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Archive for January, 2007
Wednesday, January 31st, 2007
Leggo sempre con molto interesse il blog di Sg, poiché offre spunti di riflessione in grado di aiutare il dibattito. Poco fa ho letto il post di Cora e vi confesso d’esserci rimasto male. Male non perché voglia che Cora la pensi come me, ma perché penso che Cora, quando afferma: “né… né Simo che per il bene del partito fa tutto quel che gli si chiede dall’alto“, abbia mancato di rispetto all’intelligenza, alla sensibilità e all’impegno di Simo. Simo, con il quale parlo spesso, con il quale discuto ed a volte, spesso, mi scontro, crede nel progetto del Partito Democratico non perché glielo dicono dall’alto (si potrebbe anche dire che Cora la pensa così perché lo dicono Mussi e Salvi, ma io credo che Cora elabori un pensiero sostenuto prima da altri ma nel quale mette del suo). Son certo che se a Simo chiedessero di fare cose che non reputa giuste, non le farebbe. Simo, che lo si creda o meno, pur ricoprendo alcune responsabilità affidategli, ragiona con la propria testa, vive emozioni che sente, non che gli impongono; realizza, o ci prova, iniziative politiche perché le reputa utili per tutti e per ciascuno. Simo quando parla non lo fa per catechizzare, per convincere necessariamente che la strada da lui intrapresa sia quella giusta, che vuole necessariamente portare armi e bagagli di tutti con sé come un raccoglitore di ferro. Simo agisce perché ci crede e mi ha detto di credere nel Partito Democratico perché la sua vita, le sue esperienze di vita e lavorative (impegno e passione, quindi) lo portano a pensare che sia possibile stare assieme, anzi, che sia utile stare assieme. Perché lui c’è stato e crede che stando assieme si possano smussare gli spigoli, capire che anche chi va in chiesa la domenica la pensi come te, che gli altri non vestono solo in giacca e cravatta (ce ne sono anche da noi, vero? Poi le cravatte che indossa il Ministro Damiano mi piacciono molto), che senza tante realtà cattoliche, che concretizzano nel quotidiano, ciò che la sinistra propone come idee (penso all’accoglienza degli immigrati, al sostegno agli anziani, ai dopo scuola per i bambini in difficoltà, alla compagnia ed attività con i ragazzi disabili, ecc..) diversi soggetti sarebbero soli nel mondo. Simo ha questo in comune, lui ha questo. (more…)
Tuesday, January 30th, 2007
…era partito come una risposta al post di cora…ma e` venuto fuori qualcosa che penso sul PD…confusamente, credo…
bel post cora, complimenti!
…e mi e` piaciuta moltissimo l’immagine del sabato all’ipercoop…due carrelli, senza soldi…
e non solo e` bella, ma concordo che descriva bene il rischio che si ricorre, a non voler affrontare la questione cattolica…ma anche altre… (quella del PSE mi sembra tutto sommato secondaria…)
comunque, tornando al PD, e` davvero una grossa scommessa: credo che la sinistra debba rinnovarsi, e farla finita con una parte del proprio passato. con un taglio netto!
una certa sinistra ha ribaltato la gerarchia delle cose…fa coincidere i mezzi con i fini…ci sono cose, nella tradizione di sinistra, che non vanno abbandonate, ed altre, cui e` stupido rimanere attaccati.
i VALORI, ovvero la risposta al “perche’” delle politiche sociali, non vanno abbandonati. la visione guida di una societa` ideale, REALE(=NON utopista!), non vanno abbandonati.
da un punto di vista metodologico, il MATERIALISMO STORICO. mi spiego meglio:
se i fini hanno carattere principalmente morale, l’efficacia dei mezzi e` storicamente determinata! mezzi che un tempo forse erano adatti a raggiungere quei fini, oggi non lo sono piu` !
…e confondere i mezzi con i fini, difendere politiche perche` sono diventate bandiere, senza rendersi conto che la difesa di quelle politiche impedisce il conseguimento degli stessi fini per cui, in epoche diverse, erano state concepite, e` l’errore piu` grave che una certa sinistra sta compiendo.
il PD puo` essere un’occasione per svecchiarsi. per rimettere in piedi la sinistra, anziche` in precario equilibrio sulla propria testa. per capire che, ANCHE MANTENENDO GLI STESSI OBIETTIVI, epoche storiche diverse richiedono politiche sociali ed economiche diverse! per capire che se si hanno a cuore gli obiettivi, bisogna mettere da parte ogni dogmatismo, se si vuole capire, SCIENTIFICAMENTE, come conseguirli!
il dogmatismo e` delle religioni. in teoria.
…purtroppo pero` e` anche della storia della sinistra, una parte di cui non credo si possa andare fieri…
in italia il mix catto-comunista ha certamente prodotto qualcosa di speciale. (in senso negativo intendo: inquinare la prassi, e ancor peggio l’ANALISI sociale, con un moralismo di stampo meramente religioso) ma in generale un atteggiamento dogmatico ha caratterizzato buona parte della storia del socialismo nel mondo. e non solo del mondo socialista totalitario.
