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Sunday, August 19th, 2007
Ieri ho letto su “L’espresso” come è cambiata la vita di Roberto Saviano dopo la pubblicazione del suo ormai celebre libro “Gomorra”, in cui il giovane scrittore attacca apertamente la mafia. In realtà è gia da molto tempo che questo giornale dà ampio spazio a Saviano e credo giustamente, perché la sua parola deve essere divulgata più ampiamente possibile. La cosa che deve essere messa in evidenza è rappresentata dal fatto che dopo l’uscita del suo libro, e più precisamente dopo il suo successo nazionale, lo scrittore napoletano è costretto a vivere sotto scorta ventiquattro ore su ventiquattro, specialmente se si trova a Napoli, tanto che ormai preferisce rimanere segregato in casa “a leggere e scrivere”. Questo perché la mafia ha espresso il suo verdetto e, come è uso negli ultimi decenni, esso sarà eseguito anche se dovessero passare vent’anni: una fatwa!! E cosa fa Saviano di fronte a tutto questo?? Sorride. Sorride semplicemente. (more…)
Sunday, July 15th, 2007
Eccezionali, fantastici, eccitanti…..un grande concerto si è svolto ieri sera a Ferrara: quello degli Arctic Monkeys. I ragazzi di Birmingham hanno fatto una performance strepitosa, suonando con precisione, senza mai commettere gravi errori (se uno ascolta il cd e loro dal vivo non trova molte differenze). Hanno suonato tutti i loro migliori successi: da The view from the afternoon a When the sun goes down, da I bet you look good on the dancefloor a Fake tales of San Francisco, più molti pezzi dell’ultimo album (Brianstorm, Florescent adolescent, Balaclava), chiudendo ovviamente con la strepitosa A certain romance.
Tra il pubblico c’è stata la giusta trasmissione di energia, quella che rende grande il rock.
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Saturday, May 26th, 2007
Perché in Italia non abbiamo cultura sportiva? Potrei dire anche cultura sociale, senso civico e altre cose, ma voglio concentrarmi in particolare sull’aspetto sportivo.
Nell’antica Grecia c’erano le olimpiadi, a Roma le arene dove ci si divertiva a vedere massacrare animali e uomini, nel medioevo c’erano i tornei organizzati dai grandi signori, dove i cavalieri si affrontavano in diverse discipline (spada,tiro con l’arco,combattimento a cavallo etc) e già erano divisi per squadre, ognuna con il proprio stemma; oggi abbiamo stadi e palazzetti dove possiamo assistere a una miriade di attività sportive. Lo sport oggi rappresenta una delle attrattive maggiore, con persone disposte a fare di tutto per seguire e “difendere” la propria squadra ovunque, ma spesso (come di vede soprattutto nel nostro paese) non con lo spirito giusto.
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Tuesday, May 1st, 2007
Oggi è il 1° Maggio, festa dei lavoratori; è la festa di tutti, forse dovrei dire di molti, ma mi sento buono e dico di tutti. È una festa che ci ricorda le lotte atroci per il diritto al lavoro e per i diritti sul lavoro, le lotte sindacali, le lotte perché non ci siano differenze in questo campo. Oggi bisogna festeggiare tutto questo, ricordando quello che si è fatto, che è molto, ma anche guardare a cosa c’è da fare, che non è poco.
Il lavoro rappresenta un aspetto fondamentale della nostra vita e direi della nostra esistenza, è il piedistallo dell’economia, su cui a sua volta si basa “tutto”; forse è un discorso un po’ troppo marxista, ma la realtà del terzo millennio è questa: l’economia influenza ogni singolo istante della vita umana sulla terra.
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Wednesday, April 25th, 2007
Il movimento della resistenza ha rappresentato una parte importante della nostra storia, non solo perchè ha contribuito alla liberazione del nostro paese e lo ha condotto alla democrazia, ma anche per quei valori, quella identità che ha portato con sé. Fratellanza, uguaglianza, giustizia e libertà sono gli ideali che hanno spinto i nostri nonni a combattere e a sacrificare le proprie vite, ideali che ancora oggi sono utopie. Non voglio però raccontare la storia della resistenza a voi, miei lettori, supponendo con convinzione che la sappiate già, ma voglio dire cosa rappresenta per me.
