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Abbiamo un* candidat*

Lo aspettavate, vero? Aspettavate il momento in cui anche noi, anche questa conventicola di personaggi apparsi da chissà dove avrebbe espresso il proprio nome, avrebbe tirato fuori dal cilindro l’essere da massacrare grazie alle vostre arti politiche, grazie alle astuzie navigate e alla raffinate strategie?
Ebbene, siamo qui, nel cuore della notte e con Robert Smith nelle orecchie a farvi di nuovo sorridere per la nostra ingenuità e il nome che stiamo per estrarre dal cilindro.

In quanto portavoce autoeletto di questo nostro grupposcolo eterogeneo, sono lieto di usare una formula che aborro. Quegli asterischi che impedirebbero alla nostra amata lingua di discriminare il genere, impediscono come puttanieri di capire che stiamo per pagare un uomo o una donna nelle scorribande notturne degli uomini soli, sono tra le cose che odio di più delle nuove controculture. Ma oggi tornano in mio soccorso… Un po volgare vero? Ma siamo noi, no? I giovani, volgari prezzemolini da usare quando fa comodo: d’altra parte i giovani sono stati inventati negli anni ‘50, ed fu subito mercato. (Inoltre gli asterischi di danno modo di prolungare l’orgasmatica suspance, in fondo la politica è un sostituto del sesso, no?).

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Mattina al Neon


Avete mai provato una sensazione di benessere assoluta? Quella sensazione, rapida e istantanea, che vi dice: “ nulla potrà andare storto?”. Io si, un paio di volte nella mia vita. Ed è stato l’inizio della fine. Perchè subito dopo aver provato quella sensazione, di solito arriva la tranvata in piena faccia. E tutto comincia ad andare a rotoli, tutto scorre sempre più rapido su quel fottuto piano inclinato discendente che si chiama vita.

Stiamo attenti, perchè il momento dell’ottimismo è il momento più duro da affrontare. Quello più complesso. Quando il benessere si irradia dalla pancia al cervello senza bisogno di eroina vuol dire che la pallina è in cima, e sta per cominciare a rotolare.

Anche se, a volte, la discesa all’inferno non è male. Non manca la buona compagnia, e nemmeno la capacità di pensare. Perchè quando si precipita il tempo si dilata, e forse si rivive. Certo si rivivono i momenti pessimi, ma sono quelli che ci fanno sentire vivi.

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Cantiere di Politica Partecipata

Posto il comunicato stampa dell’iniziativa di mercoledi prossimo e presentata questa mattina in conferenza stampa.

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Quello che sta avvenendo con il processo di formazione del Partito Democratico non deve essere un atto creativo. Una creazione è qualcosa che nasce nella mente di un individuo e si trasporta, praticamente intangibile, nella realtà: quasi che fosse una realizzazione artistica, un percorso individuale.

Il processo di costruzione implica, invece, un atto collettivo, a partire da un progetto che si confronta con la realtà circostante, e che richiede il contributo di molte persone. Un contributo che vede alla prova diversi livelli di competenze e di intensità di partecipazione.
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Sul 25 aprile

Comunicato stampa scritto per il regionale.

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In occasione dell’anniversario della Liberazione la Sinistra Giovanile della regione Emilia Romagna intende ricordare l’impegno, il coraggio e la determinazione dei molti che ci consentono oggi di poterci chiamare donne e uomini liberi. Dai ribelli delle montagne, ai gappisti cittadini un’intera generazione della nostra terra resistette, pagando altissimi tributi, al giogo straniero e alla negazione della libertà e del futuro.