…ecco…forse per poter affrontare il discorso cattolico, si deve affrontare prima il clericalismo interno. per capire quali sono le ricette adatte alla nostra epoca, bisogna abbandonare bandiere ormai prive di senso, e politiche sociali folli e suicide. bisogna abbandonare il dogmatismo, e tornare ad un materialismo, storico e scientifico.
bisogna rimettere i piedi per terra, e ricordarci quali sono le priorita`. quali le cose che non sono discutibili.
la laicita` dello stato e delle istituzioni pubbliche e` tra le piu` importanti.
se il PD non portera` all’abbattimento del clericalismo, sia quello interno alla sinistra che quello piu` precisamente dei politici cattolici (siano catto-commu, pseudo-catto, o cattolici d’accatto), sara` proprio come essere il sabato alla cassa della coop, con due carrelli e senza soldi.
francamente, credo il PD sia una grossa occasione, su cui non si puo` non scommettere. ma sono pessimista sull’esito, e mi aspetto che produca ulteriori fratture nella sinistra. tra i clerici della sinistra da un lato, e quelli del papa dall’altro.
Monday, January 29th, 2007
Cara amica,
la settimana scorsa sono stata alla riunione con i ragazzi. Abbiamo parlato di questo nuovo Partito Democratico… voglio essere sincera con te che mi conosci da tanti anni: quando mesi fa si incominciò a discutere seriamente del progetto, io pensavo che fosse uno scherzo. Mai e poi mai avrei rinunciato a quella che oggi tutti chiamano l’identità di partito. Scherzi? Pensa solo alle lettere di convocazione alle riunioni di sezione: non più “care compagne, cari compagni, …” ma qualche altro insignificante preambolo, scarico di quello straordinario valore storico e morale che rivestono queste parole; per non parlare delle Feste de l’Unità… pensa che oggi leggevo sull’omonimo quotidiano un virgolettato della Bindi che, rivolgendosi ai Ds, sostiene che una volta nato il PD dovremo cambiare nome per la manifestazione e che addirittura non avrebbe più senso… quella vecchia saputona… brava eh, per carità, ma forse dovrebbe sbigottirsi un pò; infine, ti ricordi quando siamo andate alla Fiera all’incontro con Fassino? Quanta gente che c’era… Ricordo che fu subito dopo la disfatta del 2001 e noi altri, gente di sinistra, eravamo carichi come delle mine! Nell’aria si percepiva chiaramente un’euforia generale dovuta alla presenza del nostro leader ma anche alla sensazione che lavorando insieme avremmo potuto cambiare quella situazione ai nostri occhi drammatica, senza via d’uscita. E Piero, lui riesce sempre ad essere così schietto e convincente che alla fine del suo discorso, noi tutti applaudimmo, alzandoci in piedi per correre verso di lui. La gente si ammassava e io, matta come sono, mi ero intestardita di andare a salutarlo di persona; l’idea di stringergli la mano mi faceva venire la pelle d’oca, ricordi?! E tu come sempre che cercavi di farmi ragionare “Ma dai! Non ce la farai e poi rimaniamo intasate nel traffico del parcheggio per la gente che se ne va…dai, andiamo..”. Ti strattonai e, trascinandoti in mezzo alla folla, siamo riuscite ad arrivare a dieci metri da lui. Fassino era alto, magro, spalle larghe e viso sorridente con quell’espressione gentile che tu ogni tanto dici che ti eccita. Meglio che in televisione! Era circondato da guardie del corpo ma anche dai nostri leader politici locali che facevano a gara a chi leccava meglio. Ma questo non gli impedì di guardarsi intorno e, vedendo noi giovani pulzelle, isole felici in mezzo ad un nugolo di solite vecchie facce note, non li ha più considerati e ci è venuto spontaneamente incontro. Io me la facevo sotto ma vedendo che la sua intenzione era quella di salutarci e non di passare oltre, ho avuto la forza di tendere la mano e di stringergliela. Lui disse: “Ragazze, mi raccomando, stiamo lavorando per voi…”“Ragazze, mi raccomando, stiamo lavorando per voi…” e sfoderò un sorriso che non me lo dimenticherò mai. Si riferiva ai giovani, invitandoci a non mollare per contribuire a creare un futuro migliore, sia civile che politico. Ecco, ti immagini se al suo posto ci fosse stato Rutelli??? Ho detto tutto.
Insomma, questa idea fin dall’inizio non mi è piaciuta. Perché mi sembra contraddittoria, un po’ come una trovata pubblicitaria. Sai no, quando vedi lo spot del budino cremoso al cioccolato, senza imperfezioni, leggermente ondulante e poi lo vai a comprare, apri la confezione e scopri che cola tutto. Mi sembra un’ottima metafora in fondo. (more…)
Wednesday, January 24th, 2007
Come Enri ha già detto, sabato in sezione c’è stato un vero e proprio pre-congresso, se così lo vogliamo chiamare: ognuno ha detto la sua, ognuno ha ascoltato e replicato… insomma una cosa che mi ha dato grande soddisfazione e a cui è stato un piacere partecipare. Provo a pubblicare anche qui quello che penso a riguardo, anche dopo aver ascoltato il ministro e compagno Mussi a “otto e mezzo” parlarne (la stessa sera in cui la mia squadra di calcetto ha strappato il primato in classifica a quella di Enri :-).
