Con in mano quattro carte di trionfa non c’è dubbio: si strionfa.
L’obbiettivo centrale delle prime mani di gioco infatti, è, per chi mette, un imperativo quasi categorico, ossia “tirarle giu tutte“, praticamente “costi quel che costi“.
Per una ragione semplice: ottenere il controllo del gioco.
Ancora una volta, trovo nella metafora del Trionfo la prefetta sintesi della filosofia del governo.
Governare non significa tirare a campare, amministrare l’esistente o trattarlo con cinico pragmatismo. Per Governare occorre declinare -la dico alla Carl Schmitt- il concetto di decisione, inteso come il saper scegliere (prendere una decisione) e il saper portare avanti la scelta fatta (avanzare con decisione).
Perchè se -proprio come i maestri del Trionfo- valutiamo di essere forti in un segno, di averlo abbastanza lungo da spingerci a farle scendere, non solo è nostro dovere farlo, ma lo è anche continuare richiedendo il sostegno del nostro compagno!
Fra paradigmi della decisione e maestri del Trionfo, vorrei si affrontasse senza paura la questione legalità, a tutti i livelli prima che diventi una questione moralità (qualora drammaticamente non lo fosse già).
Non intendo parlare di strettamente di legalità, ma di leggi, di imperativi vincolanti, di norme.
E nel momento in cui cominciamo a discutere di regole, di cambiarle, da dove cominciamo?
La politica accusata di essere una casta risponde -specchio riflesso- cose tipo “non siamo ne la prima ne l’ultima“, o “da che pulpito“, o ancora riconosce il problema e propone si debba affrontare in altro modo (e ognuno poi c’ha il suo).
Si parla di liberalizzazioni e subito gli interessati commentano: “perchè non cominciare da quelli che stanno certamente meglio di me?”
Si parla di lotta all’evasione e prontamente “perchè fare la guerra a chi evade due lire per arrivare alla fine del mese, e non per risolvere il problema del lavoro nero della camorra e della mafia?”
Sateriale propone di ridurre le circoscrizioni e i presidenti quasi in coro: “perchè non si comincia invece dal tagliare la giunta?”
Il ragazzo che si fuma un cannone che fermato dal carabiniere lamenta: “perchè non vai a beccare gli spaccini con la coca?”
Il perchè è semplice: da qualche parte si deve cominciare.
E, a meno che non si voglia conservare l’esistente, le scelte non si possono rimandare.
Charlot diceva che “il vero criminale non è chi ruba in banca ma chi la fonda“, un detto che ha influenzato tutta la mia adolescenza e dietro al quale molta sinistra inkazzata pare ancora trincerarsi.
Ma un furto è sbagliato in sè, rubare ad
un
ladro non
è comunque buona cosarubare ad un ladro non è comunque buona cosa, così come nulla giustifica l’intolleranza per gli intolleranti o l’assassinio di un assassino.
E così come dobbiamo ascoltare per essere ascoltati, dobbiamo accettare per essere accettati, dobbiamo includere per essere inclusi, allo stesso modo dobbiamo essere i primi a rispettare le regole per poter chiedere a tutti altri di rispettarle.
Su questo terreno dobbiamo puntare tutto. Dare legalità e richiedere legalità, come ripete Mike.
Credo ancora -forse ingenuamente- che la sinistra italiana sia la parte più sana di questo paese e che questo segno ce l’abbia più lungo degli altri.
Facciamole scendere, costi quel che costi, e non ho dubbi (le sante verità del Trionfo) domani controlleremo il gioco.
federico
Gran bel post, ricco di spunti di riflessione.
Premetto che non so giocare a trionfo, ma hai reso l’idea. Per governare (e governare bene) si deve perseguire l’interesse collettivo, anche a costo di diventare impopolari. Non limitarsi a perseguire l’interesse di alcune categorie, ma perseguire l’interesse di tutti anche se alcune categorie potrebbero essere penalizzate. Si deve fare tutto questo da subito e non avere paura, tanto se le cose vengono fatte bene il consenso si recupera tutto. E il dare legalità e il pretendere legalità sono proprio i due cardini del perseguimento dell’interesse collettivo.