…prendo spunto da un vecchio post di enrico
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ho scoperto di recente che in inglese (almeno qui in USA) “cleavage” si riferisce (anche) al “decollete” delle signore… francamente, rimango perplesso, ma mi diverte giocare con le parole e pensare che i partiti politici nascano in base alle diverse valutazioni che si possono dare alle scollature femminili. …d’altra parte, qualche anno fa, quando la crisi della destra e della sinistra e` cominciata, e non si sapeva piu` cosa fosse cosa (vi ricordate la canzone di gaber ?), si discuteva pure se il culo fosse di destra e le tette di sinistra, o viceversa.
un po` per queste ambigue, ammiccanti confusioni, un po` perche` quando parlo in italiano mi piace usare parole italiane, lasciamo stare le “cleavages”, e parliamo spudoratamente di quali fratture caratterizzano la nostra societa`: come giustamente diceva enrico, bisogna individuare queste per capire su cosa i partiti devono far leva, per sbloccare la situazione sociale ed ottenere consenso politico.
l’opposizione lavoro-capitale (della vecchia sinistra), nord-sud (della lega), centro-periferia (in italia secondo me non e` mai esistita a se`: era sovrapposta a quella nord-sud), vecchio-nuovo (forza italia, a parole), etc. non descrivono piu` adeguatamente le fratture presenti nella nostra societa`.
evito di argomentare qui perche` queste siano linee di frattura superate, e conseguentemente i partiti che vi si identificano anacrostici (se l’affermazione non vi convince, basta chiedere, che argomentero` meglio).
vorrei invece cominciare a discutere con voi quali siano le fratture che caratterizzano la societa` in cui viviamo. e, (mi piacerebbe) insieme, fare 2+2 e concludere in cosa debba consistere la linea di demarcazione tra parti politiche nell’italia contemporanea, e da che lato vogliamo posizionarci.
secondo me, quella piu` importante, legata ai fattori di produzione, e che sostituisce la classica dicotomia capitale-lavoro, e` quella tra insider-outsider. esempi particolari di questa dicotomia sono i seguenti: lavori privilegiati e non (per es. rispetto al trattamento pensionistico e/o al regime di protezione all’impiego); tra settori protetti e non (per es. settori che si confrontano con il mercato internazionale, e quelli che no); tra professioni corporative e non. in buona sostanza, tra chi è soggetto al mercato, e chi no.
non mi pare sia necessario argomentare che questa frattura esista. dunque mi limito ad evidenziare alcune ragioni che mi fanno ritenere che essa sia particolarmente importante in questo al momento, rispetto ad altre fratture che certamente pure sono presenti.
oggigiorno, a questa frattura insider-outsider si sovrappone quella generazionale: per forza di cose, i giovani sono gli outsider…questo è normale se fosse inteso semplicemente come riferimento all’ingresso del mondo del lavoro… cessa invece di essere un aquestione tautologica, e diventa invece un problema politico quando i giovani rimangono outsiders anche quando trovano lavoro.
il fatto che una linea di demarcazione demografica coincida quasi perfettamente ad una frattura socio-economia è particolarmente preoccupante: quando le fratture economiche sono trasversali all caratteristiche socio-demografiche, uno può aspettarsi che ci siano altri aspetti della vita umana che garantiscono l’unità sociale, nonostante le inevitabili fratture. …se invece le fratture si allineano secondo più dimensioni, la società finisce per essere segregata, ovvero divisa in sottogruppi con relativa omogeneità interna, e molto diversi tra loro. questo indica un potenziale problema di tenuta sociale su scala maggiore.
un altro elemento preoccupante di questa frattura, è che sia intrinsecamente legata ad una situazione di prolungata stagnazione economica: mentre i partiti che si sono sviluppati (per es.) lungo la tradizionale opposiione capitale-lavoro, si sono opposti gli u agli altri in un contesto di crescita economica più o meno pronunciata, il dualismo economico tra insiders e outsiders strutturlmente ingessa l’economia del paese. senza e liberalizzazioni che eliminirebbero questa dicotomia, l’economia del paese rimane bloccata da burocrazie e protezionismi. …in un contesto di crescita economica, è più facile accomodare i conflitti, perchè in fin dei conti si tratta di spartirsi una torta le cui dimensioni aumentano nel tempo. …se la torta rimane la stessa, o al peggio diminuisce (come è destino che sia se i governi futuri non si comporteranno in maniera diversa da questo e da quello precedente), i conflitti non possono che inasprirsi.
…ora chiudo perchè sono stanco, e non sono in fondo neanche sicuro che quel che ho detto finora abbia senso…
l’idea del post era di discutere con voi su quali ritenete possano essere le “fratture” più importanti che detteranno, o dovrebbero dettare, l’opposizione politica prossima-ventura.
da parte mia, alle prossime elezioni, sento di promettere di votare a favore di CHIUNQUE (pd o no) prometta, in modo CREDIBILE, di lavorare per rompere questa economia duale, tra insiders e outsiders, che ingessa l’italia. e, in particolare, fotte me e quelli come me.
ps: scusatemi per il titolo, e per tante altre cose.
silvia
Intanto, hai tutto il mio rispetto. (che non te ne fregherà..ma ci tenevo)
Mi domandavo: secondo te è veramente impossibile una crescita economica senza eliminare la dicotomia di cui parli?
Io, ahimè, non ne sono certa.
Mi sembra invece, che piccoli passi avanti, in termini di crescita economica si stiano facendo e che i risultati si concentrino nel favorire le imprese, motore di ogni crescita certo, ma ancora una volta senza legiferare a dovere o tutelare gli outsider, che continuano ad aumentare ed a spartirsi una fetta della stessa dimensione, crescita o meno. Erro?
Pensavo infatti, se magari il fondo sul dottorato, approvato ieri in Senato, non dovesse essere una priorità del governo, piuttosto che un emendamento dell’opposizione. Certo le risorse non sono infinite, TDP lo saprà, ma siamo i cervelli al mondo più richiesti, e quelli meno retribuiti, qualcosa andrà cambiato no? Che siano la distribuzione delle risorse all’interno dell’Università, che siano il fondo per i dottorati…
Mio padre, con il classico lavoro sicuro e ricompensato, mi ha chiesto da poco se avrei preferito che andasse in pensione o che continuasse a lavorare per potermi dare una mano in futuro. Io gli ho detto di lasciare spazio ai giovani…
MA so che lui è il mio AMMORTIZZATORE SOCIALE (cito il mio guru) , e NON MI VA, NON MI PIACE…perchè poi mi sento chiamare BAMBOCCIONA.
…non ci deve mica pensare mio padre a risolvere la dicotomia.
Vabbhe commento non lineare e confuso