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Friday, January 25th, 2008
di Umberto Eco
Un paese diverso dagli altri
Dialogo con un amico straniero sulle dimissioni di Mastella, sul governo, sulle dichiarazioni fatte all’estero dai nostri politici, sul ruolo dell’opposizione e quello della maggioranza.
Ma che cosa è successo da voi nelle ultime due settimane? mi chiede l’amico straniero. Mah, rispondo, un ministro è stato accusato di concussione. Beh, dice l’amico, niente di strano, è successo anche da noi. Come ha reagito il governo? Gli ha assicurato la sua solidarietà morale, rispondo. Giusto, dice l’amico, il governo deve supporre che, sino a che non sia provato che il ministro ha davvero commesso un crimine, egli sia una persona per bene, altrimenti non l’avrebbero mai cooptato. Piuttosto, continua, l’amico, dimmi che ha fatto il ministro. Rispondo che, per essere libero di tutelare la sua onorabilità e non mettere in imbarazzo il governo, ha dato le dimissioni. L’amico osserva che siamo davvero davanti a una persona degna del massimo rispetto. Così si fa nei paesi civili.
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Wednesday, January 16th, 2008
Un insieme di considerazioni che mi premono, viste le vicissitudini vissute da questo Paese in questi ultimi mesi (anni?!?). è preoccupante davvero vedere sentimenti popolari con una base (si spera) sana rivoltarsi e diventare malsani, violenti e anti democratici. un piccolo elenco: muore Gabriele Sandri, ucciso per errore dalla polizia e a Roma si scatena l’inferno, questione rifiuti a Napoli e i blocchi degli abitanti di Pianura diventano una scusa per attaccare indistintamente e violentemente forze dell’ordine e di soccorso (vigili del fuoco) in primis e politici (l’episodio degli impiccati); i disordini di Cagliari e il fallito attentato a Soru, le proteste violente nei toni contro il Papa, pallottole che girano dirette ai fratelli Berlusconi, a De Bortoli, a Prodi, e in ultima all’assessore ferrarese Cavallini.
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Thursday, September 27th, 2007
Dopo aver dato l’ultimo esame del primo anno di giurisprudenza, mi permetto di fare una piccola riflessione, guarda caso, di tipo giuridico. Il punto di partenza sono tre fatti che tra loro hanno poco, ma davvero poco in comune:
1) la discussione attorno alla legge elettorale;
2) l’emanazione, in Veneto, di una legge regionale che vieta la vendita e la somministrazione di bevande alcoliche in tutti gli esercizi commerciali durante la notte, tra le ore 1.00 e 6.00;
3) la proposta legislativa di Grillo e del popolo del V-Day.
Tre leggi,con le quali si vorrebbe cercare di ovviare a problemi di tipo sociale (la 2) e politico (1 e 3)..la domanda è: saranno efficaci? Risolveranno davvero i problemi? Qualcuno potrebbe dire “dipende” io dico “no”. Perché? Perchè le leggi non sono altro che mere parole, enunciati che vorrebbero essere normativi.
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Monday, August 6th, 2007
Scrivo questo post in risposta alla risposta al mio commento al post di Davide Nanni “MELE MARCE” quindi vi consiglio di andare a leggere il suo post, il mio commento e la successiva risposta del Nanni per poter comprendere appieno quello che sto per scrivere:
1- non capisco il senso di superiorità morale e intellettuale con il quale il Nanni sembra affrontare ogni discorso con chi dissente dalle sue opinioni; se non ricordo male esiste una simpatica filosofia detta “relativismo” secondo la quale le mie opinioni hanno pari valore delle sue, e nn esiste verità assoluta, ma forse il Nanni nn è proprio d’accordo cmq;
2-”poi non penso che la sinistra italiana sia morta caro alessandro….l’idea di difendere, dar voce e possibilità di decidere a tanti italiani che ancora vivono in condizioni di esclusione e indigenza, non mi sembra sia un’idea da poco….la storia di questo paese è stata fatta anche da milioni di donne e uomini che ai valori della sinistra credevano veramente e non penso sia giusto che l’idea di un mondo migliore finisca nella tomba con loro.”
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Sunday, May 13th, 2007
Nell’ambito delle polemiche post family day vs coraggio laico, mi preme fare un paio di considerazioni, ma prima un paio di premesse: 1- I DICO o anche i PACS nn li considero un’emergenza vera e propria per questo Paese; importanti certo, ma sono utilizzati più come una semplice bandiera ideologico-elettorale; 2- Pur essendo ateo convinto, apprezzo buona parte della filosofia pratica cristiano-cattolica, seppure essa (scusate il gioco di parole) sia più predicata che praticata.
Detto questo, qualche considerazione. Come ci si poteva aspettare la Chiesa ha organizzato alla perfezione la manifestazione di ieri, utilizzando metodi propagandistici che ricordano i bei partiti di massa di una volta, seppure nn saprei dire precisamente se quella di ieri fosse una manifestazione religiosa (?) o politica (…). Ciò che emerge da questa vicenda, in relazione agli ultimi mesi è che come sempre i preti (simbolicamente: la Chiesa) vincono,e poco interessa se giocano sporco. Mi spiego: Bagnasco utilizza delle sottili tecniche parapsicologiche per influenzare buona parte dell’opinione pubblica, accostando i DICO alla pedofilia e all’incesto, sapendo che alla lunga l’opinione pubblica nn ricorderà tutto il discorso nel suo significato generale, ma solo quest’inquietante e ingiusto accostamento; lo stesso fa l’Osservatore Romano (che è formalmente indipendente dalla Chiesa) accostando chi mette in discussione i comportamenti della chiesa e dei suoi esponenti a terroristi tagliagole e brigatisti.