Io sono giovane, molto lontano da quegli anni, ma lo stesso molto vicino: quando sento i racconti di quelle lotte, di quelle fatiche e penso a quanti uomini coraggiosi sono morti per me, riesco ogni volta a commuovermi, pieno di gratitudine. Ho fatto miei quei valori suddetti, sperando un giorno di vederli compiuti nella mia Italia e, nel mio piccolo, operando perché questo avvenga. So, da amante della storia, che la Resistenza ha avuto anche i suoi lati oscuri, non lo voglio negare, anzi credo che sia importante che anche questi aspetti vengano alla luce, anche se non mi piace il comportamento di qualche scrittore, che continua nel tentativo di raccontare i fatti bui di questo movimento, perchè ha visto che così vende più copie, rischiando però di cancellare gli enormi aspetti positivi. Un analisi critica va fatta, ma tenendo conto di tutti gli aspetti sociali, storici e anche umani.
Il 25 aprile è un giorno importante, un giorno in cui dobbiamo ricordare che tutto ciò che abbiamo oggi è merito anche di quel grande sforzo di altruismo che è stato fatto dai partigiani nel confronto del paese.
Io spero che così sia vissuto questo giorno e che la memoria non venga dimenticata perchè “chi non conosce la storia è destinato riviverla”.
Thursday, February 22nd, 2007
Sono passate poco più di ventiquattr’ore dalla caduta del governo Prodi e ancora non riesco a capacitarmene. Non posso crederci! Non ci voglio credere! Non voglio credere di essere caduto sulla politica estera. Pensavo che se questo momento doveva arrivare, fosse a causa di qualcos’altro, per esempio le pensioni o i Dico. Ieri mattina, quando mi sono svegliato, ho avuto la strana sensazione che quel giorno il governo rischiasse la “rottura”. Ma poi, mi sono detto, che non sarebbe successo, che Prodi li avrebbe messi d’accordo sulla politica estera, casomai promettendo qualcosa in cambio. Non pensavo che i comunisti votassero contro. Invece l’hanno fatto: solo due, ma sono bastati. Per due voti abbiamo perso!!! Ma cosa pensano quei due “personaggi”? che se ritorna al governo la destra ci ritireremo dall’Afganistan? Che rinunceranno ad allargare la base di Vicenza? Non so…..non so cosa dire, ancora adesso, dopo più di un giorno.
Adesso ci saranno le varie consultazione, ma non so cosa è meglio attenderci….temo le elezioni immediate, prospettiva poco probabile, ma non del tutto infondata. Le temo perché sono consapevole del fatto che la destra le vincerebbe con il 70%, se ci va bene, e la sinistra avrebbe finito di esistere in Italia per sesssant’anni. Un Prodi Bis non so che senso avrebbe. Una larga intesa porterebbe alla fine di tutte le riforme, cosa a cui tengo di più.
Proprio ora che le cose stavano per migliorare, che eravamo pronti per cominciare a riformare questo paese: adesso tutto è buio. Sono pessimista, lo sono di natura, ma adesso non so più a chi rivolgermi. Sono demoralizzato! E intanto l’Italia, il paese che amo, il paese che con questo governo ero convinto di risollevare, questa Italia rotola sempre più verso un futuro di ombre
Monday, January 8th, 2007
L’Italia è un paese strano. Tutti si lamentano che c’è sempre troppo da pagare, che i soldi mancano, che le tasse sono sempre più alte: ogni volta che a fine mese bisogna “dare a Cesare quel che è di Cesare” gli italiani escogitano tutti i modi per non pagare o per pagare meno Cesare.
L’economia del “bel paese” negli ultimi anni è tutto fuorché eccellente, diversi problemi lo stato dovrà affrontare, con ripercussioni sulle famiglie italiane. E tutti si lamentano.
Le lamentele oramai sono cosa comune, forse perché parlare è più facile che ascoltare, capire e rimboccarsi le maniche; esse però sono sempre pur lecite, in particolare in uno stato democratico quale è il nostro, ma devono anche avere riscontro nella vita quotidiana di coloro che si lamentano. È meglio fare un esempio: se una famiglia si lamenta di non ”arrivare” a fine mese, la lamentela deve essere ascoltata dallo stato, ma questa lamentela perde tutto il suo significato se la stessa famiglia non “arriva” a fine mese perché spende i suoi soldi comprando tecnologia futile, vestiti da ipercostosi o altri oggetti non indispensabili.
Ritornando agli italiani, si sente sempre che “va male” (economicamente parlando ovviamente), ma appena si giunge a un periodo festivo, anche un semplice weekend, le strade si intasano e gli aeroporti si affollano.