Quando si è trattato di esprimere i motivi della candidatura a segretario, Mussi sembrava molto determinato e convinto della sua lotta per il no al PD; però i suoi argomenti sembravano dettati più dal timore, dall’esitazione, da un qualcosa che si legava al passato e non da un’esigenza di rilancio e di nuovo impulso. Alla domanda poi sulle differenze nell’azione pratica di governo futura di un eventuale partito democratico, e la stessa azione dentro i democratici di Sinistra, cioè in pratica quali limiti comporterebbe il nuovo partito all’azione dell’uomo Mussi, Mussi mi è parso un po’ evasivo, trincerandosi dietro termini belli ma che in quel momento mi suonavano un po’ nostalgici e non di certo proiettati in avanti; ha addirittura parlato di bocce ferme, che con tutto quel che succede è quasi irrealistico. Vedendolo quindi sorretto da tenacia, affetto per il passato ma non da basi solide e da progetti convincenti, sostengo con più forza la mia idea che è poi quella di Fassino, di Bersani, di d’Alema: e cioè che non dobbiamo aver paura di un nuovo soggetto se dentro ci portiamo tutte le nostre idee non dobbiamo aver paura di un nuovo soggetto se dentro ci portiamo tutte le nostre idee , i nostri valori, e soprattutto se saremo in tanti lì dentro, Mussi per primo. Se saremo in tanti, democratici e di sinistra, lì dentro, allora non avremo certo timore del dibattito con chi poi sarà nostro compagno di partito; e proprio perchè saremo nello stesso soggetto, tutti potranno portare il loro contributo e i valori che ne hanno guidato l’azione politica, e metterci dentro anche la memoria dei grandi uomini politici a cui siamo affezionati, ma nessuno potrà più farsi scudo con le differenze e le distanze che prima esistevano.
Insomma intendo dire che se siamo in tanti, le idee dei Ds ci saranno tutte nel nuovo Pd, e non le avremo abbandonate o tradite, le avremo invece aiutate ad affermarsi con un soggetto che sarà, ci si augura, più forte del precedente. Secondo me non dovremmo avere paura delle rinunce nel momento in cui ci ritroveremo tutti lì dentro, in un partito allargato certo, ma con un’impronta che nascerà dalla stessa idea di società che hanno i democratici di sinistra perchè sono i democratici di sinistra che lo vogliono creare!
E vorrei sottolineare che secondo me abbiamo una grande occasione di costruire noi in prima persona questo progetto o perlomeno sostenerlo, perchè se si sente esigenza di cambiamento chi lo deve portare avanti, se non noi? Chi se non noi, che abbiamo una storia recente fatta più di Ulivo che di Pci o Dc, e quindi possiamo dialogare tranquillamente su certi punti senza dover ricorrere a distinzioni ormai superate?
Come hanno detto in tanti sabato in sezione, in Italia per governare adesso c’è bisogno di un grande partito forte, avanti così si fa fatica. Se tutti ci entriamo dentro, avrà la forma che noi avremmo voluto dargli. Uscirne subito, secondo me, per restare a bocce ferme, non ne vale la pena. Mi piacerebbe che tanti della sinistra ds cambiassero idea, perchè sono praticamente certo che quel che ci divide è solo qualche paura in più. Sono fermamente convinto che anche Mussi nel nuovo Pd si sentirebbe a casa, perchè gran parte della gente che darà vita al PD la penserà come lui su tutto.
PS: mi rendo conto, forse, di farla troppo facile.
Wednesday, January 24th, 2007
Dalla prossima volta vorrei portare in sezione una videocamera.
La voglio portare per documentare le nostre discussioni, da un lato perchè un giorno ci potranno aiutare a ricordare e dall’altro per farle vedere a quelli che in sezione non vengono.
Senza entrare nel merito delle discussioni (per scoprire le quali vi invito a venirci a trovare!!), se potessi farvi rivedere espressioni, sguardi, pose, smorfie e sorrisi, con ogni probabilità queste vi trasmetterebbero una passione genuina.
Sarà perchè parlando di questo congresso si parlava del nostro futuro.
Sarà che parlare del futuro ci costringe a ripensare al nostro passatoparlare del futuro ci costringe a ripensare al nostro passato.
Sarà che per quanto grande, regolamentato e secolarizzato, il nostro partito resta un’insieme di persone con una testa e con un cuore.
Sarà forse anche che a forza di realty show (che -credetemi- ho cercato e cerco in tutti i modi di evitare) mi sono completamente rimbambito, a mia insaputa m’hanno lavato (o levato) il cervello cosìcchè arrivo a sostenere la necessità di esternare/pubblicizzare le emozioni che si provano in sezione…
Non so che cosa sia.
So che sabato in sezione ho visto una bella cosa, una bella cosa anche solo da osservare.
