bocca i loro figli. Non è solo l’ignoranza di Sophia (Maria), è anche il dramma delle quote rosa.
A quelli che concedono, ma tanto prima o poi saranno privati.
A quelli che tollerano, che prima o poi saranno tollerati.
Ai toni apocalittici di questo post, perchè non vorrei mai doverli usare.
Ma soprattutto i miei non auguri:
A quelli che non sono in grado di vedere la bellezza e la grandezza anche quando viene spiattellata loro davanti agli occhi…
Perchè, come ho letto di recente, la bellezza è l’unico valore compiutamente rivoluzionario che ci resta.
Ed infine, come in un happy end hollywoodiano:
I miei auguri ai compagni di viaggio, alle compagne di percorso, agli amici più cari che cascasse il mondo sono lì, ai gentiluomini di ventura, perchè solo loro sanno vivere come se non ci fosse un domani. E il domani, chissà se ci sarà.
Ancora auguri alle persone intelligente, ai colti che non ci arrivano con le doti naturali ma compensano, agli idioti saggi e sventati, capaci di imbarazzare un’intera tavolata di Natale con un gaffe mostruosa. A loro il mio rispetto e la mia comprensione. A quelli che ritardano, perchè non faranno mai dal male.
Santificare le feste non fa per me. Amare le persone sì. Forse non avrò altro dio all’infuori di me, ma sono certo di far parte di una rete stupenda, ai quali chiedo di perdonare le mie intemperanze e i miei sconfroti, che, poi si sa, sono i miei come i loro.
Speriamo che le nostre navi siano come quelli dei gentiluomini di ventura… meglio chiamati pirati. E che mai lettere di corsa ci tramutino in corsari prezzolati da inglesi e spagnoli… E’ il miglior modo per sopravvivere alle festa natalizie, sbarcare a terra, preparare un barbacoa e bere di rhum fino al collasso. Burp.
Volevo anticipare un attimo i tempi scrivendo un post di “auguri”… qualche auspicio di tipo “politico” mi balena per la mente. Spero che non sia l’unico post augurale del blog, sarei curioso di sapere da tutti cosa si augurano…
Prima cosa: spero che chi ha la forza e l’autorevolezza, nel governo, per portare avanti idee coraggiose, innovative, semplici ma efficaci, sia spinto al successo dai suoi colleghi e non seppellito dai distinguo e dalle frenate delle fazioni e corporazioni. Un po’ di slancio e coraggio! Posso dire che quando c’è il coraggio di idee nuove e che premiano il merito, la gente capisce e sostiene queste idee, forse questo coraggio in questa prima fase è un po’ venuto a mancare e allora ci si è un po’ impantanati. Spero che le idee riguardino soprattutto i problemi reali della gente, e non prevalgano i dibattiti su teorie astruse e autoreferenziali. L’errore sta tutto lì, ma io so che il nostro è un partito che sa fare benissimo a parlare alla gente e perciò spero che continui a farlo, instancabilmente.
Ecco appunto, spero che saremo un po’ più bravi e più scaltri a farci capire. Davanti a noi ci sono tanti problemi, sfide, passaggi delicati: sta anche a noi far sì che non prevalgano le voci false, le sensazioni messe in giro ad hoc dai nostri avversari, che poi piano piano fanno radici e diventano convinzioni comuni . Mi auguro che saremo bravi a governare innanzitutto, e poi però bravi a far capire la necessità di certe scelte e il valore che hanno, cosa le ha ispirate, quali sono gli obiettivi che si devono raggiungere. Poi, se qualcuno le riterrà sbagliate, almeno avrà le basi reali su cui fondare la sua critica. In questo, il rumore di fondo, sempre presente, andrà limitato. Non dovremo mai sottrarci al confronto anche duro con chi ha alternative o idee diverse ben formulate, mai: ma nel frattempo dovremmo essere più bravi a togliere di mezzo la caciara e la confusione. Un esempio per tutti: la Mitrokhin è stata una pagliacciata pazzesca. Perchè non reagire colpo su colpo a queste provocazioni? Attenzione a non essere troppo indulgenti, troppo molli; tendiamo a cadere in quest’errore, ma teniamo presente che i disonesti vanno sempre individuati quando c’è la certezza che lo siano, di modo che la gente poi abbia la possibilità di capire e valutare. Ci sono, come aveva detto anche Trava, avversari serpeggianti che lavorano sottobanco con armi letali: indicarli è un dovere, perchè alla vita politica partecipi gente onesta e non faccendieri da strapazzo. Ne guadagna la credibilità del paese in generale.
