sulle responsabilità dei governi nella struttura delle interazioni sociali.
scusate, ma non ci provo neanche a farmi un’idea di quel che pensa la pancia del paese.
mi basta il mio mal di pancia, dovuto alla birra e alle alette di pollo fritte di ieri sera…
intro:
il post di enrico mi è piaciuto molto. è vero che alla fine l’integrazione è una fatto di rapporti umani, di relazioni, tra uomini e donne. è una cosa che si costruisce ogni giorno nelle strade e nei campi di calcio,e non in parlamento.
ma non è vero che non sia dal governo che ci si debba aspettare certe soluzioni: il governo (in senso lato: includendo altri poteri esecutivi tipo le amministrazioni locali) dà forma agli spazi, al contesto dell’interazione sociale. e il contesto è cruciale.
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In questi giorni, in occasione degli incontri congressuali che stanno progressivamente portando alla nascita del Partito Democratico, ho sentito spesso parlare degli aspetti che tale cambiamento dovrà migliorare, perché ritenuti negativi, e quelli di cui invece i compagni dovranno essere orgogliosi, frutto di una tradizione politico-sociale ricca di insegnamenti. Ma questa è un’altra storia. Non tesserò le lodi del nostro partito perché ritengo che questo genere di attività rientri nei difetti che il rinnovamento dovrebbe eliminare: l’essere autoreferenziali è il nostro più grande limite. Ci estraniamo dal mondo e da quelli che sono i problemi veri; perdiamo il senso della politica e ormai non ci chiediamo più quali siano le reali esigenze dei cittadini, se siamo in sintonia con il comune sentire. E’ forse questo tipo di presunzione che in quasi vent’anni ha portato il Pci, il Pds e infine i Ds a perdere progressivamente consensi? E’ forse questa la causa di un’impellente necessità di rinnovamento? Le parole mi escono a fiumi.