Al congresso si procederà a votazioni “una testa un voto” ma per qualche compagno sarà anche “un cuore un voto” (sono perfettamente consapevole di essere molto vicino al toccare i limiti del trash quindi mi fermo).
Per concludere, pur trovandomi più d’accordo con Dario e meno con Cora, volevo ringraziarli entrambi. Brava gente, belle persone.
Mia nonna dice sempre che lo stampino s’è rotto e non ne fanno più così.
Da parte mia spero si sbagli.
Wednesday, January 24th, 2007
In questi giorni il dibattito su i quotidiani locali era incentrato sul ruolo dei giovani in politica e sul “rampantismo” di alcuni di essi. Che il tema del “rampatismo” sia presente è indiscutibile, ciò non toglie che un giovane (almeno quello cerchiamo di riconoscerlo) si impegni in politica per provare a portare in essa la propria sensibilità e la propria idea del mondo.
Un’idea di mondo e di collettività di cui scrivo spesso e sulla quale mi piacerebbe essere creduto.
L’impegno e la passione devono trovare una loro dimensione nella possibilità reale e concreta di mutare l’esistente proiettandolo ad un futuro migliore.
Di tutti e di ciascuno.
Non mi stanca ripeterlo: di tutti e di ciascuno.
Ognuno di noi ha un ruolo, ognuno di noi può giocarloOgnuno di noi ha un ruolo, ognuno di noi può giocarlo, può spendersi per una causa che considera giusta a patto che lo faccia sempre collocandola in un’ottica vasta. E questo vale anche e soprattutto nei giorni nostri per quel che concerne le tematiche ambientali di cui scrivevo alcuni giorni fa, che non hanno purtroppo trovato riscontro nei commenti dei visitatori di questo blog. Dico purtroppo non perché vorrei essere protagonista di una discussione, vorrei solo capire assieme come lavorare per migliorarsi e migliorare. Ad ogni azione che compiamo corrisponde un risultato: ecco, vorrei che questo risultato non fosse l’indifferenza. Vorrei, gradirei, auspicherei, desidererei che ci si rendesse conto del potenziale che ognuno di noi possiede (culturale, pratico ed emotivo, tutti e tre elementi indispensabili e da tenere uniti), di quel che se vogliamo possiamo fare.
George Bernard Shaw diceva (più o meno dovrebbe essere così, lo virgoletto perché sta meglio!):
“Ci sono persone che vedono le cose che esistono e si chiedono: perché? Io sogno le cose che non esistono e mi chiedo: perché no?”
Ed io vi chiedo: facciamo qualcosa? Ci caratterizziamo? Diamo senso e forma alla nostra fugace presenza su questa terra?
Perché no?
Buon pomeriggio.
P.S.: Un’ultima annotazione: è morto Ryszard Kapuscinski, scrittore e reporter polacco che ho avuto modo di conoscere ed apprezzare attraverso la lettura di, “In viaggio con Erodono”.
Buon viaggio Ryszard, buon viaggio.
Thursday, January 18th, 2007
Il 2, 3 e 4 marzo a Roma, si terrà il Congresso Nazionale della Sinistra Giovanile.
Contrariamente a tutti gli altri congressi e congressini che ha svolto nella sua giovane storia, questo potrebbe avere davvero una sua rilevanza nel dibattito politico italiano, soprattutto per quanto riguarda la discussione attorno a questo benedetto Partito Democratico.
Un breve inciso circa “che cosa è un congresso“o meglio “chi, come, dove, ogni quanto e perchè si svolge“. (ritenetevi fortunati: avrei potuto farlo riassumere al buon Nanni… non so se mi spiego!)
Il congresso è il massimo livello decisionale della nostra organizzazione.
La platea di un congresso è formata da delegati con un mandato e il diritto di voto.
Il congresso si sviluppa su più livelli, dal più basso (i circoli territoriali) al più elevato (nazionale).
Il congresso si protrae nel tempo, indicativamente perchè si esprima a tutti i livelli trascorrono alcune settimane, quand’anche un mese.
Il congresso può essere (e spesso è) l’occasione per rinnovare le segreterie.
Funziana così: la direzione nazionale indice il congresso, ne vota il regolamento e le scandenze.
La segreteria nazionale pone in discussione una tesi (quand’anche un candidato alla segreteria) che può essere emendata nelle diverse assemblee congressuali.
Il congresso può cosi cominciare, all’interno di tutti i circoli si inaugura la discussione sulle tesi, si propongo e si votano degli emendamenti e i delegati (di quel circolo) al congresso federale (ossia provinciale).
I delegati dei circoli si riuniscono quindi nel congresso federale, dove si votano le tesi, i delegati al regionale e in alcuni casi si elegge una nuova segreteria. Allo stesso modo dal regionale si passa al nazionale (ripeto i 4 livelli: territoriale, provinciale, regionale, nazionale).
Ma torniamo a noi: il nostro congresso provinciale si terrà in Federazione sabato 10 febbraio in forma assembleare, e sarà composto da tutti gli iscritti della Sinistra Giovanile (a giorni Davidino posterà il regolamento).
