Ascoltare, non fare il frappè

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simon.jpgCari tutti,
è un po’ che non scrivo su questo blog, il tempo non me ne ha dato la possibilità. Rientro e dico la mia dopo aver letto lo scambio tra Alessandro (che mi piacerebbe conoscere di persona) e Davide.

Se dicessi che non sono d’accordo con Davide, non direi nulla di nuovo, ma dato il tono della discussione interessante che avete messo in piedi, dire di nuovo che non sono d’accordo con Davide, mi sembrerebbe in questo caso (e lo dico con il sorriso sulle labbra, quindi Davide, non amareggiarti o incazzarti, sto scherzando) di “sparare sulla Croce Rossa”! E poi ha scritto le sue “scuse”, quel che gli consiglio è di contare fino ad 1000000 poi postare, giusto per evitare ogni volta di doversi correggere o giustificare.

Davide sa quanto le sue posizioni le contrasti spesso e volentieri perché l’intransigenza che spesso da lui viene manifestata, è in antitesi con l’idea di politica nuova che stiamo mettendo in campo. Sulla vicende di Mele in particolare, mi sembra stucchevole attaccare un intero partito davanti a responsabilità che sono senza di dubbio individuali, non elementi statutari di quel partito.
Secondo me ognuno di noi la può pensare come crede, ci sarà, anzi, ci deve essere posto anche per le idee ed il modo di manifestarle, di Davide, ciò non toglie che l’idea d’essere sempre e comunque dalla parte giusta, che la nostra sia sempre elevata moralità e quella degli altri, sempre indignitosa politica, deve cambiare. Se penso a come si comporta certa sinistra radicale (non mi piace definirli così, io sono di sinistra, riformista e radicale), fatico a pensare che quelli siano coloro con i quali sento di condividere idee, passioni, storia. Per questo Davide, se hai voglia si essere utile alla giusta causa (per me, per l’amor di dio, non voglio universalizzare la giustezza della mia opinione), devi impegnarti a guardare il mondo con qualche velina, provando ad osservare che tra il nero ed il bianco esiste il grigio, e qualche volta ascoltare, non fare frappè di notizie, non riuscendo quindi a far piena luce sulla provenienza e sapore di ogni ingrediente. E se non sbaglio è quello che Alessandro diceva nel post, spero d’aver capito bene. E dico quindi ad Alessandro, dal basso della mia esperienza, che apprezzo il suo modo di argomentare le sue posizioni, e che mi piacerebbe trovarmi un giorno a discutere di nuovo con tutti voi su quello che dovremo fare nei prossimi giorni. Il dibattito di questo sito mi piace, trovo che tutti voi abbiate la potenzialità per essere soggetti, persone, individui, in grado di contribuire a quello che stiamo faticosamente realizzando. Trovo in quello che scrivete (tutti, anche Davide), competenza, passione, ricerca, ovvero quegli ingredienti che sono spesso mancati alla politica italiana ed alla sinistra in particolare negli ultimi anni, ma non l’accuso perché ogni comportamento, la forza e la debolezza, va contestualizzato, e ne vanno comprese le ragioni profonde. Concludo rimproverando Davide, sapendo che lo posso fare giusto perché l’ho visto per la prima volta quando aveva solo sette giorni di vita: penso tu debba riuscire a prendere il tempo che serve per capire, per andare in profondità nelle questioni, senza altare il tono, senza aggredire, ma soprattutto senza fare come ha sempre fatto il tuo ex presidente del consiglio, ovvero, dire, poi smentire o correggersi. Il tempo è fatto anche per questo, non solo per dare una cadenza (scadenza) biologica alle nostre esistenze. Se saprai ascoltare in silenzio le tante argomentazioni, forse riuscirai a farti un’idea più qualificata ed eviterai i quintali di carne che continui ad accatastare nel tuo freezer ormai stracolmo!

Passo a Silvia, anche lei che non conosco ma che vorrei conoscere.

