Ciao ragazzi, visito spesso il vostro blog e ci trovo ragionamenti a volte davvero interessanti. Oggi l’ho aperto per scrivere di un altro argomento, che probabilmente trovate da qualche altra parte nel sito (la scuola di formazione politica del Pd, che parte lunedì 3 settembre alla festa di Ponte). Leggo tuttavia una richiesta di spiegazioni su quanto sta dominando le pagine dei quotidiani da un paio di settimane.
Dario pone due domande. La prima su quanto sta avvenendo con la crisi dei cosiddetti mutui subprime, e la seconda sulla natura e le prospettive dell’andamento dei prezzi delle case. La risposta a entrambe le domande si può per chiarezza dividere in due, ma in realtà stiamo raccontando più o meno la stessa partita. E qual è?
La maggior parte di questo casino ebbe origine nel lungo periodo (almeno dal 2001 al 2004) in cui i tassi di interesse in America e in Europa sono stati al livello più basso della storia recente; questo, a sua volta, per due motivi: la necessità di far riprendere l’economia (colpita negativamente sia dallo scoppio della bolla dei titoli della cosiddetta New Economy, a inizio decennio, che dalla recessione acuita dagli eventi dell’11 settembre 2001), e il fatto che l’inflazione fosse eccezionalmente bassa (a causa della globalizzazione che ha tenuto, e tiene, a freno i prezzi attraverso maggiore competizione e maggiore commercio….da ricordare ai vari Caruso e no-global di questa minchia). Il fatto di avere tassi di interessi così bassi ha avuto due effetti sul mercato delle case: 1) ha spinto la domanda di immobili, perché accendere un mutuo costava meno (come sapete le rate del mutuo sono commisurate al tasso di interesse vigente) 2) ha spinto gli investitori di tutto il mondo a distogliere l’attenzione dai titoli a rendimento fisso (come le obbligazioni) che rendevano appunto tassi di interesse bassissimi o dal “tradizionale” mercato azionario (ancora stordito dal crollo del Nasdaq e della New Economy), per spingerli a cercare rendimenti sempre maggiori. Se aveste avuto dei risparmi da investire, non avreste certamente comprato un Bot (che rendeva l’1,5%), né avevate voglia di rimanere ancora scottati da qualche bel titolo azionario, soprattutto se chiamato Enron, Worldcom o Parmalat….allora tendete a fidarvi di chi vi offre titoli a rischio maggiore, ma che vi rendono qualcosina in più. Per fare un passettino in più nella giungla tecnica, diciamo che questo processo di emersione degli strumenti finanziari più complessi, più redditizi ma anche più rischiosi è stato favorito dall’emersione di una fortissima liquidità nei mercati emergenti dell’Estremo Oriente (generati dagli enormi surplus commerciali dovuti alla sopravvalutazione della moneta cinese), e nei paesi esportatori di petrolio (che hanno visto decuplicare i propri proventi causa l’aumento del prezzo del petrolio, che noi abbiamo scontato in misura ancora maggiore quotidianamente alla pompa di benzina per gentile concessione di un mercato della distribuzione da tardo Medioevo). Sia dall’estremo oriente che dal mondo arabo quindi arrivavano un sacco di risparmi, in cerca di rendimenti interessanti sulle piazze finanziarie occidentali. I figli degli sceicchi, insomma, esaurito il parco macchine e sfogate le proprie voglie sugli yacht, riversavano una grossa quantità di denaro a Wall Street, a Londra e a Francoforte. Tutta questa domanda di rendimenti elevati ha stuzzicato la fantasia di chi ha creato strumenti finanziari sempre più sofisticati….hedge funds, collateral debt obligations, collateral loan obligations, ecc…….pacchetti di titoli costruiti, tra le altre cose, esattamente come dice Dario nel suo intervento. Le banche emettevano mutui a persone non caratterizzate da eccessiva affidabilità, e per ridurre il rischio trasformavano quel credito (che dovevano riscuotere) in un’obbligazione da emettere sul mercato. E’ come se io presto 100 euro a Enrico Balestra, che mi promette di restituirmeli entro un anno, magari a rate. Che faccio io? Emetto un pezzo di carta (obbligazione) del valore di 100 euro (compresi gli interessi), e la vendo a Simone Merli, che me la paga. Così io rientro comunque dei miei soldi, e se alla fine Balestra non paga sono tutti ca…i di Simone Merli. In realtà faccio di meglio: impacchetto quell’obbligazione in fondo comune di investimento, o in un hedge funds o qualsiasi altro strumento, che contiene in sé decine di altri crediti: azioni ordinarie, buoni del Tesoro, titoli in valuta estera. Tutta roba seria, che però viene mischiata con quella cartolarizzazione (eh si, quella roba tra me, Balestra e Merli si chiama proprio così) che alla fine mi ha generato tutto questo casino.