In tutta la regione si susseguiranno manifestazioni votate al ricordo di quel 25 Aprile che segnò la storia. E che continua a segnarla. Ancora oggi, dopo 62 anni, si è lontani, forse, da una pacificazione necessaria, da una riconciliazione dovuta ad un paese ancora diviso tra Guelfi e Ghibellini.
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Ne ho la prova…

… il partito democratico si può fare…

date un occhio a questo link:

Blog di Franceschini

Mai mai e poi mai nella vita avrei pensato di trovare il nostro parlamentare che consiglia di acquistare il mucchio extra per la compilation allegata… Vi giuro, sono commosso… Anche se un altro mondo non fosse possibile, un altro partito è possibile :-D

Mi si sta sciogliendo un po di cattiveria

Questa è decisamente bella…

Giulio Andreotti commenta: “Non pensavo che cadesse”. Ma dio mio, questo è rimasto per 60 anni sulla scena politica italiana e commenta così la sua astensione. Ma allora i conti non li ha proprio saputi fare mai… Ma guarda te se dobbiamo farci dare lezioni di pratica politica da uno prescritto ma mafioso. Ma che cazzo… tanto meglio essere caduti che salvati dal voto di due come Cossiga e Andreotti, anche lì ad essere decisivi per le sorti di un governo che magari non sta cambiando radicalmente l’Italia ma che ha iniziato un processo di inversione di tendenza rispetto ai 5 anni di inattività berlusconiana. (Apro una parentesi: certo che i parlamentari di destra mi fanno ridere quando parlano delle nostra difficoltà nel riformare le pensioni… loro che avrebbero una base sociale solida per farlo non ci hanno mai nemmeno provato… so che il compito ingrato spetterà a noi ma porca puttana nessuno che ha le palle per rinfacciarglielo).

Tornando in tema e al “non pensavo che cadesse”. Il guanto di sfida lanciato al vaticano ci è tornato in faccia. E’ stato bello provarci. Ed un peccato che per i tiramenti di una classe dirigente ecclesiastica il senatore a vita e il presidente emerito votino contro ad una politica estera compatibile con la loro visione della storia. Perchè non si può certo accusare D’Alema e il governo di antiamericanismo, ma nemmeno di prono servilismo. Una politica estera forte che lo stesso Andreotti apprezza. Ma si sa che quando in Italia si vota contro ad una legge, si sta votando contro un’altra. Così per Rossi, che vota per calcolo, così per l’uomo delle istituzioni, Giulio Andreotti. E per fortuna che con Giorgio Napolitano non c’è nemmeno la remota ipotesi del mandato esplorativo al senatore a vita. Con un altro Presidente sarebbe stata la seconda ipotesi, dopo il fallimento eventuale di un Prodi bis. Vecchi marci corrotti e putridamente schiavi del Potere, ecco come sono i vecchi burattinai di questo paese. Ma sono ancora lì a giocare sulle nostre teste. Perchè è vero che il governo si rifomerà, ma sarà costretto a pensarci due volte prima di lanciare ancora la sfida contro il più forte potere che c’è in Italia, quello della gerontocrazia vaticanista.

E’ bello, davvero bello però vedere quanto si ha ragione a voler fare il PD. Perchè dietro alla trincea della fede comunista si è nascosta la fede ruiniana. La cultura della mediazione non aligna nè nell’estremismo di sinistra, nè in quello di centro. I protagonisti di queste culture sono oggi sono i riflettori. Andreotti, Cossiga, Turigliatto, Rossi. Rappresentati del cieco potere. Buon Viaggio sia il vostro. Noi oggi, ieri, domani mattina cominciamo il nostro percorso per liberarci per sempre di questa paccottiglia che si chiama giochetto di potere. Se il PD non può essere una risorsa in positivo (anche se io credo sinceramente che possa) almeno lo sia in negativo per spazzare via questa gentaglia. Non fosse altro per il peso numerico che possono avere i non militanti odierni. Porte aprte e vento in poppa.
Che la crisi contenta quell’opportunità etimologica che viene dalla cultura classica.

Lettera aperta ai “Cari Compagni”…

Edit: AGGIORNAMENTO (ore 19,30): Pare che si dimetta l’intero esecutivo. Non darà molta soddisfazione, ma è anche in queste cose che si vede lo stile. Una volta abbiamo sbagliato, due forse no. Stavolta non lo lasciamo a pagare per gli errori di tutti. Felice, se si può dire, di essere stato smentito.

