A volte la stanchezza arriva, e se non sei pronto ad attutirla, rischi di cadere, di sentirti svuotato. E da me, in me, è arrivata. E’ arrivata come un cazzotto nel sonno, violenta e inattesa, spregiudicata ed insensibile. Più o meno come sono le ragioni che mi portano ad essere così stanco.
Avrei voglia di condividere una passione differente, una storia di vita differente, che coinvolga mente e cuore e che porti ad alzarsi la mattina con il sorriso sulle labbra e non con il pensiero delle duecento telefonate giornaliere a gestire agonie, seghe varie, e poche, molto poche, problematiche reali.
Non so quanto le passioni si possano costruire, e quanto in verità, possano nascere così, dal nulla. Non lo so, proprio non lo so. So solo che ne avrei bisogno e che non so dove trovare quel qualcosa di “unico e grande” che tanto cerco, che tanto ho voglia di trovare, e che con altrettanta malinconica foga, fatico a riconoscere. E’ un discorso complesso, difficile, che potrebbe essere considerato da ognuno di voi, come non inerente ai temi che su questo blog trattiamo. Ma forse se vi scrivo qui, è anche perché credo che da voi, questa forza, questa passione, questa ricerca spasmodica, possa trovare una sua collocazione. Insomma, perché ho fiducia nella passione che sapete trasmettere nelle cose che dite e fate, e nelle vite che avvolgete e frequentate.
Non pensiamo che la politica sia solo polemica senza senso tra individui senza scrupoli. La politica è anche (e per me, soprattutto) grande coinvolgimento emotivo, ricerca di sé stessi, messa in discussione delle proprie opinioni, apertura a quel che c’è fuori, e fatica, spesso fisica, perché la mente, desiderosa di liberi pensieri ed emozioni, è spesso occupata da altri problemi. Mi si dirà che è più fatica scaricare dei sacchi (lo diceva sempre mio zio), che la fatica fisica “quella sì che stanca”, e tutto il resto. In verità le gestione delle relazioni, la contaminazione o lo scontro tra le opinioni, è un qualcosa che segna radicalmente l’esistenza di chi mette in pratica questa attività. Anche la ricerca di qualcosa di giusto richiede fatica. Perché spesso il “giusto” non è universalmente riconosciuto, è giusto per alcuni sbagliato per altri. Insomma, dirla giusta è abbastanza complesso. Così la vita richiede tempo, come lo richiede la ricerca del giusto e dell’attuabile, tanto da farmi spesso dire “non ce la faccio”. Poi vado avanti, tiro dritto, mi rimbocco le maniche, corro (per quel che i miei kili mi possono permettere di correre), e tento ogni volta d’individuare una via praticabile. Non sempre la si trova, non sempre ci si trova. Spesso ci si perde, perché la mente si offusca e il cuore arranca. Insomma, anche la Politica, quello che io credo di praticare, quella vera, ha le sue ansie da gestire, non stiamo parlando di un’isola felice nella quale poter soggiornare in panciolle con un drink, un giornale ed una sigaretta in bocca. Richiede pazienza, che a volte manca, e richiede soprattutto, ed è qui che voglio arrivare, il superamento della Solitudine, vero grande dramma del nuovo millennio. Sì, trovo che il vero problema che questa società deve combattere sia la solitudine, reale o presunta ma che in ogni caso lascia spesso tanti di noi, sgomenti davanti al mondo che viviamo e inermi davanti alle difficoltà. Perché prendono piede e forza le idee del non aver spalla a cui appoggiarsi e mano a cui stringersi, e di essere soli nel mondo, persi, vittime degli avvenimenti, e non sentirsi mai in grado di vivere serenamente la propria quotidianità. Solitudine che la politica non può non riconoscere. Se fossi candidato lancerei questo slogan: “Meno soli, tutti!”. Mi darebbero dell’idiota, verrei sbeffeggiato, perché in fin dei conti si ha paura a manifestarsi, a mostrarsi per quel che si è, nel bene e nel male, con le proprie ansie e le proprie angosce, quasi come se riconoscersi per quel che si è, possa esser visto come un elemento di diversità debole.
Perché scrivo questo?
Perché per me la Politica, quella che tanto viene criticata da più e più parti, è spesso per tanti di noi anche questo. Perché non siamo né angeli né demoni, siamo esseri umani, e in quanto tali, deboli, fragili, e bisognosi di verità, quella che spesso ci facciamo mancare e che ci fanno mancare. Vorrei concludere la mia esperienza potendo dire la frase che Willy Brandt ha fatto scrivere sulla sua lapide: “Ho fatto il possibile”. Perché saremo più forti sia se riusciremo a valorizzare le nostre potenzialità, ma anche se saremo in grado un giorno di dire senza paura d’esser presi in giro: “sì, ho questa difficoltà”.
Allora, solo in quel tempo, saremo diventati grandi.
Federico AS
Mi inchino. ;)
“Meno soli, tutti” sarebbe un’ottimo slogan. La gente è troppo sola, ha paura. Si chiude nelle sue quattro mura e non si preoccupa degli altri. Ha bisogno di una speranza, di qualcosa in cui credere. E la Politica, quella con le P maiuscola fatta con passione, impegno e altruismo, può essere capace di dargliela.
Credo che Veltroni sia l’uomo giusto. Anzi, da ieri sera lo credo ancor di più.