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Wednesday, April 25th, 2007
In questi giorni, in occasione degli incontri congressuali che stanno progressivamente portando alla nascita del Partito Democratico, ho sentito spesso parlare degli aspetti che tale cambiamento dovrà migliorare, perché ritenuti negativi, e quelli di cui invece i compagni dovranno essere orgogliosi, frutto di una tradizione politico-sociale ricca di insegnamenti. Ma questa è un’altra storia. Non tesserò le lodi del nostro partito perché ritengo che questo genere di attività rientri nei difetti che il rinnovamento dovrebbe eliminare: l’essere autoreferenziali è il nostro più grande limite. Ci estraniamo dal mondo e da quelli che sono i problemi veri; perdiamo il senso della politica e ormai non ci chiediamo più quali siano le reali esigenze dei cittadini, se siamo in sintonia con il comune sentire. E’ forse questo tipo di presunzione che in quasi vent’anni ha portato il Pci, il Pds e infine i Ds a perdere progressivamente consensi? E’ forse questa la causa di un’impellente necessità di rinnovamento? Le parole mi escono a fiumi.
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Tuesday, February 6th, 2007
Ciao Marco,
sono una tua grande ammiratrice e faccio parte della Sinistra Giovanile di Ferrara. Il giustizialismo è una corrente di pensiero che condivido in pieno, oltre ad essere una dote in te che apprezzo sinceramente.
Non perdo quasi mai un tuo articolo e seguo con grande piacere le comparse che fai in tv; tuttavia, le cose che dici mi provocano nel contempo grande senso di approvazione e rabbia. Perciò sento la necessità di sfogare questo disagio, esprimendoti il mio pensiero e rendendolo noto anche ai lettori di questo blog.
A volte, leggendo i tuoi libri, mi viene voglia di espatriare: quando penso alle decine di parlamentari fra pregiudicati ed inquisiti che siedono in Parlamento; o agli inciuci fra destra e sinistra nelle vicende Rai e non solo; per non parlare dell’ennesimo scandalo italiano, capo dell’attuale opposizione, sul quale hai prodotto tanti documenti, e di cui non riesco a scrivere il nome perché suonerebbe male fra queste righe; e che dire delle pensioni d’oro dei parlamentari, pari al trattamento che un lavoratore medio avrebbe dopo 40 anni di lavoro, e che essi maturano dopo appena due anni, oltre alle relative indennità? Insomma, un paese, il nostro, che si fa sempre riconoscere…
Potrei andare avanti per pagine, scrivendo di tutti gli scandali che hai denunciato in questi anni ma a coloro che prestano attenzione alle vicende del nostro paese, magari leggendo quotidiani liberi o sfuggendo tramite Internet alla censura mediatica, sono storie note. E questo grazie a professionisti come te che non rinunciano a fare il proprio mestiere.
Spesso mi trovo in difficoltà quando leggo o sento tue prese di posizione negative su personaggi, cose o fatti che riguardano la mia ala politica. E ne sono ben felice! Infatti, la mia ingenua convinzione che tutto ciò che proviene dal mio partito sia giusto e condivisibile, a volte mi porta a non essere razionale, incapace di riflettere secondo i miei parametri di giudizio. E per questo voglio ringraziare il tuo operato. In Italia abbiamo tutti bisogno di una voce fuori dal coro che ci esponga verità che sono sotto gli occhi di tutti ma che vengono puntualmente omesse o distorte, come ad esempio sentenze o episodi quanto meno curiosi. Perché vedi, mettere in relazione vicende o semplicemente frasi, in modo da ricavarne un giudizio, è un’operazione che a noi altri mortali risulta spesso difficile, vuoi per la carenza di informazioni, spesso pigramente voluta, vuoi per l’insufficiente capacità dei neuroni. Insomma, il tuo contributo alla causa è enorme. Anche perché oggi, a parte pochissimi, nessuno dice le cose come stanno: il passato mafioso di B.; le amicizie discutibili di Mastella; la vergognosa abitudine, propria di tutti i politici, che consente a certi soggetti già pregiudicati, vedi Jannuzzi o Previti, di non pagare per aver infranto la legge; senza contare le catastrofiche conseguenze di provvedimenti, non a caso adottati con il contributo del centro-destra, quali l’indulto o l’ampliamento della base di Vicenza; ecc. ecc. (more…)
Monday, January 29th, 2007
Cara amica,
la settimana scorsa sono stata alla riunione con i ragazzi. Abbiamo parlato di questo nuovo Partito Democratico… voglio essere sincera con te che mi conosci da tanti anni: quando mesi fa si incominciò a discutere seriamente del progetto, io pensavo che fosse uno scherzo. Mai e poi mai avrei rinunciato a quella che oggi tutti chiamano l’identità di partito. Scherzi? Pensa solo alle lettere di convocazione alle riunioni di sezione: non più “care compagne, cari compagni, …” ma qualche altro insignificante preambolo, scarico di quello straordinario valore storico e morale che rivestono queste parole; per non parlare delle Feste de l’Unità… pensa che oggi leggevo sull’omonimo quotidiano un virgolettato della Bindi che, rivolgendosi ai Ds, sostiene che una volta nato il PD dovremo cambiare