(a mente calda: 16,30)
Ancora una volta pagherà l’unico con il coraggio delle proprie azioni: è già successo e succederà ancora. In un mondo nel quale la legge della fisica dice che ad azione corrisponde reazione, viviamo in una società politica nella quale ad una dichiarazione non risponde un’azione.

Tranne in un caso.

Un unico fottutissimo caso.

Il ministro degli esteri Massimo D’Alema.

Era solo nel 2000 quando perdendo le elezioni regionali si dimise? No, c’era un partito ed un governo alle sue spalle. Eppure pagò da solo lo scotto delle decisioni di cui si era fatto punto di riferimento.

Altro giro altra corsa… di nuovo D’Alema paga in prima persona l’intera politica di un governo. Vittima di persone che definisco ignobili, e purtroppo da tanti, troppi giudicati persone coerenti con le proprie idee e incapaci di votare contro la loro coscienza.

Balle. Assolute Balle.

Nando Rossi non è un pacifista. Se ne fotte del pacifismo. Guadagna una tonnellata di soldi in più con l’uscita della sua persona dai comunisti italiani. E nessuno ha le palle di gridarlo. Fa il personalista e vende cara la pelle dell’appartenenza a questo governo. Molto cara. Tanto cara che a farne le spese è l’unico ministro che aveva guadagnato consensi invece di perderne. L’uomo, si deve avere il coraggio di dirlo, della pace tra Israele e Libano (meglio mi correggo: del cessate il fuoco, ma in quella regione, a mio avviso, contano anche i piccoli risultati).

Riflettano i piccoli partiti della coalizione, troppo spesso fatti da piccoli uomini. Mandare in parlamento un De Gregorio o un Nando Rossi è un suicidio, per la coalizione e il partito stesso. Non vigilare sui propri candidati è una mancanza enorme, un atto che, con questa legge elettorale, si apparenta all’harakiri.

Saluteranno con gioia questa notizia gli oppositori interni della coalizione. Brinderanno alla fine del regno di terrore di D’Alema. Uno dei pochi con qualche nozione di politica vera, non di parole ma di fatti.

Mi sono rotto i coglioni di pugnette. Le pugnette vanno bene per gli adolescenti, come le chiacchiere di politica. Le chiacchiere sono la malattia venerea di certa sinistra. Parliamoci pure addosso, tanto le parole volano. Sono i fatti che contano. E tra i tanti fatti la fine delle ostilità in Libano, il ritiro dall’Iraq, il non concedere agli USA un incremento di forze in Afghanistan e l’ingresso dell’Italia quale membro non permanente del Consiglio di Sicurezza dell’ONU erano risultati da ascrivere all’ormai ex ministro Massimo D’Alema.

Avete, e mi rivolgo ai responsabili di Rifondazione e Comunisti Italiani, mandato in parlamento personaggi biechi e ingovernabili, che hanno tradito non solo il governo, fosse quello, ma il mandato degli elettori. Spero che questi stessi elettori, la prossima volta, vi rendano pariglia.

E poi, per favore, la pugnetta eterna sull’Afghanistan. Nemmeno io la ritengo una guerra giusta, per l’amor del cielo. Ma è scritto a chiare lettere sul programma dell’Unione che voi, e non io, avete firmato. L’Italia appoggia le missioni Onu in corso. Ma porca puttana, quella E’ una missione sotto egida Onu. Non ci sono cazzi o scappatoie. Vi affannate a ripetere che dobbiamo attenerci al programma. E quello era.