Spero che tutti i Ds entrino nel Partito Democratico, e che ne siano l’anima e la forza. Mi piacerebbe molto che il PD si chiamasse diversamente ma pare sia già stato scelto il nome. Spero che sia forte, spero che riesca nel compito difficilissimo di portare la gente un po’ più vicino alla politica e a farne capire l’importanza.
La situazione climatica di questo inverno, con + 7 gradi a Mosca in dicembre, e anche da noi temperature assurde, secondo me ci dice: é ora che seriamente qualcuno si occupi di ambiente ed energia. Mi auguro che si inizi presto; questo è un problema che riguarda tutti ed è indispensabile affrontarlo in fretta. Per essere più cinici, occuparsene subito secondo me porterebbe a risparmi di denaro incalcolabili e a molti consensi.
Scusate la lunghezza, e la ripetitività…
Gli auguri personali… aspetto qualche giorno.
Arrivato al lavoro e accedendo alla mia pagina personalizzata di google, mi imbatto in questa sorprendente notizia.
Credo di poter dire che si tratti -in assoluto- della prima volta in cui un Ministro in carica utilizzi YouTube per diffondere un suo messaggio ai cittadini.
Credo davvero sia un bella cosa. Era ora!
Non voglio parlare del contenuto del messaggio di Tonino, quanto dello strumento di cui ieri ha inaugurato (parole grosse… beh mi avete capito) l’utilizzo. Più in generale di internet.
Utilizzare appieno gli strumenti offerti dalla rete consentirebbe un notevole risparmio di lavoro, di tempo e di risorse per decine-centinaia e forse anche migliaia di persone.
L’utenza della rete è -o può essere- una utenza ben diversa da quella della tv o dei giornali.
Il rapporto fra fruitore e fornitore di contenuti è -o può essere- sovvertito.
Mentre i canali di informazione tradizionali stabiliscono intrinsecamente tempi e modi dei loro prodotti oltre a controllare chi e cosa far passare, la rete concede e consente un grado libertà fino ad ora inusuale.
I consumatori di informazione -tradizionalmente spettatori passivi- si possono scoprire autori dei loro palinsesti e direttori dei loro giornale.
Come potete vedere da voi (in questa pagina) i commenti più frequenti sono del tipo:
Finalmente e’ possibile scegliere cosa ascoltare, quando ascoltarlo, senza che nessuno scelga per me.
L’altra faccia della medaglia dovrebbe essere palese e tutte queste libertà possono rivelarsi controproducenti.
Siamo sicuri di essere in grado di poter svolgere decorosamente questo lavoro di selezionatori di contenuti? Riteniamo corretto partire dall’assunto secondo cui “chi fa da se fa per tre“? Dalla credenza che ciò che faccio Io lo faccia meglio?
Non sarà invece vero che la possibilità di guardare solo quello mi piace o quello che voglio io possa diventare alienante? Non è questa la filosofia profonda de “la casa delle libertà” ossia quel “faccio quel cazzo che voglio” che politicamente combattiamo?
Non si rischiano così corto-circuiti informativi -poi culturali- e successivamente chiusure e ottusità laddove si intravedevano nuove aperture e nuove libertà?
Inutile nasconderlo, il rischio c’è. Ma esistono già cure, antidoti e rimedi.
Siete curiosi di sapere quali!?
Qua per voi, prossimamente su questi schermi!
Ps: Eccovi i video di Tonino sul caso Autostrade.