In quest’occasione verrà presentata e votata la nuova segreteria provinciale, e si discuteranno la tesi del nazionale e i principali emendamenti, il primo più democratico e l’altro più di sinistra.
Sarà -come già detto- possibile presentare nuove modifiche e avanzare proprie proposte che verranno votate assieme alle tesi e ai delegati (presumibilmente 3) incaricati di rappresentarle al congresso regionale che dovrebbe svolgersi il 17 febbraio.
Oggi Davidino prepara le lettere e gli inviti.
Nella prossima adunata sabato pomeriggio, organizzeremo il tutto nel dettaglio.
Wednesday, January 17th, 2007
Scrivo questo post dalla Federazione di viale Krasnodar al termine della Direzione provinciale alla quale ho partecipato pur senza intervenire.
Butto in questo blog, le impressioni e le riflessioni che questa occasione di dibattito mi ha suggerito, più che altro per fissarle nella memoria, per tenerle a mente, quindi senza pormi troppo il problema di quanto possano essere interessanti per chi legge questo blog (anche se poi spero lo saranno!).
I temi in discussione sono strettamente attuali per il nostro partito a livello locale: da un lato il partito democratico, dall’altro il governo della città e il futuro della giunta dopo le dimissioni dell’Assessore ai lavori pubblici Claudio Bariani.
Gli interventi sono stati numerosi, alcuni anche aspri, nei contenuti e nei toni.
Per tutta la durata di questo dibattito, la domanda centrale che continuavo a pormi era: “che cosa è bene?” o meglio “da dove partiamo?”.
Sono assolutamente consapevole della ovvietà che vado enuciando nel dire che il bene di una parte e il bene del tutto non necessariamente (anzi quasi mai) risultano coincidenti!
A cascata ne estraggo qualche corollario altrettanto ovvio:
Le cose che servono a questa città potrebbero non essere le cose che servono alla giunta per rivincere le prossime elezioni.
Le cose che servono a questo paese potrebbero non essere le cose che rafforzano il mio partito o più in generale la sinistra.
E’ così ovvio pensare quindi ai partiti e alle organizzazioni politiche, per come sono strutturate, come ad un possibile (o probabile) ostacolo per la crescita di questo paese.
Il tema è la definizione che vogliamo dare di benessere sociale, o meglio ancora come intendiamo misurarlo.
Quando Prodi accusa il “paese” di essere “impazzito”, per quale assurda ragione molti dei nostri compagni ritengono che l’accusa fosse da rivolgersi solo alla destra o solo ai cittadini?
In realtà siamo tutti impazziti, partiti e imprenditori, cittadini e consumatori, tutti vittime di spaventosi conflitti di interesse.
Tutti intuiscono che le cose non vanno ma nessuno pare volerle cambiare.
Faccio fatica a sentire le discussioni incentrate più sul che cosa dobbiamo fare per vincere che non sul che cosa vogliamo fare per la nostra città e il nostro paese, come faccio fatica a vivere in un paese in cui tutti pensano a fare cassa e non a star bene ossia a produrre soddisfazione, per se e per gli altri.
Tutti hanno paura di perderci e chi ha paura non tenta strade nuovechi ha paura non tenta strade nuove.
Cara Direzione e cara Sinistra, cara Giunta e cara Ferrara, caro Governo e cara Italia, se avete paura di perdere smettete subito di giocare.
Se si gioca si mette in conto di perdere, l’importante è giocare bene, to play the right way, come usa ripetere coach Brown.
Noi facciamo il nostro gioco, cazzo, giochiamoci tutto; se va male avremmo perso con stile.
Prodi: riforma le pensioni e la pubblica amministrazione, trova il modo!
Sateriale: blocca il traffico tutti i giorni della settimana, raddoppia gli asili, dimezza le strade e ripensa i mezzi pubblici, attiva il wi-max in tutte le circoscrizioni, sostituisci i telefoni con il voip, abbandona windows e passa all’open-source:da domani!
E’ tutto fattibile, è bene per tutti ed è la cosa giusta.
E cari Democratici della Sinistra, non perdiamo l’occasione del Partito Nuovo, facciamolo e facciamolo bene. Il 17% alle politiche 2006 dopo il 16% del 2001 vuol dire che la cosa due è finita. Non bastiamo a noi stessi. Dobbiamo parlare a più gente.
Tanti altri scenari sarebbero stati pensabili, ma questo è quello che abbiamo davanti, una partita da giocare.
Sheep di Animals (Pink Floyd, 1978) recita:
You better stay home And do as you’re told, get out of the road if you want to grow old…
E’ meglio se stai a casa e fai quello che ti dicono, toglieti dalla strada se vuoi diventare vecchio…
Noi siamo pecore o cosa!?
Wednesday, January 10th, 2007
Per chi ancora non lo sapesse, per Benedetto XVI -quindi per la chiesa tutta- la discussione intorno alle nuove forme di unioni civili (PACS) è in sè una minaccia «contro la struttura naturale della famiglia, fondata sul matrimonio tra un uomo e una donna».