Tanto so che fa più male a voi che a noi. Se mai avremo la fortuna di vedere il PD nascere credo proprio che di alleanze non se ne parlerà più. E guai a voi a prendere l’eredità del PCI. Quello era un partito responsabile, fatto di gente che di fronte alle necessità nazionali rispondeva presente, anche quando la lotta era durissima (l’austerity e la lotta al terrorismo, ma anche l’amnistia). E mi dispiace, perchè nel nome che portate ci sono parole a cui tengo, valori che sento miei. Ma se i valori non si è in grado di interpretarli e di incarnarli si è nulla, nulla, nulla.

Avete sbagliato. Punto. A pagare è Massimo D’Alema. L’unico a quanto vedo a portarsi sulle spalle la responsabilità delle azione oltre che sue anche di altri. Bella moralità comunista. Di fronte a due dei vostri che macellano una mozione da voi appoggiata, l’unica cosa che sapete dire è: il governo vada avanti. Anche se perde i pezzi. Ma per una volta nella vita, quell’estremismo malattia infantile del comunismo, volete farlo crescere? Prendere una cazzo di una volta una responsabilità? No, nemmeno quella di vigilare sulla gentaglia che avete mandato in parlamento.

Bellezza Dicembrina

All’esterno del capannone consacrato per la serata a luogo di culto ci accolgono incisioni dal sapore antico, stampate su tessuti di poco valore, ma pregevoli nella fattura.

All’interno, dopo una degna attesa, compare il sacerdote dicembrino, giacca bianca a sottili righe nere, capelli impomatati da Rivincita dei Nerds, e occhiale spesso e diversi chilogrammi di troppo (adorabile!).

Alla sua sinistra, seduta alle tastiere ma pronta a a levarsi in piedi e ad abbracciare una fisa, i capelli a cascetto leggermente mossi, con il viso che ti saresti immaginato avesse Claire Newman direttamente dalla Banda dei Brocchi: da quell’Inghilterra anni ‘70 che rivive nel capolavoro di Coe.

Ma i dicembrini osano e fanno volare gli accordi e gli arpeggi, i mille strumenti: violino, contrabbasso, basso, tastiere, batteria lieve anche quando accelera infinita dentro di te.

Il tempo vortica, assieme agli spazi. E d’improvviso i testi di portano ad un’800 irresistibile e mai esistito; romanticismo desueto come il nome che portano, come gli occhiali che indossa il nostro prete laico.

E se i suoni all’inizio giocano con quegli Who che cambiarono il concetto stesso di generazione, se la deriva prog non bastasse a far capire come il mese di dicembre si ripeta tutti gli anni, ecco che compaiono in trasparenza quelle divinità chiamate Belle & Sebastian, ed è la loro luce a far risplendere i nostri questa sera… anche se non vivono di luce riflessa. Identità e contaminazione il loro motto, splendida grazia e bellezza fuori dal tempo, fuori dai tempi.

Ad un certo punto il nostro sacerdote dicembrino divide il pubblico come Mosè il Mar Rosso: ci fa cantare tutti, esplodendo in una messa laica, come un delta del Mississippi una domenica mattina forse senza dio, ma piena di voci, di strumenti e di uomini, elogio impazzito della bellezza.

Poi scende nel solco tracciato, il nostro prete laico. Salta e poga tra il pubblico, quasi si confonde, e l’everybody can do it diventa improvvisamente everybody can be it.

Ma poi risale e con un gesto ieratico addormenta i suoi profeti. Muscisti accasciati al suolo, il portatore della buona novella fa segno al pubblico di tacere e di sedersi. I fedeli accolgono la richiesta, seduti tutti, in attesa del risveglio. E ad uno ad uno i profeti di ridestano e di nuovo esplode la nostra chiesa, la mia chiesa senza dio e vitelli d’oro, ma piena di suoni e melodia, armonie tzigane a dimostrare che dicembre capita ogni anno e in ogni luogo.