Ma che cosa gli costava girarlo appena appena un pò meglio!?
In questi ultimi tempi si è parlato di molte cose: finanziaria, indulto, liberalizzazioni, ma pure si è discusso della riforma della politica italiana, favorendo la nascita di nuovi partiti, a destra come a sinistra, ovviamente con le consuete tentazioni neocentriste.
Si sono posti tanti obbiettivi: in primis ridare dignità e fiducia ad un Paese, il nostro, che usciva da 5 anni di promesse mancate. Una di queste promesse riguardava il principale motore della crescita civile, ancor prima che culturale, dell’intero Paese: l’istruzione pubblica.
Vi ricordate la “Scuola delle tre I”?!? Internet, Impresa e Inglese, insomma, una scuola su misura per futuri manager di publitalia che la riforma Moratti avrebbe dovuto realizzare. Ma come? Ovviamente tagliando fuori dall’accesso alla formazione universitaria una buona fetta di quei giovani, cresciuti in famiglie economicamente disagiate e magari culturalmente arretrate, proprio perché, da loro, un sistema che anteponeva il profitto delle singole imprese alla dignità umana non poteva che chiedere solo braccia buone per lavorare e basta, altro che economia della conoscenza!!!
L’ex ministro aveva così abbassato l’obbligo scolastico da 15 a 14 anni aumentando ancor di più il distacco dagl’altri paesi d’Europa e obbligando i ragazzi a scegliere, già a 13 anni, quale doveva essere il loro percorso formativo, ipotecando di fatto il loro futuro umano e professionale. Poi sono venuti i tagli all’edilizia scolastica, ai salari dei docenti, e il progressivo svilimento dell’istruzione pubblica mentre, contemporaneamente, cospicui fondi pubblici, soldi di tutti noi, venivano investiti dal Governo per potenziare scuole private (magari di matrice neoconfessionale).
La sconfitta delle destre alle ultime elezioni ha evitato un disastro irreparabile, la “controriforma Moratti” è stata bloccata, tuttavia la situazione della scuola italiana non è ancora tutta rose e fiori.
Come ha sottolineato ieri, in un incontro tematico dei Ds di Ferrara alla sala del Borgonuovo, il prof. Marco Rossi Doria, collaboratore del sottosegretario alla pubblica istruzione Mariangela Bastico, in un Paese dove il 25% (ca) della popolazione giovanile diplomata versa in una situazione di semianalfabetismo strisciante non vi è alcuna struttura adeguata per combattere questo fenomeno, neanche a livello privato, alla faccia dell’azienda-famiglia di berlusconiana memoria. (more…)
La trasferta di ieri a Rovigo non è stata molto fortunata: abbiamo perso, e perso malamente. (Per chi non la conoscesse questa è super giù la cronaca della partita). Con questo post voglio invece fermare -almeno nella mia memoria- alcuni momenti e relative impressioni, suggestioni, che ho vissuto al freddo e sotto la piogga assieme ad altri 1700 sciagurati ferraresi. C’era gente di ogni età, tendenzialmente molti giovani (20-35) più caldi e rumorosi, ma anche diversi signori anche un pò in là (65-70), più silenziosi, avvolti nella sciarpa di lana biancazzura e con l’ombrello sempre aperto (anche quando non pioveva).
Nonostante il tempo davvero infelice, l’atmosfera era davvero piacevole. Accalcati sugli spalti montati per l’occasione, ci si sente davvero un corpo unico, si vive la partita condividendo emozioni e speranze.
Quando Garba ha segnato il gol del pareggio, la gradinata è esplosa in un boato e, voltandoci verso la curva dei rovigoti (si dice rodigini, lo so), abbiamo prontamente cominciato a gesticolare (e vi lascio immaginare). Stavamo ancora urlando improperi (i più fini: ciapà su e porta a cà, i meno fini: buon natale merde!) quando ci hanno rassato con il secondo gol …bruciava, cavolo se bruciava! “Iss l’hà cazà in cal post, vaca so màdar” ha esclamato con distinta signorilità il saggio vecchio al mio fianco. In quel momento mi sarei comprensibilmente sotterrato: una roba da chiodi.