E’ una cosa che va ripetendo pedissequamente sin dai primi tempi del suo cardinalato.
Ebbene la cosa che più mi disturba è non sentire voci discordi all’interno del mondo cattolico. Volente o nolente, vuoi per esperienze personali, vuoi per imperativi sociali e culturali, la mia educazione ha in sè una forte componente cristiano-cattolica, e proprio a partire da questa, ossia dagli insegnamenti della mia catechista, dei miei capi scout, dei miei insegnati di religione, mi sento di dover non solo dissentire, ma anzi di affrontare diversamente questo tema.
Perchè mi sembra stupido soffermasi sulla forma dell’amore più che sulla sostanza.
Come recita il sottotitolo del monumento cinematografico in testa alla mia personale topfive dei migliori film di tutti i tempi (”Chasing Amy“), il nocciolo della questione “It’s not who you love, It’s howIt’s not who you love, It’s how“. ( la traduzione per sappiamo tutti chi: non è chi ami, è come.)
Trovo che il più grande ostacolo alle discussioni sulle “nuove forme di famiglia” sia da individuarsi nei tabù sulle “diverse forme dell’amore”, e quindi nel vizio di intendere implicitamente la famiglia tradizionale come unico punto di riferimento sessuale.
Ma socialmente e quindi politicamente, il problema della famiglia -quale cellula fondante della società- non è da subordinare ai diritti e alle libertà sessuali!
La famiglia socialmente intesa, è il nucleo centrale della solidarità, dell’assistenza, dell’educazione… Se vogliamo continuare a pensare ad una società che cresce i figli, tutela i genitori, protegge gli anziani in un contesto di amore e di -passatemi il termine da mammoletta- calore umano e non in strutture statali e in istituti professionali specializzati, allora dobbiamo trovare (o semplicemente accettare) nuove forme di convivenza fra le persone e incentivarle.
“La mia famiglia sono le persone con cui sto e con cui sto perchè sto bene!” mi diceva l’altro giorno Simo Merli, e ha ragione.
Ieri ho litigato con Shany su questo, le ho detto che non trovavo assurda l’idea di poter pensare ai miei amici più vicini -maschi e femmine quindi a prescindere dalle relazioni sessuali- come alla mia famiglia, alle persone cui vorrei stare vicino nelle difficoltà e con cui vorrei condividere le soddisfazioni, con cui crescerei i miei figli come io crescerei i loro.
Oggi questo discorso potrà suonare assurdo, ma in un mondo cosi flessibile e precario (dal punto vista del tempo, degli spazi e delle risorse) queste sono cose di cui dobbiamo parlare, se non vogliamo che i bambini crescano fuori casa, figli della scuola ma anche della strada, se non vogliamo che gli anziani vengano abbandonati nei ricoveri, insomma se non vogliamo generazioni di persone sole.
Wednesday, January 10th, 2007
Di rientro dopo una settimana di vacanza (nel vero senso della parola, lasciando a casa tutto e pportando via solo amici e voglia di divertirsi) e ad un nuovo inizio anno di attività solite, si riprende contatto con l’informazione, il mondo, la politica.
Gli Stati Uniti hanno bombardato la Somalia, facendo vittime civili in un paese disgraziato già in guerra. Non ho parole, non so nemmeno cosa scrivere in realtà, l’ignoranza tra l’altro mi frena per cui racconterò solo di sensazioni a caldo, che mi vengono così. Intervengono ancora una volta per una presunta guerra al terrorismo internazionale, che l’ha alimentato e reso più forte. La prima sensazione è di tremenda impotenza. Le prime cose a cui pensi, io almeno, è “Questa amministrazione si crede onnipotente, forse lo è. Questo Stato, ora come ora, fa paura. Non c’è diritto internazionale o organizzazione sovranazionale che tenga. Attaccano seguendo solo la loro impellente necessità, non si occupano delle conseguenze delle loro azioni, non si curano del dissenso creato, marciano imperterriti come un tank verso il loro obiettivo, dovesse significare il caos in ogni parte del mondo. Distruggono vite, anche quelle dei loro cittadini, senza curarsene, a volte in maniere di atrocità impensabile. L’ONU, in cui tutto il mondo dovrebbe riporre fiducia per l’obiettivo con cui è nata, cioè porre l’intervento armato all’ultimo posto tra quelli possibili per la risoluzione dei conflitti, per loro non ha alcun valore.”
Io sento che una tale potenza in queste mani è un vero pericolo per l’umanità intera. Azioni sconsiderate come queste metterebbero paura a chiunque, non si vede veramente quale ostacolo vi sia a questo punto se domani mattina due cacciabombardieri decidessero di mollare due bombe sopra Milano perchè in un’appartamento si nascondeva, a loro dire, una cellula sperduta di Al Quaeda. D’altronde non vedo veramente chi li possa fermare o far ravvedere. Nessuno ha dato il diritto a Bush&co. di fare quel che fanno ma nessuno può realmente opporsiNessuno ha dato il diritto a Bush&co. di fare quel che fanno ma nessuno può realmente opporsi. Stanno brutalmente sfruttando la legge del più forte, e tutti i principi di convivenza pacifica, gli accordi precedenti, si vanno a far benedire. Ogni prospettiva sembra come ribaltata, pare di essere tornati indietro di secoli. Forse gli unici che hanno qualche potere sono i cittadini americani che ancora non sono stati risucchiati dall’ondata di follia che pare aver colpito gli amministratori degli USA, l’unica nazione che, senza un’Europa veramente forte, ha in mano i destini di questo pianeta, a partire anche dall’ambiente.