Ma cosa ci fa un post così in un blog politico? E’ solo che nell’epoca e nell’età in cui ho capito che la politica non è fatta di sogni ma di scelte sofferte, e che i lampi dell’ideologia non sono solo irrealizzabili ma spesso dannosi, l’unica moneta di scambio, l’unico sogno rimasto, l’unica salvezza
dei
fantasmi adolescenziali
è la Bellezza
l’unica salvezza dei fantasmi adolescenziali è la Bellezza

Ed è la bellezza che può nascere e nasce in ogni luogo: dal Mali al Mississippi, dall’Inghilterra ai Balcani. Non dobbiamo perdere di vista la bellezza, anche in un mondo dove la maggioranza delle persone non la riconosce nemmeno quando la trova spiattellata davanti a se. I Dicembrini lo sanno, e dovremo sempre ricordarlo anche noi. E salvare ed amare le persone che sono ancora in grado di commuoversi di fronte alla bellezza di un arpeggio o di un folle crescendo rock folk.

Altri tempi, altri spazi: il fine della nostra azione politica. Conservare la bellezza di ogni cultura e far si che l’una conosca l’altra e che non vi rimanga indifferente: il tutto senza perdere la nostra attitudine perdutamente indie snob; il che, tradotto, significa mai perdere la curiosità, nemmeno dopo la morte.

Ps. Avevo promesso a diverse persone un post sul viaggio in Africa… arriverà, non preoccupatevi… è solo che ho bisogno di un po tempo per schiarire le idee…

A presto…

Politica e Consenso

Ragionamento anticipato dal post sanguigno di ieri…

La politica, imho, si anima di due distine caratteristiche. Da un lato gli interventi sulla realtà, dall’altro la ricerca del consenso. La triste verità è che i due settori sono distinti, quasi impermeabili.

Premessa, la politica è una pratica, non una teoria. Se fosse pure teoria perderebbe ogni possibilità di incidere sulla realtà.

La democrazia, questo perfettibile sistema di governo, richiede necessariamente la ricerca del consenso. Questa ricerca si fa in molti modi. Ma ha poco a che vedere con le leggi promulgate. Certo, è possibile parlare agli elettori dopo X anni di governo e dire: questa è la realtà che abbiamo trovato, questa è quella che vi lasciamo. Certo… lo fate facile… Ma aggrappatevi alla vostra esperienza, ai vostri ricordi. Non è mai vero.

La percezione della realtà, nella ricerca del consenso, è del tutto fondamentale. Così come le parole utilizzate, le storie messe in discorso.

Il problema, quello forse più grave, è quando i politici di professione credono alle percezioni che essi stessi contribuiscono a creare. Se i processi decisionali che incidono davvero sulla realtà, processi che ormai sono davvero ridotti in temini quantitativi e qualitativi, vengono stabiliti e decisi in base non ad una pretesa di oggettività, ma fondandoli su una percezione, la stessa percezione di quella che un tempo si chiamava propaganda, siamo vicini al disastro.

E purtroppo siamo molto vicini.

Il gomitolo della politica e dell’economia italiana sono aggrovigliati. Le parole si confondono e il riformismo è una parola appena percepita e malamente interpretata anche da molti degli addetti ai lavori.

Volete che vi getti una bomba? Tanto qua siamo tra amici e ci leggono in pochi :-D.
Cosa sarebbe necessario ora?

1) Dirimere la matassa degli intrecci tra affari e politica (e soprattutto tra servizi (non segreti) e partiti). Se le dimissioni di Rossi non sono legate a questioni personali questo è un indizio valido sulla mancata (ma comprensibile) spinta riformista del nostro partito.
2) Riforma del pubblico impiego
3) Allungamento dell’età pensionabile (solo in relazione ad una redistribuzione di diritti tra nuovi e vecchi lavoratori)
4) Revisione strutturale degli Enti Locali (aspettate aspettate… comincia per P e finisce per a)
5) TFR a scelta del lavoratore, come apertura verso la previdenza privata integrativa (solo in presenza di commissioni che vigilino davvero sui privati che praticano questi affari)
6) Apertura vera del mercato verso imprenditori stranieri (se sento un’altra volta che vendiamo Alitalia a De Benedetti mi impicco)
7) Prendere la testa degli italiani, aprirla, smontarla e far capire loro che è finita l’epoca del posto fisso… e che a volte si deve rischiare il culo per riuscire davvero.

