Il diessino è educato, rispettoso, solitamente onesto e leale.
Cura il suo aspetto quel tanto che basta per sentirsi bene con se stesso. Beve volentieri un bicchiere con gli amici, a volte fuma. Gli piace mangiare bene, specie se è dell’Emilia rossa.
Ha grande rispetto per la sua famiglia e per gli anziani, per il lavoro degli altri. Gli piace di solito il suo paese o la sua città. Paga le tasse.
Il diessino può anche non aver la tessera ma essere diessino lo stesso.
Non sempre è convinto della correttezza di quel che pensa: si pone domande, a volte esita ad esporsi ma le sue idee di solidarietà, equità, giustizia, sono piuttosto solide. Sa da che parte stare.
Non è attratto dal clamore delle posizioni estreme, ha amici di destra e di sinistra, si vergogna un po’ di dover sostenere che Prodi tutto sommato sta facendo bene. Si incazza con chi fa i tg, si incazza con Belpietro, si incazza con Mediaset. Il Milan che vince con gol oltre il 90′ spesso lo irrita. Insomma, si indigna e si incazza un po’ spesso, a volte ha dei mal di pancia inutili.
Sa apprezzare i piccoli passi nella direzione giusta, d’altronde questo è spesso il massimo di soddisfazione politica a cui può aspirare.
Crede anche in Dio ma non va, o va poco, a messa.
Gli anacronismi del Vaticano spesso lo sconcertano, non ha timore di turbare le alte gerarchie ecclesiastiche e perciò li manda qualche volta volentieri a quel paese.
Si domanda spesso perchè il mondo è in grado di piazzare, con tenacia irriducibile, dei pazzi furiosi o totali imbecilli a decidere dei suoi destini.
Legge la Repubblica e spesso si ritrova d’accordo con l’amaca di Michele Serra. Guarda il tg3 e l’80 per cento delle volte la tv, che guarda ma non troppo, è accesa su rai3.
Non ha occasioni frequenti di ascoltare per tv un pensiero compiuto dei suoi esponenti politici preferiti: Bersani, Anna Finocchiaro, Piero Fassino, Valter. Infatti questi o non compaiono perchè l’agenda prevede un duello all’ultimo sangue tra i centristi e la sinistra “radicale”, oppure compaiono perchè tentano di risolvere questo duello. Oppure perchè Silvio ha blaterato.
Lo sport vero e pulito gli piace.
Gli piacciono gli anziani che frequentano la sua sezione, le loro storie, come parlano. Il dialetto lo fa sentire a casa, qualche volta lo usa.
Anche se non l’ha conosciuto, quando si parla di Berlinguer ha un brivido.
Ascolta almeno uno tra de Andrè de Gregori e Fossati. O tutti e tre.
A scuola ha avuto professori che non avevano timore a mostrarsi per quel che erano, e potevano insegnare senza timore di essere etichettati come “comunisti”. Quindi ha potuto studiare la storia d’Italia abbastanza da aver rispetto e ammirazione per la resistenza e chi l’ha condotta. Gli piacevano le prime forme di solidarietà tra gli operai e i contadini. Pensa che Marx era un grande.
Le nuove forme di fascismo gli danno fastidio, la scioltezza e noncuranza con cui riemergono i simboli del nazifascismo su bancarelle, bandiere, allo stadio, lo sconvolge.
Sa portare qualche esempio di cittadini extracomunitari che si sono tutto sommato ben integrati nella sua comunità. Quando vede un gruppo di donne islamiche col velo sedute su una panchina, al parco, più che indignarsi si incuriosisce. Odia i luoghi comuni, le frasi fatte.
Gli par curioso che qualcuno tenti di muoversi con orgoglio tra i vicoli del centro storico della sua città - del suo paese con un SUV da 6000 cc. Non capisce, in effetti, perchè gli sia permesso farlo.
Fatica a sostenere le sue idee, solitamente piuttosto complesse e argomentate, nelle discussioni dai toni semplici, perchè non trova il modo efficace di esporle in tempi brevi e con chiarezza. Non sempre ha la risposta pronta quando si chiama in causa l’operato dei suoi. Forse perchè i suoi non sempre operano secondo quel che ci si attenderebbe.
Talvolta non riesce a tradurre in operato concreto le buone idee che sostiene. Può tendere a parlare un po’ troppo del partito, a guardare un po’ troppo indietro. Può farsi coinvolgere troppo dalle diatribe interne al suo partito perdendo di vista l’obiettivo generale. Rischia di idolatrare i suoi esponenti politici preferiti (di solito, bisogna riconoscergli, sono particolarmente bravi rispetto agli altri o comunque presentano una sostanziosa dose di buon senso che altri mettono da parte senza troppi complimenti…)
Mangia (bene) alle feste dell’unità. Quando va ad ascoltare i discorsi dei suoi leader si sofferma sempre a guardare la gente che c’è vicino a lui.
A volte si fa prendere in giro, e non si accorge che sono proprio i suoi che lo stanno truffando.
Anche se diventerà un democratico, si proclamerà instancabilmente di sinistra. E questo è quanto.
Ho scritto questa cosa qualche giorno fa, ero in dubbio se postarla o meno poi ho riguardato il discorso di Piero Fassino alla chiusura della festa nazionale e ho pensato che potevo anche postare: naturalmente è assurdo fare una categoria in questo modo, tipo paese dei balocchi, ma mi piaceva riassumere in un mezzo scherzo quelli che vedo come tratti comuni nella “nostra gente”. Si sta parlando di diessini sinceri, e non degli arrivisti e mercenari che naturalmente popolano anche il nostro partito presente e futuro. Visto che i diessini cessano di esistere a favore dei democratici, me lo concederete…
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Laura TS
oddio…
siamo proprio così!
:-D
o perlomeno…
io sono così!