In momenti storici come questi, dove la tensione già esistente tra due mondi contrapposti e i flussi migratori sempre più rilevanti rendono gli equilibri del mondo paragonabili ad un lampadario di cristallo appeso ad un filo, qualcuno ci gioca attorno con un pallone di cuoio, e accidentalmente (??) ogni tanto lo colpisce. Come si fa a tenerlo su, il lampadario? Gli Stati Uniti devono essere nostri amici, è vero, è impensabile procedere senza il loro aiuto alle sfide dei grandi problemi del mondo. Che le urne ci aiutino presto, almeno il Congresso ora è di colore diverso.
Basta guerra cazzo, siamo nel duemilasette. Ma pensateci un attimo, gli Stati Uniti non possono bombardare un paese africano nel duemilasette, siamo alla follia pura, all’inimmaginabile.
PS: Scusate la metafora del lampadario, fa schifo ma non riesco a rendere meglio.
Tuesday, January 9th, 2007
Ragionamento anticipato dal post sanguigno di ieri…
La politica, imho, si anima di due distine caratteristiche. Da un lato gli interventi sulla realtà, dall’altro la ricerca del consenso. La triste verità è che i due settori sono distinti, quasi impermeabili.
Premessa, la politica è una pratica, non una teoria. Se fosse pure teoria perderebbe ogni possibilità di incidere sulla realtà.
La democrazia, questo perfettibile sistema di governo, richiede necessariamente la ricerca del consenso. Questa ricerca si fa in molti modi. Ma ha poco a che vedere con le leggi promulgate. Certo, è possibile parlare agli elettori dopo X anni di governo e dire: questa è la realtà che abbiamo trovato, questa è quella che vi lasciamo. Certo… lo fate facile… Ma aggrappatevi alla vostra esperienza, ai vostri ricordi. Non è mai vero.
La percezione della realtà, nella ricerca del consenso, è del tutto fondamentale. Così come le parole utilizzate, le storie messe in discorso.
Il problema, quello forse più grave, è quando i politici di professione credono alle percezioni che essi stessi contribuiscono a creare. Se i processi decisionali che incidono davvero sulla realtà, processi che ormai sono davvero ridotti in temini quantitativi e qualitativi, vengono stabiliti e decisi in base non ad una pretesa di oggettività, ma fondandoli su una percezione, la stessa percezione di quella che un tempo si chiamava propaganda, siamo vicini al disastro.
E purtroppo siamo molto vicini.
Il gomitolo della politica e dell’economia italiana sono aggrovigliati. Le parole si confondono e il riformismo è una parola appena percepita e malamente interpretata anche da molti degli addetti ai lavori.
Volete che vi getti una bomba? Tanto qua siamo tra amici e ci leggono in pochi :-D.
Cosa sarebbe necessario ora?
1) Dirimere la matassa degli intrecci tra affari e politica (e soprattutto tra servizi (non segreti) e partiti). Se le dimissioni di Rossi non sono legate a questioni personali questo è un indizio valido sulla mancata (ma comprensibile) spinta riformista del nostro partito.
2) Riforma del pubblico impiego
3) Allungamento dell’età pensionabile (solo in relazione ad una redistribuzione di diritti tra nuovi e vecchi lavoratori)
4) Revisione strutturale degli Enti Locali (aspettate aspettate… comincia per P e finisce per a)
5) TFR a scelta del lavoratore, come apertura verso la previdenza privata integrativa (solo in presenza di commissioni che vigilino davvero sui privati che praticano questi affari)
6) Apertura vera del mercato verso imprenditori stranieri (se sento un’altra volta che vendiamo Alitalia a De Benedetti mi impicco)
7) Prendere la testa degli italiani, aprirla, smontarla e far capire loro che è finita l’epoca del posto fisso… e che a volte si deve rischiare il culo per riuscire davvero.
Programma di destra? Si, perchè ancora non ho detto che il sindacato va riformato radicalmente.
Essere di sinistra significava capire la realtà per trasformarla. E’ ancora così.Essere di sinistra significava capire la realtà per trasformarla. E’ ancora così. E il massimalismo questo non lo capisce, e nemmeno lo interpreta. Ma soprattutto il riformismo, al di là di tre slogan mal concepiti, non è in grado di trovare consenso.
Il problema non è solo la mancanza di coraggio (che comunque esiste). E’ l’incapacità di convincere la propria base sociale che il cambiamento è necessario e per di più giusto. La scommessa è questa. La realtà anche. Ma provateci voi a convincere il nostro elettore tradizionale che le politiche avvallate in passato dal nostro partito, come la scala mobile, sono state un suicidio. E convincetelo oggi che questi provvedimenti non sono solo necessari ma auspicabili.
