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Il Paese dell’anomalia

di MASSIMO GIANNINI

Nell’esausta democrazia italiana, malata di opposti estremismi e di mutui immobilismi, è difficile anche morire. Tra grandi montagne di rifiuti materiali e piccole vendette personali, le ultime ore di vita del governo di Romano Prodi sono un tormento politico e un calvario mediatico. Nulla è normale, lineare, fisiologico, nell’irrisolta e mai realmente compiuta Seconda Repubblica.

In qualunque altro Paese dell’Europa moderna una maggioranza cade in Parlamento, per una rottura politica che gli elettori capiscono, e di cui comprendono le ragioni. Solo in Italia il leader di un piccolo partito può annunciare la fine di una maggioranza politica in una conferenza stampa, e poi nel solito salotto di Porta a porta. Senza prima spiegare alle Camere le sue motivazioni, e senza rendere conto all’opinione pubblica delle sue decisioni.
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La democrazia è fragile, e a puntarci sopra troppe bandiere si sgretola

Cordoglio unanime del mondo della politica, del giornalismo e della cultura per la morte di Enzo Biagi. Tra i primi messaggi ad arrivare alla famiglia quello del capo dello Stato. “Scompare con Enzo Biagi una grande voce di libertà”, scrive Giorgio Napolitano ai familiari del giornalista, rendendo omaggio ad un “uomo di genuina ispirazione socialista e cristiana”, che per il suo “profondo attaccamento, sempre orgogliosamente rivendicato, alla tradizione dell’antifascismo e della Resistenza”, si era sempre schierato “in ogni momento in difesa dei principi e dei valori della Costituzione repubblicana”.
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de comunicatione et de propaganda

… e dopo la googlemappizzazione dei seggi del 14, da parte di un compagno B, si continua con la campagnina di comunicazione per i giovani, da parte dell’ennesimo compagno B. Tanti piccoli umpalumpa che cercano di aggiungere un tassello alla comunicazione di un partito che vuole scrollarsi di dosso la parola propaganda.
Il retro lo vedrete quando avrete tra le mani la cartolina.

E quindi…

Sikasso Koulikoro Koulikoro Bamako Tombouctou

Lunedì 16 luglio, Ferrara, 21.30, Tinariwen
Per alcuni motivi

1) Le frasi >> Un popolo, un obiettivo, una fede
[il motto del Mali… idoli, hanno un motto, ed è fottutamente nazionalista. Mali 1, Europa molliccia e frammentata 0]
2) Le città >> Bamako, Aguelhok, Almoustarat, Andéramboukane, Anefis, Ansongo, Aourou, Bafoulabé, Ballé, Banamba, Bandiagara, Bankas, Bénéna, Bla, Bourem, Bouressa, Diafarabé, Dialafara, Diamou, Didiéni, Diéma, Dilly, Dinagourou, Dioila, Dioura, Diré, Djenné, Doro, Douentza, Douna, Dyero, Fana, Faléa, Faraba, Filamana, Gao, Garalo, Gossi, Goundam, Gourma-Rharous, Hombori, I-n-Kak, I-n-Tabezas, I-n-Tallak, Kadioto, Kanioumé, Kaogaba, Kati, Kayes, Ké Maina, Kéniéba, Kidal, Kinyan, Kita, Kofo, Kolondiéba, Kona, Konenzé, Koulikoro, Koundian, Koury, Koussané, Koutiala, Ktéla, Manankoro, Markala, Ménaka, Mopti, Mourdiah, Nangaré, Nampala, Nara, Niafounke, Niono, Nioro du Sahel, Nyamina, Ouatagouna, Ouolossébougou, San, Sandaré, Sébékoro, Séféto, Ségou, Sévaré, Siby, Sikasso, Sokolo, Taoudenni, Telatai, Ténenkou, Tessalit, Ti-n Essako, Timetrine, Tombouctou, Tominian, Toukoto, Yanfolila, Yélimané, Yorosso
[Volete mettere con Formignana, Copparo, Ferrara, Sant’Agostino, Berra, Goro, Gorino e Argenta? Mali 1, provincia banale e vecchiona 0]
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Ferrara sotto le stelle >> martedì 11 >> Arcade Fire

