La trasferta di ieri a Rovigo non è stata molto fortunata: abbiamo perso, e perso malamente. (Per chi non la conoscesse questa è super giù la cronaca della partita). Con questo post voglio invece fermare -almeno nella mia memoria- alcuni momenti e relative impressioni, suggestioni, che ho vissuto al freddo e sotto la piogga assieme ad altri 1700 sciagurati ferraresi. C’era gente di ogni età, tendenzialmente molti giovani (20-35) più caldi e rumorosi, ma anche diversi signori anche un pò in là (65-70), più silenziosi, avvolti nella sciarpa di lana biancazzura e con l’ombrello sempre aperto (anche quando non pioveva).
Nonostante il tempo davvero infelice, l’atmosfera era davvero piacevole. Accalcati sugli spalti montati per l’occasione, ci si sente davvero un corpo unico, si vive la partita condividendo emozioni e speranze.
Quando Garba ha segnato il gol del pareggio, la gradinata è esplosa in un boato e, voltandoci verso la curva dei rovigoti (si dice rodigini, lo so), abbiamo prontamente cominciato a gesticolare (e vi lascio immaginare). Stavamo ancora urlando improperi (i più fini: ciapà su e porta a cà, i meno fini: buon natale merde!) quando ci hanno rassato con il secondo gol …bruciava, cavolo se bruciava! “Iss l’hà cazà in cal post, vaca so màdar” ha esclamato con distinta signorilità il saggio vecchio al mio fianco. In quel momento mi sarei comprensibilmente sotterrato: una roba da chiodi.
Da qual momento in poi, per una parte dei nostri tifosi non c’è più stata partita, non la consideravano più. Molti (in realtà 30-40, comunque troppi) si sono spostati verso i bordi del campo il più possibile in prossimità della curva avversaria. Scandivano “di questa - partita - non ce ne frega un cazzo“.
Da tifoso immerso nella curva ho cominciato ad estraniarmi. Pensavo: “Ma come non ce ne frega un cazzo!? Perchè non ce ne deve fregare un cazzo? Se non ce ne frega della partita che siamo venuti a vedere, di che cosa ce ne frega?“.
Alcuni dementi calciavano le ringhiere (producendo oltretutto fastidiosi rumori) e avendo le scarpe infangate lanciavano dentro il campo goccioloni di malta che finivano sulle giacche dei giovani raccattapalle a bordo campo e di altri addetti in servizio. Mi domando perchè, a che pro, a cosa serve, quale utilità hanno simili comportamenti?
Sempre gli stessi dementi tentavano di sembrare uomini veri “vieni qua a dirlo!” o “ci vediamo fuori“. Un’altro ubriaco gridava “guardatevi, fate schifo“, e il primo pensiero era “ti sei visto!?“.
Fin qua potrebbe essere solo l’epilogo di una giornata pittoresca, triste per la sconfitta ma tuttosommato ridicola; invece è solo il prologo di un pomeriggio scaigurato, incivile e infine violento.
Persa la partita si torna a casa. Oppure no, si ribalta un pattume e si lanciano gli oggetti verso la tribuna. Le cariche della polizia sono l’artimetica conseguenza, i lividi e le teste rotte la conclusione.
Bene è giusto così. Bisogna fermare questa gente. La polizia deve fermare questa gente.
I tifosi veri devono aiutarla!
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Dario
Amo il calcio e sono piuttosto sconsolato nel vedere nelle curve delle tifoserie tanti elementi che con lo sport non hanno niente a che fare. Il pericolo razzismo galoppante e nuovi estremismi è di grande attualità negli stadi di tutta europa (anche la civilissima Francia). Al “Mazza” di Ferrara però, se ti allontani di qualche metro dai più “esaltati” (che credo comunque siano pochissimi) secondo me puoi goderti un bel pomeriggio o una bella serata di calcio, e commentare assieme ad altri che magari non conosci la prestazione di una squadra che, a Rovigo ce n’è stata la prova, “la fa sempar danàr”:-). Nonostante ciò, anche solo per due tre volte l’anno, andare alla Spal è sempre un piacere.