Da qual momento in poi, per una parte dei nostri tifosi non c’è più stata partita, non la consideravano più. Molti (in realtà 30-40, comunque troppi) si sono spostati verso i bordi del campo il più possibile in prossimità della curva avversaria. Scandivano “di questa - partita - non ce ne frega un cazzo“.
Da tifoso immerso nella curva ho cominciato ad estraniarmi. Pensavo: “Ma come non ce ne frega un cazzo!? Perchè non ce ne deve fregare un cazzo? Se non ce ne frega della partita che siamo venuti a vedere, di che cosa ce ne frega?“.
Alcuni dementi calciavano le ringhiere (producendo oltretutto fastidiosi rumori) e avendo le scarpe infangate lanciavano dentro il campo goccioloni di malta che finivano sulle giacche dei giovani raccattapalle a bordo campo e di altri addetti in servizio. Mi domando perchè, a che pro, a cosa serve, quale utilità hanno simili comportamenti?
Sempre gli stessi dementi tentavano di sembrare uomini veri “vieni qua a dirlo!” o “ci vediamo fuori“. Un’altro ubriaco gridava “guardatevi, fate schifo“, e il primo pensiero era “ti sei visto!?“.
Fin qua potrebbe essere solo l’epilogo di una giornata pittoresca, triste per la sconfitta ma tuttosommato ridicola; invece è solo il prologo di un pomeriggio scaigurato, incivile e infine violento.
Persa la partita si torna a casa. Oppure no, si ribalta un pattume e si lanciano gli oggetti verso la tribuna. Le cariche della polizia sono l’artimetica conseguenza, i lividi e le teste rotte la conclusione.
Bene è giusto così. Bisogna fermare questa gente. La polizia deve fermare questa gente.
I tifosi veri devono aiutarla!
I miei genitori mi hanno sempre raccontato di avermi chiamato Enrico come tale famoso Re d’Inghilterra, ma in me, il sospetto che il mio nome dipendesse in buona misura da quello del Segretario del PCI nel 1980 (anno della mia nascita), è sempre stato forte.
Forte come la prima canzone che ho imparato a cantare da bambino, senza naturalmente comprenderne le parole, e storpiandola come facevano il mio nonno fabbro e il mio nonno contadino: “? ? Bandiera rossa l’è culor dal vin, verzì la porta e fa passar Lenin! ? ?”.
Forte come la seconda canzone che ho adorato, senza (ancora una volta) comprenderne le parole (non sapevo l’inglese), “Born in the USA“; la Zia Lalla s’era fissata con Springsteen dopo aver assistito al suo concerto dell’85 a San Siro e da giovane nipote non potei non risentirne.
Io vengo da qui, vengo da queste canzoni, da questo incontro di musiche e di parole.
Voglio vedere il Partito Democratico così, come una canzone, la cui musica risuona da tempo nella testa di molti, e della quale noi oggi siamo chiamati a scrivere le parole.
Voglio vederlo come un’opera a più mani, una cosa plurale, nuova, una cosa democratica appunto.
Voglio vederla così perchè credo nelle persone, credo nella partecipazione e credo nella politica, e voglio avere la capacità di unire e non quella di dividere.
Che cos’è la Politica se non uscirne insieme, ricerca di un interesse non più particolare ma comune? E che cos’è di Sinistra oggi -come ha brillantemente suggerito Howard Dean- se non saper essere Noi superando l’essere solo Io?
Più se ne parla e più questo Nuovo Partito mi appassiona, e se potrà -come potrà- essere una sfida degna di essere accettata, se potrà -come potrà- guardare più al futuro e meno al passato, se potrà -come potrà- guidare la transizione di questo paese e riformarlo, se potrà -come potrà- cambiarne e guidarne la storia, in questo partito, io, ci voglio essere.
Voglio vederlo cosi, come una canzone, di cuore e di testa.