Recentemente sono andato a Parigi e passeggiando per i boulevard mi sono accorto che la lingua che sentivo di più non era il francese, come era facile da supporre, ma l’italiano. Sono sicuro che così sarebbe stato in qualsiasi altra capitale europea, non forse con i livelli di Parigi, ma quasi. La stessa cosa mi è capitata in passato: persino in un piccolo paesino della Russia sono riuscito a incontrare italiani.
Altra cosa: non è solo attraverso la lingua che si riconoscono gli italiani all’estero, ma in particolare attraverso il modo di vestirsi e il modo di comportarsi. Chiedendo a un ragazzo di colore, intento a racimolare qualche soldo vendendo braccialetti, come facesse sempre a riconoscere gli italiani, mi ha risposto: “bello, begli occhiali, bel vestire” e poi “dolce e gabbana” riferendosi ai pantaloni. Ed è proprio così. Quando incrociavo un gruppo di ragazzi oppure una coppia sposata vestita con abiti firmati, questi non erano francesi, tedeschi, inglesi, americani, spagnoli, ma assolutamente italiani.
Con questo non voglio affermare che gli italiani non devono viaggiare, “arte” che considero fondamentale nella formazione dell’individuo, che senza il confronto con altri modi di vivere, rimane imprigionato nel proprio “cortile di casa”, non voglio affermare che gli italiani non devono vestire “firmato”, anche se mi preoccupa la diffusione del consumismo e di questo perbenismo apparente, nonché della superficialità, non voglio tanto meno generalizzare e considerare tutti gli italiani uguali, ma voglio sottolineare che non ha senso lamentarsi di avere pochi soldi, di vivere in un paese dove l’economia fa fatica a riprendere (cosa vera purtroppo), se poi osservando il nostro modo di vivere e la nostra società appare tutto il contrario. Le lamentele devono essere fondate su basi forti e sostenute con i fatti, altrimenti sono solo polvere al vento.
Friday, December 15th, 2006
Cosa sta succedendo al mondo occidentale? Sembra che esso di fronte all’avanzare di altre culture, di altre religioni, indietreggi sempre più, fino a cadere nel paradossale.
All’aeroporto di Newyork, dopo le lamentele di un rabbino, che si sentiva offeso dalla sola presenza di alberi di Natale, e la mancanza di altri simboli legati ad altre religioni, si è deciso di togliere gli alberi; sempre nella grande mela, ma questa volta nei bellissimi negozi in centro, le scritte “Buon Natale” sono state sostituite con un più neutrale “Buone Feste”; a Londra gli addobbi natalizi sono stati tolti, in modo da non urtare la sensibilità di coloro per cui il Natale non è niente; a Bolzano le maestre di una scuola elementare hanno deciso di non far cantare “tu scendi dalle stelle” ai bambini, per rispettare le altre religioni. Ma cosa sta succedendo?
Mi sembra che si stia cadendo nel delirio più assoluto. Bisogna rispettare le culture e religioni diverse dalle nostre, ma questo non deve comportare una perdita delle nostre origini, delle nostre usanze, della nostra cultura. Se noi cominciamo ad agire come hanno fatto a Newyork, a Londra o a Bolzano, il Natale rischia di diventare del tutto una festa commerciale, dove le persone corrono con ansia per i negozi, in modo da fare in tempo a comprare tutti i regali.
L’ integrazione multirazziale e multireligiosa non si ottiene eliminando ciò che rappresenta la nostra cultura, ma confrontando questa con le altre, in modo che entrambe le parti vengano a contatto con usi e costumi diversi dai propri.
Il mondo occidentale non deve avere paura e indietreggiare sui propri valori e sulle proprie origini, perché altrimenti non ci rimane più niente: non si ha più integrazione, ma una nostra totale scomparsa.
Monday, December 11th, 2006
Dopo più di quattro anni, dopo il famoso editto di Sofia, dopo essere stato accusato di fare un uso criminoso della televisione pubblica, ritornerà sul piccolo schermo (su raitre) Enzo Biagi. Questa è una notizia che mi rende particolarmente felice, sia per l’ammirazione e per il rispetto che ho nei suoi confronti, sia perché credo che quello che è stato fatto e detto contro di lui sia una vergogna, un delitto. Faccio già fatica a capire, e tanto meno a condividere, le accuse che furono rivolte contro la satira (in particolar modo verso Luttazzi) e contro Santoro, ma penso che nessuno si debba permettere di rivolgersi in quella maniera nei confronti di quel monumento, non solo giornalistico, ma anche umano, che è Enzo Biagi.
