Abitudini, debito e sacrifici

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enri.jpgLa settimana scorsa sono riuscito ad intrufolarmi all’ultimo momento al teatro comunale.
Andava in scena “Miserabili, io e Margaret Tatcher” di Marco Paolini.

Ovviamente splendido spettacolo, al solito mi ha dato molto da pensare.

Parlando come Nicola l’attore ha raccontato che quando era ragazzo gli era stato insegnato che nei momenti di difficoltà non si facevano debiti ma sacrifici.
Mi piace pensare che buona parte della storia nobile della nostra gente, dei nostri padri stia qua.
Nella differenza fra elemosinare compassionee mettersi al lavoro, fra rimandare un problema (accrescendolo) e affrontarlo con tutte le conseguenze.

Poi oggi ascolto radio24: su focus economia si parla del dollaro, del costo del petrolio ed infine del carovita in particolare il costo del pane e della pasta che -dicono- andrà aumentando (ne parlerò forse in un altro post).
Sul petrolio l’accusa di un radicale del quale non ricordo il nome (Sinistra Arcobaleno) era -traduco- “i petrolieri speculano bisogna fermarli ad ogni costo“. Il Pidiellino non criticava l’accusa e diceva che -anche in questo caso sintetizzo- “occorre intervenire sui prezzi affinchè questi non finiscano per fermare la crescita“.
Poi interviene un economista vero (direi Sassoon) e spiega che non è affatto detto che vi sia speculazione e che possa invece trattarsi di un semplice e chiaro allineamento dei prezzi a fronte di una più difficile disponibilità delle materie prime e di aumento dei costi di produzione.
Fa infatti notare che nonostante l’aumento costante da mesi del prezzo della benzina la domanda non sia affatto scesa.

Mi sono ritrovato sulla mia auto, nel traffico serale a pensare -come al solito- che “siamo proprio delle merde“.

Se la benzina costa di più questo dovrebbe tendazialmente portarci a variare in funzione di questo le nostre abitudini utilizzando di meno la macchina, o quantomeno dovrebbe farci considerare più seriamente le alternative.
Per ora le nostre abitudini non paiono mutare e viviamo un paese più propenso all’indebitarsi piuttosto che rimettersi in gioco.

Vorrei però che la politica, la nostra politica, cogliesse e rispondesse alla domanda di alternative.
Vorrei che la politica producesse opportunità ed offrisse un’idea di città, di paese, di comunità.

Il prezzo alto e crescente dei carburanti ci pone -e porrà sempre più forte- un problema che conoscevamo da tempo e che è ora di affrontare.
Paiono traversie ma sono opportunità” ho sentito dire a WV citante Giovan Battista Vico.
Le cogliamo!? Io ci sono.

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One Response to “Abitudini, debito e sacrifici”

Antonio

fondamentalmente sono d’accordo, ma c’e` molta confusione su questi temi.
elenco di seguito alcune considerazioni, un po` disordinate, ma piu` o meno direttamente collegate all’argomento.

1) sono d’accordo: il modo piu` efficacie per sviluppare energie alternative a quelle basate sugli idrocarburi, e` che queste ultime divengano meno convenienti/piu` costose.
…se in america le automobili sono in media meno efficienti (maggiori consumi), e` perche` qui la benzina costa poco, e non vale la pena spendere di piu` per una macchina che consumi poco, quando la benzina costa tanto poco.
simmetricamente, e` proprio perche` in europa la benzina e` cara, che negli ultimi 15-20 le automobili sul mercato europeo hanno visto un enorme incremento di efficienza.
…ancora, non e` un caso, che fu dopo l’ultima grossa impennata del prezzo del petrolio degli ultimi 2-3 anni, che anche qui in america (persino con Bush!!!, che ne parlo` nel discorso dello stato della nazione) la questione energetica, e la ricerca di fonti alternative, e` finalmente entrata nell’ordine del giorno.

2) detto cio`, voglio ricordare che in italia gia` ci sono tasse molto alte sulla benzina: mi pare di ricordare che di 1.3 euro al litro, circa 0.4 (se non piu`) finiscano nelle tasche del fisco. se questo da un lato puo` essere visto come una politica per l’ambiente (torno dopo su questo punto), nel senso di disincentivare il consumo di carburanti, dall’altro non e` gratis: aumenta i costi di produzione, e questo frena l’economia.

3) se i prezzi salgono, e la domanda scende poco, si parla di “domanda rigida”…nel classico grafico di domanda-offerta, signifca una domanda quasi verticale…quando si tratta di beni con una domanda molto rigida, la tassazione ha pochi effetti disincentivanti, mentre genera alto gettito. …si tassano beni con domanda rigida per massimizzare il gettito fiscale, sapendo che l’effetto realte sui consumi e` contenuto. …il che la dice lunga sull’efficacia di questa politica come disincentivo… dunque, se la domanda per il bene in questione e` molto rigida, avere tasse alte quasi non fa altro che aumentare i costi di produzione per le imprese (e i consumatori) senza ridurre piu` di tanto il consumo di benzina…

4) infine, i prezzi del petrolio sono piu` alti che in passato NON perche` il petrolio stia finendo (’che` altrimenti i prezzi del petrolio sarebbero regolati dall’andamento dei tassi d’interesse), ma perche` e` aumentata la domanda a livello mondiale. nessuna speculazione, a meno che non si voglia chiamare “speculazione” la crescita economica di paesi in via di sviluppo.

5) ultima cosa. molto stupida. …ma a quanto pare i giornalisti sono piu` stupidi di cosi`…: se il petrolio sta a 100 dollari, e l’euro sta a 1.5 dollari, significa che il petrolio sta a 75 euro. quindi, e` comunque tantissimo, ma in termini di euro non siamo al max storico.

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