Una canzone partigiana, che incarni la moralità e la necessità del servire insieme una causa più alta, quella della democrazia, dei diritti degli uomini e dei fiori, delle opportunità, del lavoro e del futuro.
Una canzone che unisca diversi mondi e che sappia parlare a tanti, come a suo tempo sulle montagne. Quando non importava di chi eri figlio o da dove venivi, importava soprattutto chi eri tu e dove volevi andare, quando la storia delle persone ha saputo essere una risorsa e non un ostacolo.
Cosa sta succedendo al mondo occidentale? Sembra che esso di fronte all’avanzare di altre culture, di altre religioni, indietreggi sempre più, fino a cadere nel paradossale.
All’aeroporto di Newyork, dopo le lamentele di un rabbino, che si sentiva offeso dalla sola presenza di alberi di Natale, e la mancanza di altri simboli legati ad altre religioni, si è deciso di togliere gli alberi; sempre nella grande mela, ma questa volta nei bellissimi negozi in centro, le scritte “Buon Natale” sono state sostituite con un più neutrale “Buone Feste”; a Londra gli addobbi natalizi sono stati tolti, in modo da non urtare la sensibilità di coloro per cui il Natale non è niente; a Bolzano le maestre di una scuola elementare hanno deciso di non far cantare “tu scendi dalle stelle” ai bambini, per rispettare le altre religioni. Ma cosa sta succedendo?
Mi sembra che si stia cadendo nel delirio più assoluto. Bisogna rispettare le culture e religioni diverse dalle nostre, ma questo non deve comportare una perdita delle nostre origini, delle nostre usanze, della nostra cultura. Se noi cominciamo ad agire come hanno fatto a Newyork, a Londra o a Bolzano, il Natale rischia di diventare del tutto una festa commerciale, dove le persone corrono con ansia per i negozi, in modo da fare in tempo a comprare tutti i regali.
L’ integrazione multirazziale e multireligiosa non si ottiene eliminando ciò che rappresenta la nostra cultura, ma confrontando questa con le altre, in modo che entrambe le parti vengano a contatto con usi e costumi diversi dai propri.
Il mondo occidentale non deve avere paura e indietreggiare sui propri valori e sulle proprie origini, perché altrimenti non ci rimane più niente: non si ha più integrazione, ma una nostra totale scomparsa.
Salve a tutti, sono Marcello, da poco tempo ho aderito alla Sinistra Giovanile di Ferrara ed eccomi quindi per la prima volta nel blog…
Vorrei raccontarvi -spero senza darvi noia- di una serata molto bella che ho trascorso al Palasport di Bologna a fine novembre quando, assieme ad alcuni amici, ho potuto assistere al concerto di uno dei Maestri Cantautori italiani ossia Francesco Guccini.
Direi che è stato un concerto in stile con l’Autore che ha toccato diverse tematiche: amicizia, da qui l’omaggio a un grande uomo amico del GUCCIO, Augusto dei Nomadi; si è parlato anche di amore e nella parte centrale del concerto di Resistenza…
Partiamo pure dal fatto che l’artista appartiene ad un ideologia politica ben definita… personalmente io lo definirei come un Comunista capace di rinnovarsi e di dialogare in modo intelligente e democratico, attraverso le sue canzoni, con almeno quattro generazioni differenti di persone… ma il suo intervento sulla Resistenza
l’ho trovato comunque importante e non di parte, direi quindi STORICO il quale rende in minima parte GIUSTIZIA a tutti coloro che in questi ultimi tempi sostengono CALUNNIE del tipo “tra partigiani e fascisti non c’ è differenza sono sullo stesso piano” oppure “gli oppositori politici del regime fascista venivano mandati in viaggio premio vacanza nei LAGER”… .
Il GUCCIO nel suo classico stile ha affrontato la tematica coi versi di una nuova canzone: “Su in collina” che non è altro che la traduzione dal bolognese di una poesia del poeta dialettale Gastone Vandelli (1921), con musica del mitico Flaco Biondini.