Per fortuna questo è passato, anche se non bisogna dimenticarlo, perché quei fatti hanno segnato un passaggio a buio per la libertà di stampa e di parola.
Un passato che proprio grazie ad Enzo Biagi abbiamo potuto, e potremo nuovamente, ricordare, conoscere, in modo da non dimenticare mai, perché ci sono cose che non vanno dimenticate. Il Fatto mi ha formato, insegnato a guardare il mondo e a capire cosa abbiamo intorno. Quando poi il programma è stato “soppresso”, perchè accusato d’essere fazioso, rivolto a sostenere solo una parte politica, ho sentito che nel futuro mi sarebbe mancato qualcosa e così è stato per gli anni successivi, ogni qualvolta finiva il Tg1.
Ora, dopo avere sentito l’annuncio a “Che tempo che fa” di un imminente accordo di Biagi con la Rai per tornare in televisione, sento una gran gioia, consapevole del fatto che d’uomini come lui c’è né sempre più bisogno, per la storia e i valori di cui sono portatori e per il fatto che possono trasmetterli agli altri, soprattutto in un presente in cui regna l’ignoranza e la commercializzazione.
Tuesday, November 28th, 2006
Come voi sapete bene, il 2 dicembre si terrà a Roma la manifestazione del centro-destra (anche se il centro, cioè l’UDC, sarà a Palermo e quindi non sarà presente) contro la finanziaria del governo Prodi. Anche se mi riesce difficile e mi fa sorridere pensare al centro-destra scendere in piazza, questa manifestazione è del tutto lecita, propria di un paese democratico.
Però, guardando il manifesto di Forza Italia, che promuove l’iniziativa per questo sabato, mi scappa ancora più da ridere, perché sotto la facciona di Prodi che sorride c’è la scritta “MANIFESTAZIONE PER LA LIBERTÀ ”. Ma siamo in uno stato d’oppressione?
Riflettendo su questo, mi giungono alla mente altre affermazioni di uomini della Cdl che potrebbero fare pensare a questo: “Prodi dittatore” “siamo in mano ai comunisti” “se vincerà la sinistra ci sarà uno stato di fame e terrore” “si sono presi tutte le istituzioni, siamo in uno stato di tirannia” “siamo l’unico paese in Europa ad avere i comunisti al governo” ed altre parole simili.
Ma voi, vi sentite oppressi? Io No. Forse perché sono un uomo di sinistra? No, perché ho amici di destra che non sono privi delle loro libertà fondamentali. Forse è vero che siamo l’unico paese Europeo ad avere partiti d’ideologia comunista al governo, ma non mi pare che questi comunisti siano pericolosi per la libertà di ciascun italiano, che siano simili a quelli dell’Unione sovietica tra le due guerre mondiali, quella degli anni ’30, insomma quella delle Grandi purghe. Mi pare che ognuno possa ancora dire quello che pensa senza che rischi il confino o il “gulag” o la fucilazione.
Forse, allora, sarebbe meglio abbassare i toni e smettere di dire parole terrificanti e senza nessun fondamento, perchè se fossimo davvero nello stato descritto dalle affermazioni elencate in precedenza, gli uomini che le hanno pronunciate sarebbero già stati zittiti da tempo e probabilmente il malore di Berlusconi non sarebbe stato naturale ma provocato da qualcuno, per eliminarlo.
Per fortuna la realtà non è così e per fortuna la manifestazione di sabato non è per la libertà, ma semplicemente per una finanziaria non condivisa.
Friday, November 3rd, 2006
Il 4 novembre è l’anniversario dell’alluvione che quaranta anni fa sommerse, devastandola, Firenze. Come in ogni situazione del genere, vennero distrutte e danneggiate strade, automobili, edifici pubblici e privati, cavi elettrici, di tutto di più, ma nel caso della città toscana rischiarono di perdersi per sempre libri antichissimi e preziosissimi, quadri, sculture, oggetti raffinati, opere fantastiche e uniche al mondo, come il Crocifisso di Cimabue. Sembrò una tragedia senza precedenti, in particolare per il nostro patrimonio artistico culturale.
Ciò che però rende “bello”, emozionante ricordare quei giorni sono le migliaia di persone che giunsero nel capoluogo toscano per salvare tutto ciò che era possibile: unendosi alla gente del posto, giovani, uomini, donne arrivarono da tutte le parti d’Italia e da fuori i nostri confini nazionali per dare un aiuto, anche se piccolo, indispensabile per risollevare Firenze, la bella Firenze.
Ci riuscirono, ridando alla luce lo splendore di questa città, dopo che essa era stata sommersa dal fango.