nome per la manifestazione e che addirittura non avrebbe più senso… quella vecchia saputona… brava eh, per carità, ma forse dovrebbe sbigottirsi un pò; infine, ti ricordi quando siamo andate alla Fiera all’incontro con Fassino? Quanta gente che c’era… Ricordo che fu subito dopo la disfatta del 2001 e noi altri, gente di sinistra, eravamo carichi come delle mine! Nell’aria si percepiva chiaramente un’euforia generale dovuta alla presenza del nostro leader ma anche alla sensazione che lavorando insieme avremmo potuto cambiare quella situazione ai nostri occhi drammatica, senza via d’uscita. E Piero, lui riesce sempre ad essere così schietto e convincente che alla fine del suo discorso, noi tutti applaudimmo, alzandoci in piedi per correre verso di lui. La gente si ammassava e io, matta come sono, mi ero intestardita di andare a salutarlo di persona; l’idea di stringergli la mano mi faceva venire la pelle d’oca, ricordi?! E tu come sempre che cercavi di farmi ragionare “Ma dai! Non ce la farai e poi rimaniamo intasate nel traffico del parcheggio per la gente che se ne va…dai, andiamo..”. Ti strattonai e, trascinandoti in mezzo alla folla, siamo riuscite ad arrivare a dieci metri da lui. Fassino era alto, magro, spalle larghe e viso sorridente con quell’espressione gentile che tu ogni tanto dici che ti eccita. Meglio che in televisione! Era circondato da guardie del corpo ma anche dai nostri leader politici locali che facevano a gara a chi leccava meglio. Ma questo non gli impedì di guardarsi intorno e, vedendo noi giovani pulzelle, isole felici in mezzo ad un nugolo di solite vecchie facce note, non li ha più considerati e ci è venuto spontaneamente incontro. Io me la facevo sotto ma vedendo che la sua intenzione era quella di salutarci e non di passare oltre, ho avuto la forza di tendere la mano e di stringergliela. Lui disse: “Ragazze, mi raccomando, stiamo lavorando per voi…”“Ragazze, mi raccomando, stiamo lavorando per voi…” e sfoderò un sorriso che non me lo dimenticherò mai. Si riferiva ai giovani, invitandoci a non mollare per contribuire a creare un futuro migliore, sia civile che politico. Ecco, ti immagini se al suo posto ci fosse stato Rutelli??? Ho detto tutto.
Insomma, questa idea fin dall’inizio non mi è piaciuta. Perché mi sembra contraddittoria, un po’ come una trovata pubblicitaria. Sai no, quando vedi lo spot del budino cremoso al cioccolato, senza imperfezioni, leggermente ondulante e poi lo vai a comprare, apri la confezione e scopri che cola tutto. Mi sembra un’ottima metafora in fondo. (more…)
Monday, April 3rd, 2006
Una delle preoccupazioni tipiche giovanili è quella relativa al lavoro. Già, la ricorrente domanda “che farai da grande?” talvolta finisce per diventare un incubo. In fondo costruirsi una famiglia, accedere ad un mutuo e mangiare tutti i giorni, non sono poi pretese così rare e incomprensibili. Il fatto è che noi ragazzi non abbiamo più certezze che non siano quelle degli affetti più stretti, la squadra del cuore, la voglia si sesso e il cinema, ma anche la musica e il teatro. E’ già molto, no?? Scherzi a parte, ci sono molti modi per ridurre un fenomeno che presto potrebbe essere dilagante e cioè quello dello sfruttamento dei giovani lavoratori a beneficio di una classe dirigente, stretta e mal assortita. Ad un’analisi più attenta, si finisce ben presto per associare quest’ultima alla classe politica. A testimonianza di ciò, oltre ai vari tentativi di indebolimento delle principali tutele (art. 18 Statuto dei Lavoratori) e al generico calo dell’occupazione in pianta stabile, al quale si è assistito dal 2001 ad oggi, spunta un’altra legge di cui poco si è parlato: il d. lgs. 10 settembre 2003, n. 273 in attuazione parziale del Libro Bianco scritto nel 2001 da Marco Biagi, a causa del quale le Br lo assassinarono. La riforma in materia di occupazione modifica l’apparato strutturale dei principali contratti lavorativi diffusi sul mercato: dai contratti di formazione a quelli c.d. intermittenti, da quelli di inserimento agli altri genericamente denominati come contratti di lavoro flessibile, per arrivare ai contratti di lavoro a progetto. Tra i contratti di lavoro flessibile, possiamo individuarne almeno 3 (contratto di lavoro intermittente, ripartito e part-time). Questi ultimi possono essere considerati come modelli applicabili a sua volta anche ad altri tipi contrattuali, come sarebbe ad esempio per un contratto a tempo determinato organizzato secondo part-time (orario ridotto nell’arco della giornata). Si ottengono così svariate combinazioni che hanno dato vita a nuovi tipi contrattuali (fate conto di giocare ai Lego!). Nell’ambito di queste costruzioni il datore di lavoro può godere di maggiore discrezionalità perché non vi è una regolamentazione astratta specifica, con il risultato che egli è avvantaggiato da questa situazione, perché la sua posizione contrattuale è più forte: potrà modellare la prestazione lavorativa del suo dipendente in completa autonomia, secondo le esigenze della propria attività.
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