“Questa poesia mi ha commosso” ha detto Guccini presentandola in concerto “e ho voluto tradurla in italiano”.
La ballata racconta di un gruppo di partigiani che durante una tormenta di neve, si apprestano ad un’ azione in Collina, ma quando vi arrivano trovano un compagno torturato e ucciso dai “tognin” (nazi infami).
Lo seppelliscono, qualcuno spara un colpo in aria e tutti giurano vendetta, piantando un palo al posto della croce.
Poi rientrano alla base, informano i compagni, e da lontano guardano il palo che ricorda dove è stato tumuluto il compagno caduto. Il clima esterno e quello interiore è lo stesso: “grande freddo”.
Per rinfrescare la memoria proporrei qualche cifra…
Si calcola che i caduti per la RESISTENZA italiana siano stati complessivamente 44700 altri 21200 rimasero mutilati e invalidi, caddero combattendo al loro fianco almeno 40000 soldati regolari. Le donne partigiane combattenti furono 35000, mentre 70000 fecero parte dei Gruppi di difesa della donna,4653 di loro furono arrestate e torturate, 2750 furono deportate in Germania, 2812 fucilate o impiccate,1070 caddero in combattimento; 15 vennero decorate con la medaglia d’oro al VALORE MILITARE […] (fonte Wikipedia)
In una guerra è normale che i morti stiano da entrambe le parti; il discorso di fondo consiste nel fatto che STORICAMENTE i PARTIGIANI hanno combattuto per un IDEALE di libertà che ricopre diversi ambiti: libertà nazionale, libertà individuale e ideologica, libertà morale e sociale.
Tutto ciò li DIFFERENZIA in modo netto da chi la guerra l’ha condotta per invadere, opprimere e imporre il proprio regime politico dittatoriale qualunque esso sia.
Le diversità sono un dato di fatto.
L’insieme delle discrepanze, delle divergenze, delle inegulianze, delle imprecisioni, delle varianze -le stesse che rendono possibile la nostra evoluzione e quindi in senso lato il progresso- prefigura un quadro generale del mondo assai complesso.
Per muoverci in questo caos c’è da sempre toccato di imbrogliare, di fare un torto alla realtà. La spezzettiamo, la ritagliamo, la frammentiamo per renderla gestibile, osservabile, conoscibile. Ne prendiamo un pò per volta e ordiniamo i pezzi in gruppi e categorie.
I concetti e le categorie che adottiamo per osservare il mondo sono maledettamente importanti, e sono comunque il prodotto di una scelta.
Un mito concettuale già scientificamente sfatato e quindi culturalmente da rivedere è quello del maschio e della femmina. Ci hanno educati a pensare al nostro sesso in termini dualistici e mutuamente esclusivi. Niente di più falso.
La sessualità individuale non è binaria -o meglio lo è ma a più livelli- e comporta quindi sfumature e differenze che le categorie tradizionali non contemplano!
La determinazione sessuale è la somma o meglio l’incrocio di diversi tipi di sesso che non necessariamente e non sempre risultano coincidenti: il sesso genetico (xx - xy), il sesso gonadico (testicoli - ovaie), il sesso genitale (vagina - pene), il sesso gametico (ovuoli - spermatozoi), il sesso fenotipico (i caratteri sessuali secondari), quello ormonale e quindi cerebrale, e infine quello psicologico.
Nel nostro programma di vita (che sia il DNA) c’è scritto molto più di quanto vogliamo vedere; la nostra natura è ben più articolata di quanto ci vogliano far credere.
Ora mi chiedo: vogliamo cominciare ad aggiornare il nostro registro concettuale?
Vogliamo almeno sforzarci di vedere il mondo sempre più per quello che è e non per quello che -forse- vorremmo che fosse?
E come in Alta Fedeltà: “Grazie Boss…”
Well, you may think the world’s black and white
And you’re dirty or you’re clean
You better watch out you don’t slip
Through them spaces in between
Ps: segnalo un articolo curioso su internazionale di questa settimana.