Mi piacerebbe, allora, riguardando ai giorni nostri, che in Italia vivesse lo stesso spirito di quei momenti, ma anche di altri, come quelli del terremoto in Friuli o in Umbria, uno spirito di fratellanza, di sostegno, di aiuto, senza che sia importante il luogo da cui uno proviene.
Mi piacerebbe che tutti gli italiani fossero uniti per sostenere l’Italia e renderla sempre migliore, più competitiva, più forte, indipendentemente che ci si trovi in uno stato di emergenza o meno.
E mentre in politica ci si “scanna”, mentre l’Italia è sempre più divisa, mentre a Bari un ragazzo di diciotto anni viene ucciso perché nipote di un Boss e mentre a Napoli vige uno stato di perenne assedio, mi domando se prima o poi vedrò tra gli italiani lo stesso spirito post-alluvione di Firenze, senza pero che ci sia bisogno di una tragedia.
Tuesday, October 24th, 2006
Lunedì mattina ascoltando la radio, come faccio sempre dopo essermi svegliato, mi è giunta all’orecchio la notizia del caso diplomatico apertosi tra la Russia da una parte e la Spagna e l’Italia dall’altra, dopo l’incontro tenutosi a Helsinki tra i venticinque capi dei paesi dell’UE e il presidente russo Putin.
I temi più importanti affrontati dalla riunione riguardavano da un lato il problema energetico e la relativa dipendenza dell’Europa dal gas russo, e dall’altro il rispetto dei diritti civili da parte dell’amministrazione russa, dopo l’uccisione della giornalista Anna Politkovskaya, che stava per denunciare all’opinione pubblica le torture in Cecenia ad opera dei Russi e la corruzione dell’Armata Rossa.
Proprio su questo ultimo tema si è aperto il caso diplomatico, in quanto alle critiche mosse da Spagna e Italia, non che anche da altri paesi occidentali, verso il governo russo, accusato di non rispettare i diritti civili e individuali dell’uomo, propri di una repubblica democratica, come si definisce quella russa, Putin avrebbe risposto che non prende lezioni né dalla Spagna, dove molti comuni sono dilaniati dalla corruzione, né,tanto meno, dall’Italia, terra di mafia.
Queste affermazioni mi fanno riflettere e ricordare quello che ho letto, visto con i miei occhi, ma soprattutto le parole di coloro che hanno a che fare maggiormente con la realtà russa: la popolazione russa.
Mi domando come Putin possa mettere sullo stesso piano la Spagna e l’Italia con la Russia. La corruzione, che non caratterizza solo i comuni spagnoli ma anche molti governi moderni, e la mafia sono problemi seri, spesso legati tra di loro, ma comunque difficili da affrontare, come sappiamo bene noi italiani; la Russia però non è esente da questi due problemi, anzi si potrebbe dire tutto il contrario: la mafia russa è una delle più potenti del mondo, se non la più forte, è ricca, ha in mano i traffici illeciti, non solo in madre patria ma in molte altre zone del mondo, utilizza la corruzione per infiltrarsi nei piani alti del potere amministrativo, tanto che spesso occupa le sedie di governo, ammazza senza scrupoli chiunque ostacoli i suoi affari; se non usata dalla mafia, la corruzione è utilizzata da uomini d’affari, membri del governo (probabilmente dallo stesso Putin) e dilania dall’interno la società come un virus intestinale.
A questi, che sono problemi come già detto anche di altri paesi, si aggiungono altri esempi di antidemocraticità, che però non sono presenti nei paesi citati “dall’amico” Putin, ma che egli conosce benissimo: il controllo, diretto o indiretto, di quasi tutta la stampa e la tv da parte dell’amministrazione pubblica, la decisione (anche se formalmente si tratta solo di una proposta) dei governatori e dei presidenti delle regioni e delle Repubbliche della Federazione, l’esilio o la galera per i nemici o gli oppositori forti, e la morte se queste “precauzioni” non bastano. E queste sono le cose più evidenti!
Solo davanti a questo, l’ex capo del KGB e ora presidente di una delle più importanti potenze mondiali non deve permettersi di paragonare l’Italia e la Spagna con la Russia, a meno che non si parli di cultura, arte o delle rispettive gloriose storie.
La Russia oggi è sempre più forte nel quadro internazionale, sempre più ricca, ma non è democratica e la popolazione, quella che soffre, che non gode delle ricchezze, se ne accorgerà sempre più, ma mano che andiamo avanti.
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