Lessi in un libro di un autore che amo molto che il mercato è un mare in piena che a volte ci butta a riva senza vita. E’ vero. Indubbio. Ma abbiamo un’alternativa? Se i massimalisti ce l’hanno sarò ben lieto di sposarla. Ma che non sia uno slogan fatto ad uso e consumo del consenso.
Perchè qui sta la differenza tra realtà e consenso. Perchè, oggi come oggi, un altro mondo non è possibile.
Tuesday, January 9th, 2007
Eccomi qua, e scusate per il ritardo… mi accorgo solo ora che che sono passate quasi due settimane dal mio ultimo intervento, e mille fatti sono accaduti. Francamente non so di che parlare, o meglio, non so quale sia la priorità. Priorità, parola politicamente importante. Qual è la priorità in questo momento? La moratoria della pena di morte, le riforme strutturali di questo paese o la lotta alla criminalità organizzata?
Ci sono talmente tante cose da fare che spesso viene la voglia di buttare tutto a mare, stendersi su una spiaggia ad ascoltare le onde e lasciar perdere il lavoro, e tutto quello che oggi come oggi chiamiamo vita…
E’ una tentazione forte, lasciar perdere… sirena sentita da più parti.
E’ innegabile che la politica oggi come oggi sia divisa in due parti. Da un lato c’è la realtà, o meglio, quella che ogni forza politica e ognuno di noi giudica interpretando come reale. Dall’altro c’è la percezione, che ha molto a che fare con il consenso.
E il consenso ha a che fare con le persone, con la gente. Cioè con quelli che… io ormai non capisco. Anche se a volte ho la presunzione di capire. Sarà anche vero che nessun uomo è un’isola, ma ultimamente sento che il lembo di pelle che mi tiene attaccato ai miei simili è labile. E si va sempre più riducendo. Non capisco più i comportamenti, nè dal lato umano nè da quello politico. O meglio, li capisco, li comprendo ma non ho intenzione di somigliarvi. Forse è proprio vero che non potendo entrare nella Buona Società la denigro. Eppure sono cresciuto, e il napalm che mi scorreva nelle vene ho imparato e controllarlo e non lo piscio più in giro, ma lo tengo in circolo come fiele.
Ma è possibile uscire di scena? Semplicemente scomparire? Bobby Fischer lo ha fatto, al culmine della sua carriera di scacchista. Forse per la mia stessa impossibilità di relazionarsi serenamente con creature simili eppure così diverse. Se l’identità tra verità e bellezza è ancora valida, lo deve essere anche quella tra diversità e bellezza.
Proviamola:
La diversità è bellezza e la bellezza è diversità.La diversità è bellezza e la bellezza è diversità.
Non suona male. Certo che per i miei simili così diversi sarebbe una frase aberrante. Specie perchè non riconoscerebbero la bellezza nemmeno se si presentasse davanti a loro sul proverbiale vassoio d’argento.
Fermati, respira, lascia che il cuore rallenti e il napalm si sciolga in un po di sangue puro. Affinchè la vita non sia un produci consuma crepa.
Eppure abbiamo accelerato ancora. Ma come cazzo si faceva senza internet? ci chiediamo spesso. Facilita il lavoro, lo produce addirittura. Eppure… eppure il lavoro diventa più veloce e noi poveri umani troppo umani tra un po non ce la faremo più… perchè le possibilità di accelerare hanno un limite… E l’incoerenza di questo post è qui a dimostrarlo. Vediamo, ricapitoliamo. Politica come realtà e consenso… argomento del prossimo post. Affinità e divergenze tra me e gli altri… e questo è irrisolvibile.
Velocità
Velocità
Voracità
Sbattiti Fatti Crepa
Forse i cattivi hanno capito qualcosa che i buoni ignorano.
Presuntuosamente, io credo di avere capito.
Au Revoir.
Ps.
Ieri sera ho rivisto l’inizio di Fight Club. Film definito fascista, tratto da un libro definito fascista.
“Come fai a capire che tipo di uomo sei se non ti sei mai battuto?”
Semplice, non puoi capirlo. L’uomo non è buono per natura. Mai. Il sapore ferrigno del sangue attrae irresistibilmente chiunque. Io non mi sono mai battuto. Bravo ragazzo, sapere? Anzi no, un paio di volte l’ho fatto quando ero bambino. Educazione cattolica. E sensi di colpa dopo aver goduto a sentire la carne del mio avversario avvolgersi sul mio pugno. E averlo fatto spinto dalla rabbia di un colpo ricevuto non attenuava il senso di colpa. Ma nemmeno sviliva la gioia del colpire.
Abbiamo deciso, noi di sinistra, di combattere una battaglia contro la natura umana. (?) Me lo chiedo e non so rispondere. Non sto rinegoziando la mia appartenenza, sto cercando di capirla. Ma politica e uomo devono smettere di essere lontani.
E forse serve qualche sanguisuga per farmi un bel salasso di napalm.
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