Ho letto il testo sul ritorno, sull’Africa, sulla sua gente, sulla tua gente. Mi è piaciuto, e credo che mi sia piaciuto anche per la sofferenza che traspare. Non è cinismo, è comprensione dell’importanza che hai dato, stai dando e darai a questa esperienza di vita che segnerà (fortunatamente) indelebilmente la tua vita. E dal momento che sono convinto che ognuno di noi, con la propria vita, le proprie gioie e le proprie debolezze, aiuta a forgiare le esistenze altrui, anche tu, con la tua passione e competenza, potrai forgiare le nostre, a volte vuote o limitate. C’è tanta Africa anche qui, ci sono tanti bimbi anche qui, troverai di sicuro il modo per creare un collante in scalfibile tra quel che stai vivendo e quello che verrai a vivere. Quando torni facciamo in modo di incontrarci, ho voglia di sentirti raccontare.

Grazie a tutti per quel che scrivete, è bella politica, quella che mi piacerebbe si sviluppasse ad ogni livello.

Grazie ancora, e scusate se trovate degli errori, non ho riletto, non ne ho tempo.

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3 Responses to “Ascoltare, non fare il frappè”

davidino

Grazie per la critica, e le critiche costruttive che tu, e non solo, mi ponete continuamente perchè la politica mi appassiona molto e a volte mettendoci il cuore dimentico che essa è dialettica collettiva e, fortunatamente, non un triste monologo tra me e me. Ovviamente ognuno ha le sue posizioni, io ormai mi sono affezionato alle mie e, concluso il congresso, penso che gli steccati tra mozioni che si erano formati non abbiano più senso.
Costruire un partito aperto fa bene a noi e ai cittadini che possono trovare mezzi e stimoli per discutere e risolvere i loro problemi.
Ho sempre pensato che il dovere, la missione di chi fa politica è quella di farsi carico dei numerosi problemi della società e cercare di risolverli nel migliore dei modi possibili.
Fare una politica di sinistra (concordo con te sul “riformista e radicale”) secondo me vuol dire capire e dar voce ai cittadini che spesso sono vittima di numerosi abusi e di cui nei giornali o in tv non si parla mai o quasi.
Penso che il PD possa dare più forza alla sinistra in questo Paese e, non rassegnandomi all’idea di una sinistra “gettizzata” su posizioni anacronistiche o addirittura estremiste e conservatrici, non ho condiviso il progetto scissionista dei compagni di SD.
Ora però ritengo sia importante che la tradizione e i valori della sinistra abbiano piena cittadinanza e riconoscibilità nel Pd confrontandosi anche con chi nella sinistra vera e propria non c’è mai stato ma che condivide idee e valori del progetto democratico.
Inoltre il processo costituente deve rimanere aperto anche a quelle forze e a quegli uomini e donne della sinistra che non hanno saputo coglierne le potenzialità per i lavoratori e per il Paese.

Federico AS

Nel mio piccolo dico la mia: fare una politica di sinistra significa perseguire l’interesse generale e non quello particolare, significa mettere al centro la collettività per vedere soddisfatti al massimo i suoi bisogni, guardando al futuro e non solo al presente.
Tante forze politiche si professando di sinistra (nascondendosi addirittura dietro alla falce e martello) quando in realtà di sinistra hanno poco e nulla. Allo stato attuale delle cose, è molto più di sinistra Franceschini di un Diliberto qualsiasi.
Nel Pd l’unico errore da non fare è ritenersi superiori in quanto depositari di una tradizione di sinistra. Non bisogna farne una bandiera o un senso di appartenenza, ma bisogna sapersi mettere in gioco e confrontarsi con gli altri, essere disponibili al dialogo, apprendere, arricchirsi. Solo così non si raggiungerà un semplice compromesso, ma qualcosa di più alto.
Spero si sia capito qualcosa, ho talmente tante idee in testa che mi riesce difficile scriverle in maniera ordinata e coerente. :D

silvia

Essendo attualmente silviacentrica non riesco a fare commenti sulla politica, sulla legalizzazione e sul pd.
Vi confermo soltanto che in quel dei buskers sarò li e che spero di vedervi e conoscervi..
Grazie simo.
Un abbraccio

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