Programma di destra? Si, perchè ancora non ho detto che il sindacato va riformato radicalmente.

Essere di
sinistra
significava capire
la realtà per
trasformarla. E’
ancora così.
Essere di sinistra significava capire la realtà per trasformarla. E’ ancora così. E il massimalismo questo non lo capisce, e nemmeno lo interpreta. Ma soprattutto il riformismo, al di là di tre slogan mal concepiti, non è in grado di trovare consenso.

Il problema non è solo la mancanza di coraggio (che comunque esiste). E’ l’incapacità di convincere la propria base sociale che il cambiamento è necessario e per di più giusto. La scommessa è questa. La realtà anche. Ma provateci voi a convincere il nostro elettore tradizionale che le politiche avvallate in passato dal nostro partito, come la scala mobile, sono state un suicidio. E convincetelo oggi che questi provvedimenti non sono solo necessari ma auspicabili.

Lessi in un libro di un autore che amo molto che il mercato è un mare in piena che a volte ci butta a riva senza vita. E’ vero. Indubbio. Ma abbiamo un’alternativa? Se i massimalisti ce l’hanno sarò ben lieto di sposarla. Ma che non sia uno slogan fatto ad uso e consumo del consenso.

Perchè qui sta la differenza tra realtà e consenso. Perchè, oggi come oggi, un altro mondo non è possibile.

Buon Anno

Eccomi qua, e scusate per il ritardo… mi accorgo solo ora che che sono passate quasi due settimane dal mio ultimo intervento, e mille fatti sono accaduti. Francamente non so di che parlare, o meglio, non so quale sia la priorità. Priorità, parola politicamente importante. Qual è la priorità in questo momento? La moratoria della pena di morte, le riforme strutturali di questo paese o la lotta alla criminalità organizzata?
Ci sono talmente tante cose da fare che spesso viene la voglia di buttare tutto a mare, stendersi su una spiaggia ad ascoltare le onde e lasciar perdere il lavoro, e tutto quello che oggi come oggi chiamiamo vita…
E’ una tentazione forte, lasciar perdere… sirena sentita da più parti.

E’ innegabile che la politica oggi come oggi sia divisa in due parti. Da un lato c’è la realtà, o meglio, quella che ogni forza politica e ognuno di noi giudica interpretando come reale. Dall’altro c’è la percezione, che ha molto a che fare con il consenso.
E il consenso ha a che fare con le persone, con la gente. Cioè con quelli che… io ormai non capisco. Anche se a volte ho la presunzione di capire. Sarà anche vero che nessun uomo è un’isola, ma ultimamente sento che il lembo di pelle che mi tiene attaccato ai miei simili è labile. E si va sempre più riducendo. Non capisco più i comportamenti, nè dal lato umano nè da quello politico. O meglio, li capisco, li comprendo ma non ho intenzione di somigliarvi. Forse è proprio vero che non potendo entrare nella Buona Società la denigro. Eppure sono cresciuto, e il napalm che mi scorreva nelle vene ho imparato e controllarlo e non lo piscio più in giro, ma lo tengo in circolo come fiele.

Ma è possibile uscire di scena? Semplicemente scomparire? Bobby Fischer lo ha fatto, al culmine della sua carriera di scacchista. Forse per la mia stessa impossibilità di relazionarsi serenamente con creature simili eppure così diverse. Se l’identità tra verità e bellezza è ancora valida, lo deve essere anche quella tra diversità e bellezza.

Proviamola:
La diversità
è
bellezza e
la bellezza è diversità.
La diversità è bellezza e la bellezza è diversità.

Non suona male. Certo che per i miei simili così diversi sarebbe una frase aberrante. Specie perchè non riconoscerebbero la bellezza nemmeno se si presentasse davanti a loro sul proverbiale vassoio d’argento.