Colpa di Balestra che non paga, dunque? Si, ma non solo. In realtà la colpa non è di nessuno. Non si può incolpare le banche (lasciamolo fare a Beppe Grillo), che hanno risposto con gli strumenti di mercato ad una fame di rendimenti che prima abbiamo descritto. Questa stessa presunta “avidità delle banche” è la stessa che ha permesso a centinaia di milioni di americani, e a parecchi europei pure, di avere mutui che prima non riuscivano ad ottenere, di ricevere credito al consumo per i propri acquisti, e di ottenere qualche soldo in più dai risparmi di una vita. Colpa delle autorità di regolamentazione? Può darsi, ma la verità è che questo casino prima o poi doveva succedere, perché nessuno era preparato a gestire i rischi di una finanza sempre più complessa e l’unico modo per immunizzarsi era farlo succedere, proprio come accade per la varicella e gli orecchioni. Colpa dei banchieri centrali? Neanche per idea. Accusare ora Greenspan di aver tenuto i tassi bassi troppo a lungo equivale ad avere la faccia come il culo. Questi sapientoni sono gli stessi che puntualmente alzano al cielo lamenti imperiosi ogni volta che una Banca Centrale alza i tassi di un quarto di punto percentuale, perché “soffoca la ripresa nella culla”, così dicono.
Che succede ora? Non lo sa nessuno, e nessuno lo può sapere. I titoli cartolarizzati provenienti dai mutui subprime erano impacchettati così bene che nessuno sa dove sono andati a finire, e nessuno sa fino a dove si trasmetterà il fatto che alla fine Balestra non abbia pagato. Quello che è certo, è che questa tempesta si trasmetterà dalla sfera finanziaria (dove finora è rimasta confinata) all’economia reale nel momento in cui intaccherà una delle seguenti variabili: la produttività, la capacità di reperire finanziamenti da parte delle imprese, la spesa dei consumatori. Non c’è pericolo per la prima: dipende da altro; guardate ad esempio in Italia: è l’unico paese occidentale in cui continua a scendere da dieci anni, qualsiasi governo ci sia, e qualsiasi fase stia attraversando la Borsa. Liberalizzazioni, immigrazione e miglioramento di scuola, ricerca, e università sono le ricette per aumentare la produttività. La capacità di reperire finanziamenti da parte delle imprese non dovrebbe essere intaccata, proprio a causa dell’enorme (e salutare) espansione del sistema finanziario, che ha allargato a dismisura le opportunità di finanziamento a basso costo (i tassi di interesse rimangono comunque bassi); altra cosa è fare in modo, sempre nel bel Paese, che la struttura bancaria si apra ulteriormente alla concorrenza e al mercato, per far si che i benefici del sistema vengano trasmessi anche agli utenti finali, cioè noi col nostro conto corrente, o qualcuno di noi che gli venisse in mente di chiedere finanziamenti per aprire una propria impresa. La terza variabile è quella più a rischio, ei primi cedimenti dell’indice di fiducia dei consumatori spaventati da tutto questo casino è il primo segnale di un possibile calo di domanda. Ecco perché la Federal Reserve ha pensato subito di abbassare il tasso ufficiale di sconto di ben mezzo punto (da non confondere tuttavia col vero strumento di politica monetaria, il tasso sui Fed Funds).
