Care Compagne e Cari Compagni

<  Care Compagne e Cari Compagni

simon.jpgLeggo sempre con molto interesse il blog di Sg, poiché offre spunti di riflessione in grado di aiutare il dibattito. Poco fa ho letto il post di Cora e vi confesso d’esserci rimasto male. Male non perché voglia che Cora la pensi come me, ma perché penso che Cora, quando afferma: “né… né Simo che per il bene del partito fa tutto quel che gli si chiede dall’alto“, abbia mancato di rispetto all’intelligenza, alla sensibilità e all’impegno di Simo. Simo, con il quale parlo spesso, con il quale discuto ed a volte, spesso, mi scontro, crede nel progetto del Partito Democratico non perché glielo dicono dall’alto (si potrebbe anche dire che Cora la pensa così perché lo dicono Mussi e Salvi, ma io credo che Cora elabori un pensiero sostenuto prima da altri ma nel quale mette del suo). Son certo che se a Simo chiedessero di fare cose che non reputa giuste, non le farebbe. Simo, che lo si creda o meno, pur ricoprendo alcune responsabilità affidategli, ragiona con la propria testa, vive emozioni che sente, non che gli impongono; realizza, o ci prova, iniziative politiche perché le reputa utili per tutti e per ciascuno. Simo quando parla non lo fa per catechizzare, per convincere necessariamente che la strada da lui intrapresa sia quella giusta, che vuole necessariamente portare armi e bagagli di tutti con sé come un raccoglitore di ferro. Simo agisce perché ci crede e mi ha detto di credere nel Partito Democratico perché la sua vita, le sue esperienze di vita e lavorative (impegno e passione, quindi) lo portano a pensare che sia possibile stare assieme, anzi, che sia utile stare assieme. Perché lui c’è stato e crede che stando assieme si possano smussare gli spigoli, capire che anche chi va in chiesa la domenica la pensi come te, che gli altri non vestono solo in giacca e cravatta (ce ne sono anche da noi, vero? Poi le cravatte che indossa il Ministro Damiano mi piacciono molto), che senza tante realtà cattoliche, che concretizzano nel quotidiano, ciò che la sinistra propone come idee (penso all’accoglienza degli immigrati, al sostegno agli anziani, ai dopo scuola per i bambini in difficoltà, alla compagnia ed attività con i ragazzi disabili, ecc..) diversi soggetti sarebbero soli nel mondo. Simo ha questo in comune, lui ha questo.

Ma forse ora ci si chiederà: ma chi è questo Simo? Un santone, uno spacca maroni o un lavoratore retribuiti dai Ds come se lavorasse in una qualsiasi azienda?

Sono io, Simo sono io, sono io che penso, vivo, tribolo, gioisco e soffro quando qualcosa non va. Non sono né un Santo né un servo, sono solo una persona diversa come lo siamo tutti, che ha frequentato ambienti e vite differenti da quelle che altri hanno visitato, che sta a suo agio con i senza tetto, i tossicodipendenti, gli immigrati e i preti che li accolgono; che si sente a casa se sta con le compagne e i compagni di partito e così via. Ed anche qui c’è tanta gente che va a messa la domenica, mia mamma compresa (sono geneticamente errato se non credo in dio ma stimo e condivido le vite di chi pratica il cattolicesimo dedicando il proprio tempo a chi ha bisogno?). I Ds, anzi il PCI in diverse zone dell’Emilia Rossa degli anni ’70 aveva le sezioni piene tutti i giorni che si svuotavano solo la domenica mattina per circa due ore: dove andavano quelle compagne e quei compagni? A messa. Niente di male, il tema della messa, della Fede e di tutto ciò che è spirituale non ha a che fare con feste di partito, elezioni e tutto il resto. Anch’io so, e non condivido, che l’Istituzione–Chiesa, influenza la vita di questo Paese, ma pur riconoscendo questo e a volte, sulle influenze che reputo negative, mal tollerandolo, penso che Ruini sia una parte della Chiesa e che Marini ed altri l’abbiano proprio in queste ore dimostrato (è vero, Marini non è un cardinale, bensì Presidente del Senato, è comunque cattolico).
Non stiamo
lavorando
per un
cartello elettorale come
invece è
stato finora l’Ulivo
Non stiamo lavorando per un cartello elettorale come invece è stato finora l’Ulivo. E’ stato il luogo in cui far confluire voti per poi dividersi nel parlamento italiano ed europeo, e nessuno o quasi, si scandalizzava di questo. Né io, né voi. Credo che si reputasse questo come un’ovvietà, che fosse giusto correre assieme e lasciarsi, ognuno con il suo sacchetto per il pranzo, i suoi libri, senza niente o quasi condividere. Son stanco che sia così, ho voglia di percorrere interamente la strada assieme, con tutti, che mi stiano simpatici o meno, che condividano tutto quel che penso o meno. Ma ho voglia di discuterne nella stessa casa, senza timore di dover vendere la mia per prenderne una che ci accolga tutti e che sia diversa da quella che abbiamo oggi e che ora tanto citiamo lasciandola però sempre o quasi, vuota. Vuota sia dal punto di vista della popolazione che la occupa che dal punto di vista dei contenuti. Luoghi che non si bastano perché neanche tra noi ci bastiamo, lo mostrano i risultati elettorali e le discussioni allo specchio che spesso facciamo. Non è forse importante questo dibattito anche perché è la prima volta in
tanti anni che esprimiamo
tra noi idee e sensibilità differenti?
Non è forse importante questo dibattito anche perché è la prima volta in tanti anni che esprimiamo tra noi idee e sensibilità differenti? A me piace, mi trovo bene nel discutere con voi e con tante persone della Margherita. Non li trovo tutti così distanti da me, o meglio, tanti li trovo distanti dal mio modo d’intendere la politica e la vita, come capita con tanti nel mio partito, con tanti di quelli che dicono di sedere dalla mia parte, d’essere miei “Compagni e Compagne” pur non condividendo con loro quasi niente, neanche, a volte, un briciolo di tempo.