Fermati, respira, lascia che il cuore rallenti e il napalm si sciolga in un po di sangue puro. Affinchè la vita non sia un produci consuma crepa.

Eppure abbiamo accelerato ancora. Ma come cazzo si faceva senza internet? ci chiediamo spesso. Facilita il lavoro, lo produce addirittura. Eppure… eppure il lavoro diventa più veloce e noi poveri umani troppo umani tra un po non ce la faremo più… perchè le possibilità di accelerare hanno un limite… E l’incoerenza di questo post è qui a dimostrarlo. Vediamo, ricapitoliamo. Politica come realtà e consenso… argomento del prossimo post. Affinità e divergenze tra me e gli altri… e questo è irrisolvibile.
Velocità
Velocità
Voracità
Sbattiti Fatti Crepa

Forse i cattivi hanno capito qualcosa che i buoni ignorano.
Presuntuosamente, io credo di avere capito.
Au Revoir.

Ps.
Ieri sera ho rivisto l’inizio di Fight Club. Film definito fascista, tratto da un libro definito fascista.
“Come fai a capire che tipo di uomo sei se non ti sei mai battuto?”
Semplice, non puoi capirlo. L’uomo non è buono per natura. Mai. Il sapore ferrigno del sangue attrae irresistibilmente chiunque. Io non mi sono mai battuto. Bravo ragazzo, sapere? Anzi no, un paio di volte l’ho fatto quando ero bambino. Educazione cattolica. E sensi di colpa dopo aver goduto a sentire la carne del mio avversario avvolgersi sul mio pugno. E averlo fatto spinto dalla rabbia di un colpo ricevuto non attenuava il senso di colpa. Ma nemmeno sviliva la gioia del colpire.

Abbiamo deciso, noi di sinistra, di combattere una battaglia contro la natura umana. (?) Me lo chiedo e non so rispondere. Non sto rinegoziando la mia appartenenza, sto cercando di capirla. Ma politica e uomo devono smettere di essere lontani.

E forse serve qualche sanguisuga per farmi un bel salasso di napalm.

Buon Natale

In attesa di altri e più fecondi interventi vi auguro Buon Natale… davvero, sono sincero, auguro davvero Buon Natale alle persone vere e agli amici fidati e alle persone oneste.
Ma chi si godrà il Natale sono quelli ai quali i miei auguri non vanno. Falsi ipocriti ladri ballerine nani comici cantanti… al carrozzone che impesta le città festite a festa solo per mascherare l’olezzo di morte che le ammanta.
E quindi, i miei non auguri:
Ai corrotti, perchè il Natale per loro è il miglior periodo di mazzette.
Ai mafiosi, perchè le feste siano sempre in chiesa anche quando hai sulle tue mani il sangue dei migliori.
A chi non è in grado di vedere la sofferenza, e che, per legge, vuole impedire a chi non può muovere le dita di tirare quel fottuto grilletto.
Ai professionisti che in nome di un’etica di facciata sbarrano ipocritamente la strada ad ogni possibile morale.
A chi mi odia, e spero non siano in molti, perchè io non li ho mai odiati.
A chi consapevolmente si arricchisce sulle morti bianche, quelle del lavoro: persone in confronto ai quali gli orchi ammazza bambini sono angioletti da candida rosa empirea.
A quelli che i finocchi sì, basta che non si diano la lingua in bocca davanti a me.
Ai quelli che benpensano, perchè in fondo Frenkie è ancora un eroe.
A quelli che i negri e gli zingari stiano a casa loro.
A quelli che rendono le nostre città talmente morte che non vedo l’ora di vedere il centro di Ferrara invaso da un’orda pacifica o meno di immigrati clandestini o regolari, perchè so che è dalla diversità che nasce la bellezza.
A quelli che meglio un figlio ladro che un figlio frocio, o negro, o creolo.
A quelli che non sanno i creoli e le lingue che parlano sono l’unica speranza per questo mondo senza bellezza.
A chi dice, mi sta bene anche la lingua in bocca tra due uomini, però vuoi mettere due donne…
A quelli che passino le effusioni pubbliche ma i figli no, mai e poi mai…
A chi mi dice che non vuole rinunciare a nulla in cambio della propria stabilità economica, perchè i soldi bisogna andarli a prendere nelle tasche di chi ce li ha (e in linea di principio avrebbe anche ragione ma non è questo il punto).
Agli ipocriti che vogliono la moglie santa e l’amante puttana, perchè la moglie è quella che bacia in bocca i loro figli. Non è solo l’ignoranza di Sophia (Maria), è anche il dramma delle quote rosa.
A quelli che concedono, ma tanto prima o poi saranno privati.
A quelli che tollerano, che prima o poi saranno tollerati.
Ai toni apocalittici di questo post, perchè non vorrei mai doverli usare.