Alla seconda domanda di Dario a questo punto si risponde brevemente. I prezzi delle case sono saliti a dismisura proprio a causa dell’abbondante liquidità sul mercato nei primi anni Duemila, dovuti ai fattori che spiegavo all’inizio del lungo (troppo) primo punto. Se aggiungi il fatto che l’offerta di case (cioè le costruzioni) si è mossa all’inizio abbastanza lentamente ed ha comunque dei limiti (non si può, e per fortuna, costruire dappertutto) ti ritrovi nel più classico dei diagrammi di economia: la domanda sale (anzi esplode), e l’offerta rimane ferma o comunque non cresce abbastanza rapidamente. Che succede al mercato del pesce quando tutti lo vogliono mangiare e se ne pesca sempre meno? Il prezzo sale. Che succede al mercato della frutta se tutti vogliono fare il frullato di banane e il contadino porta al mercato sempre la stessa quantità? Il prezzo delle banane sale. Che succede se dei fattori strutturali aumentano a dismisura la domanda di case e se ne costruiscono le stesse di prima? Il prezzo delle case sale. Aggiungi anche la componente speculativa: chi non si fidava (ed erano la maggior parte) di investire i propri risparmi in quegli strumenti finanziari nuovi, rischiosi e innovativi di cui parlavo prima, ha preferito investire i soldi comprando la seconda casa, o comprando la casa per i figli. E questo ha ulteriormente aumentato la domanda, andando a rinforzare il meccanismo di cui sopra.
Se e quando finirà?
In America è già finito. I prezzi delle case stanno scendendo, e di brutto, e non a causa di quest’ultima tempesta, ma semplicemente perché (per tornare alle metafore precedenti), prima o poi la gente si riempie lo stomaco di mangiare pesce o frullato di banane. E, soprattutto, prima o poi chi vende pesce e banane, colto dalla frenesia, riempie il mercato di questi due beni fino a non accorgersi che non c’è più nessuno che li domanda….e in un mercato in cui l’offerta cresce più della domanda, i prezzi scendono.
Questo fenomeno di ribasso si trasmetterà anche in Europa e in Italia? Si, sicuro. Quando? Non lo sa nessuno.
Che può fare la politica in tutto questo? Assicurarsi che i mercati (finanziari e immobiliari) funzionino bene, il che non significa affatto disinteressarsene, ma agire poco e agire bene. Chissà quando la sinistra italiana capirà davvero che per far funzionare il mercato non serve necessariamente meno pubblico, ma sicuramente meglio pubblico. E attenzione al facile passo con cui concludi la tua lettera…..non è una regola immutabile che all’aumentare del volume di attività del mercato immobiliare (che ha prodotto soprattutto benefici) debba per forza corrispondere un aumento del lavoro nero e dei morti sul lavoro. Quello è responsabilità di una legislazione sul lavoro che non attua gli strumenti esistenti, e di quegli ispettori del lavoro che la mattina vanno a prendere il caffè al bar invece di andare in giro per cantieri. Ma questa, ahimè, è un’altra storia.
Scusate la lunghezza.
Dario
Grazie per l’articolata risposta.
La chiusura non presupponeva causa effetto, ma solo una riflessione proprio di tipo “regolamentare”, ovvero se il mercato va così bene e ci sono profitti altissimi è dovere vigilare perchè i requisiti di sicurezza siano rispettati: a quel punto una parte dei cospicui guadagni deve essere spesa per la sicurezza e la regolarizzazione del lavoro.
Però io approfondirei la questione su un punto: non è speculazione immettere sul mercato pacchetti di titoli che si sa possono rivelarsi carta straccia? chi li vende ne riceve un guadagno immediato, mentre il risparmiatore che investe rischia e molto. Ecco perchè probabilmente attribuire qualche responsabilità alle banche non sembra così campato in aria… non credi abbiano fiutato il pericolo con grande anticipo, correndo al riparo e lasciando ignaro chi ha investito?
Ti richiedo ancora una cosa, che scende nel complesso probabilmente: la domanda di case è esplosa mi dici, grazie alle abbondanti liquidità disponibili da parte di certi soggetti molto grossi provenienti da oriente e medio oriente. Il discorso mi quadra, mi ci ritrovo. Ma allora chi possiede queste case oggi? le famiglie che hanno comprato seconda casa sono un numero rilevante? Oppure le case sono in mano alle banche, ai grossi imprenditori, a chi può investire grandi capitali proprio alla ricerca di nuovi strumenti per creare rendimento? Di questo passo il mercato non si ammala, se il cittadino comune, indebitandosi sulla casa diventa strumento per far fruttare i capitali provenienti dall’estero? Cioè nessuno compra la casa, oppure la compra ma si indebita e il suo debito è guadagno immediato per qualcuno…mi pare una situazione gravissima dal punto di vista dell’aumento del divario tra immobiliaristi ricchissimi e famiglie normali… dimmi che ne pensi e se ci sono passaggi sbagliati.