Non ho l’ambizione di convincere che sia giusto, o meglio, non voglio fare l’incantatore di serpenti perché so d’aver davanti a me persone e non altro. Persone che si approcciano a questo tema con la paura di perdersi, ma io, come sabato vi ho detto: come posso perdermi se non ho la certezza d’essermi trovato? Lo dico con preoccupazione ed aprendo mente e cuore. Io, Simo, sento di non bastarmi, non mi bastate neanche voi che eppure rappresentate larga parte dei miei sentimenti. Ma rispetto chi di voi la pensa diversamente, gradirei però che ci fosse condivisione almeno del rispetto delle mie idee non pensandomi un trasmettitore di parole di altri. Mi impegno non perché Mauro, Piero, Massimo o chi per loro (non tutti “leccano” quando vengono Piero ed altri, tanti la vivono con la stessa emozione e forse con lo stesso imbarazzo, credetemi, non generalizziamo, siamo simili), dicono che devo fare così. Mi impegno perché ci credo, perché mi piace il Progetto e lo reputo giusto e realizzabile per il Paese, per il bene di tutti e di ciascuno. Ripeto: di tutti e di ciascuno. Mi impegno perché Enrico, Trava, Davidino, Elisa, Burio, Paolo, Antonio, Cora, Marcello, Dario (Dario’s), Patrick, Julia, Matteo, Giovanni, Gabriele, Vale, Giulia, e tanti altri che ora non mi vengono (chiedo scusa), stanno con me anche se in questo caso con alcune differenze. Io credo in questo, non sono una mano che opera leggendo istruzioni di un libro, credo che questo sia offensivo della mia intelligenza ma anche delle intelligenze e sensibilità di ognuno di voi.

Poi forse, come scrisse Italo Calvino ne “Il visconte dimezzato“: “non sono incompleto, sono soltanto giovane“.

Ho bisogno di completarmi con le idee vostre e di chi attualmente non siede alla nostra tavola. Si sappia però che la tavola va preparata assieme, non bisogna (non è né educato né giusto) arrivare e sedersi davanti al piatto fumante.
Io vi aspetto al supermercato, non voglio fare la spesa da solo: non ho la pretesa di conoscere tutti i vostri gusti né tanto meno ho il denaro per pagare.

Con impegno, umiltà e passione.

Vote This Post DownVote This Post Up (No Ratings Yet)
Loading ... Loading ...
Scritto in Partito Democratico, Sulla Politica ~ Puoi seguire tutte le risposte a questo articolo attraverso i feed RSS 2.0. Puoi lasciare una risposta, o un trackback dal tuo sito.
3 Responses to “Care Compagne e Cari Compagni”

Eloi

Ecco, dopo questo intervento io che casa scrivo??

Per i due DARIO: credo che con quel Dario’s Simo intendesse un Darios cioè una specie di plurale… quindi non un complemento di specificazione indicato dal genitivo sassone.
Io potevo correggerlo, ma a me il rapporto affettuoso che Simo ha con l’inglese piace, mi piace da morire.

Dario

L’avevo capito!… ne è uscito fuori una roba tipo il dentifricio, Paperino’s:-) !!!! Grande Simo

Cora

Tanto per chiarezza, ho scritto una mail a Simo in cui gli dico di non prendersela per ciò che ho scritto. Il mio post voleva essere appositamente provocatorio e non offensivo per nessuno. Ma per capire ciò che ho scritto, serve calarsi nell’ottica di una lettera informale fra due vecchie compagne…mi capite vero? EH? ;)

Leave a Reply

Nome (richiesto)
Mail (non verrà pubblicata) (richiesta)
Website

XHTML: Puoi usare questi tags: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <code> <em> <i> <strike> <strong>


« Clericalismi

 

Created by Red Circle Inc. info: info@leftisright.it, web information: admin@leftisright.it - Copyleft, LeftisRight 2006

Powered by WordPress and NoseBleed