Ma soprattutto i miei non auguri:
A quelli che non sono in grado di vedere la bellezza e la grandezza anche quando viene spiattellata loro davanti agli occhi…

Perchè, come ho letto di recente, la bellezza è l’unico valore compiutamente rivoluzionario che ci resta.

Ed infine, come in un happy end hollywoodiano:
I miei auguri ai compagni di viaggio, alle compagne di percorso, agli amici più cari che cascasse il mondo sono lì, ai gentiluomini di ventura, perchè solo loro sanno vivere come se non ci fosse un domani. E il domani, chissà se ci sarà.
Ancora auguri alle persone intelligente, ai colti che non ci arrivano con le doti naturali ma compensano, agli idioti saggi e sventati, capaci di imbarazzare un’intera tavolata di Natale con un gaffe mostruosa. A loro il mio rispetto e la mia comprensione. A quelli che ritardano, perchè non faranno mai dal male.

Santificare le feste non fa per me. Amare le persone sì. Forse non avrò altro dio all’infuori di me, ma sono certo di far parte di una rete stupenda, ai quali chiedo di perdonare le mie intemperanze e i miei sconfroti, che, poi si sa, sono i miei come i loro.

Speriamo che le nostre navi siano come quelli dei gentiluomini di ventura… meglio chiamati pirati. E che mai lettere di corsa ci tramutino in corsari prezzolati da inglesi e spagnoli… E’ il miglior modo per sopravvivere alle festa natalizie, sbarcare a terra, preparare un barbacoa e bere di rhum fino al collasso. Burp.

Arsenico e vecchi nemici

Ho discusso a lungo come alcune persone degne di stima rispetto e affetto se sia giusto o no brindare o gioire per la scomparsa di personaggi lontani i cui effetti si possono sentire sulla pelle dei nostri simili.

Per un giorno però mi lascio alle spalle discussioni morali o filosofiche, e mi limito a citare un vecchio eresiarca germanico, esule in terra veneziana, che di fronte ad un sefardita omosessuale alza il calice, offrendo da bere: ”Brindate con
me,
un vecchio
nemico si è
deciso finalmente
a tirare le cuoia”
”Brindate con me, un vecchio nemico si è deciso finalmente a tirare le cuoia”.

Non sarà etico, non sarà morale, non sarà giusto; e spesso le ragioni della storia sono diverse dalle ragioni degli uomini. Ma la sofferenza causata dal generale è stata enorme, e il suo strascico infiamma ancora le strade di Santiago. Per chi crede in un oltretomba le fiamme che ha causato saranno causa della sua dannazione eterna. Per chi, come me, non si affida alle punizioni di un dio da antico testamento, rimane un calice di buon vino, magari decisamente corposo, a ricordare alla gola e alle viscere che il dolore non finisce certo con la fine di uomo, ma che almeno quell’uomo non sarà più causa di dolore. Che il vino che ora scende lungo questa mia gola sia di memoria per le migliala a cui la gola è stata tagliata. Questo vino, piacere del palato e ristoro dell’anima, è anche per voi.

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