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Sunday, April 29th, 2007
“è il sistema italiano delle piramidi societarie […] che consente il controllo da parte di un imprenditore che comanda tanto rischiando poco. Un sistema che ha favorito il formarsi di una classe dirigente mediocre, inadeguata a gestire le sfide del mercato e molto portata a favorire più gli interessi personali che quelli generali…” Alberto Statera - La Repubblica del 29/04/’07
In queste righe dell’articolo apparso sulla Repubblica sono condensati gli ultimi cinque (?) anni di economia e finanza italiane. Sembra il giudizio più giusto per i furbetti del quartierino e affini, che sulla pelle di azionisti deboli investono, azzardano lanciano OPA improponibili solo per falsare il mercato azionario, girare la borsa come più conviene a loro e alle loro annefalchi tutte uguali, tutte innamorate, tutte garantiste, tutte a chiedere l’assoluzione perché “mio marito è una vittima, c’è chi ruba più di lui”, che sarà anche vero, ma non è una scusante. Alla fine questi furbetti risultano pure simpatici, un po’ piacioni, fanno molto italiano col loro accento romanaccio un po’ alla Totti, e le loro storie d’amore dipinte sui rotocalchi appassionano giovani e casalinghe di tutt’Italia e i furbetti appaiono un po’ i pionieri dell’economia nazionale, vittime di un regime dirigista, mentre non risalta tutta la loro avidità, il loro individualismo arrivista,la loro mediocrità professionale e morale che li rende macchiette da “Quelli che il calcio”. è questa solo una deriva della società italiana? oppure considerate Calciopoli, Vallettopoli e via dicendo..è questa la società italiana? un Italia burina, frivola all’estremo, che si nutre di falsi gossip, di una politica basata sull’apparenza, sul dualismo Berlusconi ladro-Prodi mortadella, sulla convinzione che “Tutti i politici rubano, quindi perché noi dovremmo pagare le tasse?”, sull’assunto del “Prima per me, per gli altri se ce n’è”? ai posteri l’ardua sentenza, a noi il dovere di lavorare per migliorare le cose oggi, e far si che il nostro Paese perda la sua aurea da paese del gatto e la volpe, la sua arroganza da “Che ce frega tanto siamo Campioni del Mondo, tiè!” (Mario Giordano dixit) come risposta alle critiche che piovono da mezzo mondo (che poi questo mezzo mondo parli bene e razzoli male è questione a sé). Ecco quale vorrei fosse il programma del mio PD, provare a superare tutta questa “ignoranza itagliana senza complessi”(*), a offrire un’alternativa valida, determinata e soprattutto in rotta col passato, in reale rotta col passato.
(*) mi sono permesso di citare una frase di Enrico Brizzi in “Jack Frusciante è uscito dal gruppo”.
Thursday, April 26th, 2007
Salve a tutti, io sono Alessandro. Ringrazio innanzitutto Enrico Balestra per avermi permesso di scrivere su questo blog e gli amici Francesco (Raimondo) e Luca Bellini, per avermi invitato più volte a scrivere. Comunque passiamo ai fatti.
Oggi ho finito di leggere “Gomorra” di Roberto Saviano. Un libro che lascia completamente muti, senza parole, un libro che fa riflettere, seppure lasci con l’amaro in bocca. In breve, descrive tutto il “Sistema”, cioè l’insieme dei rapporti tra le organizzazioni criminali camorristiche che rientrano nell’area di Napoli e dell’intera Campania. Saviano è un napoletano e proprio per amore della sua terra credo abbia scritto questa sofferta opera nel modo più crudo e realistico possibile, proprio per amore di Napoli credo abbia deciso di restare, contrariamente a tutti quelli che hanno deciso (anche comprensibilmente) di andarsene da quella terra, quasi che fosse maledetta. Saviano descrive in modo impietoso come il “Sistema” sia qualcosa che permea la società campana non solo nell’ambito economico, ma anche a livello politico e soprattutto sociale, come esso sia ormai un istituzione presente anche nella mentalità di molti. Non manca un capitolo dedicato a chi il “Sistema” ha provato a combatterlo nè mancano i dati certi e precisi sul potere economico che la camorra ha acquisito in questi anni, tant’è che Saviano nn si risparmia neppure nel descrivere la crudeltà delle guerre di camorra, e ci dimostra come anche la azione più inumana risponde a logiche economiche e di potere del tutto razionali e logiche in ambito criminale. Tutto questo deve fare riflettere. La Campania è da anni regione governata dalla sinistra e seppure non emerga dal libro di Saviano una vera e propria connivenza tra camorra e politica, si intuisce che ci sia stata una sorta di tacita complicità tra l’intero ambiente politico campano e il “Sistema”. Ora le domande che mi pongo sono: sarà proprio vero che per fare politica al Sud è necessario avere le conoscenze giuste? la sinistra campana che responsabilità ha nell’avanzata economico-sociale del “Sistema” camorristico? non sarebbe interessante, in vista PD, cercare di cambiare il nostro modo di fare politica nel mezzogiorno? “Napoli muore” scriveva già l’anno scorso Giorgio Bocca, e veniva criticato dal sindaco Iervolino e da un codazzo di pseudo-intellettuali e personalità campane (tra le quali Gigi D’Alessio, fior fiore di cantautore): aveva torto? a giudicare dal libro di Saviano era stato anche troppo buono.
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