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The king’s taken back the throne
The useless seed is sown
When they say they’re cutting off the phone
I tell ‘em you’re not home

No place to hide
You were fighting as a soldier on their side
You’re still a soldier in your mind
Though nothing’s on the line

You say it’s money that we need
As if we’re only mouths to feed
I know no matter what you say
There are some debts you’ll never pay

Working for the Church while your family dies
You take what they give you and you keep it inside
Ever spark of friendship and love will die without a home
Hear the solider groan, “We’ll go at it alone”

I can taste the fear
Lift me up and take me out of here
Don’t wanna fight, don’t wanna die
Just wanna hear you cry

Who’s gonna throw the very first stone?
Oh! Who’s gonna reset the bone?
Walking with your head in a sling
Wanna hear the solider sing:
“Been working for the Church while my family dies
Your little baby sister’s gonna lose her mind
Every spark of friendship and love will die without a home”
Hear the soldier groan “We’ll go at it alone.

I can taste your fear
It’s gonna lift you up and take you out of here
And the bone shall never heal
I care not if you kneel

We can’t find you now
But they’re gonna get the money back somehow
And when you finally disappear
We’ll just say you were never here

Working for the church while your life falls apart
Singing halleluiah with the fear in your heart
Every spark of friendship and love will die without a home
Hear the solider groan, “We’ll go at it alone”
Hear the solider groan, “We’ll go at it alone”

U-Turn

Stiamo perdendo la rotta, la fottuta rotta, se pensiamo di poter parlare di Partito Democratico e nella stessa frase, e nella stessa giornata, e nello stesso mondo, usare schemi che sono tanto vecchi quanto sembrano inattaccabili.
La Direzione Provinciale, come ha sottolineato giustamente Enri, è stata provante.
L’unico aggettivo che si possa utilizzare.
Provante.
Ha messo a dura prova i nostri nervi, per molte ore.
Ha messo a dura prova i nostri cuori, in un paio di occasioni.
Ha messo a dura prova il rispetto che nutriamo per la nostra intelligenza, in un momento specifico.

Il punto è che, chiunque fosse stato avulso dalla tenzone politica, e fosse stato catapultato lì per sbaglio, sarebbe schizzato via a gambe levate.
La parola temi è stata declinata solo per frasi come: “i temi sono importanti, i temi devono essere nuovi, i temi devono rispondere ai bisogni della gente. Diamo importanza ai temi!” Naturalmente, praticamente tutti si sono ben guardati da dire quali siano questi temi (ambiente, giovani, tecnologia, digital divide che perdio ancora massacra mezza provincia, immigrazione, un nuovo rapporto imprese-cittadino, defiscalizzazione per imprese innovative, etc etc etc, ma quello che volete, voi li sapete i temi, loro no!).
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Cultura e Nuovi Media

Questa sera alle 21 alla Festa Nazionale dei Beni Culturali al Barco

Michele Travagli
coordina
Renato Parascandolo, professore, giornalista, scrittore e autore Rai
e
Michele Mezza, sociologo della comunicazione e giornalista Rai.

Family Day

Oggi ho parlato troppo, in sezione, con Enrico, Trava, Francy, Davidino, Eli e altri.
Lascio quindi a Vittorio Zucconi un parere sul carrozzone del Family Day.
In buona sostanza, dice quello che penso.
Lo citerò per violazione del mio personalissimo 3D mentale…

Lasciate che i fanciulli
di VITTORIO ZUCCONI

ANDRO’ anche io alla festa della famiglia, oggi, anzi al Family Day come lo chiama Buttiglione che infatti parla bene il tedesco. Alla festa della mia famiglia, qui a Washington. Andrò a mettere a dormire quella di dieci mesi, Anna, che gattona per tutta la casa, si incastra sotto tutti i mobili e poi pretende di mettersi seduta prendendo capocciate tremende e quello di tre anni, Devin, che vorrebbe leggersi da solo i libri di storielle e poi s’incazza come un flipper quando si accorge di non saper leggere.
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Roma

comizi e conventicole

Schegge di vita quotidiana a Roma

Comitato Fragole ai Maiali

Non è un’iniziativa natalizia.
Non è un puro divèrtissement.
E’ uno scossone situazionista al processo de-culturale strisciante di questo Paese.

Comitato Fragole ai Maiali

 

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