Se vi dicessi dove voglio arrivare o parare con le parole che seguiranno, mentirei.
Francamente mi sento spaesato e fatico a comprendere le fasi di questa “crisi della politica” e soprattutto a che cosa porterà. Credo però faccia scandalo che nel giro di un anno (da quando governiamo), tutti i nodi (o quasi tutti) stiano venendo al pettine.
Penso però che la stiano pagando le persone sbagliate, non coloro che negli anni scorsi e quelli passati hanno commesso errori fatali per il sistema socio – economico italiano.
La frammentazione di cui si parla non è solo della politica, bensì dell’intera società, di tutte le sue articolazioni, di tutte le sua categorie, di tutte le sue realtà. Questo mi preoccupa, ed al di là di come la si pensa sulla finanziaria questo mosaico parte proprio da quei giorni di protesta generalizzata più o meno organizzata.
Non riesco a comprendere cosa stia accadendo e da dove parta, quale sia la base del tutto, che pure ci sarà, no?
Il risultato delle elezioni amministrative dice tanto e dice niente, quel che più mi preoccupa, oltre ovviamente la vittoria del centrodestra, è il calo dei votanti, quasi come se “votare” fosse diventato per entrambi gli schieramenti un peso, un qualcosa di superfluo, “tanto poi non mantengono quel che promettono”. Era un dato politico la vittoria del centrosinistra alle regionali, è un dato politico la vittoria del centrodestra alle amministrative. Il Nord ha votato a destra, mi sa che la mia coalizione fatichi a comprendere le ragioni e le pulsioni profonde di questa parte di Paese, troppo diversa da tutto il resto d’Italia. Ed anche qui torna il tema della frammentazione, di un’Italia divisa non solo nelle idee e nelle pratiche, ma anche un’Italia che sta perdendo il senso di sé nella sua interezza. Questo mi preoccupa. E’ come se il federalismo fosse diventato solo uno strumento per dividere le ventuno regioni in ventuno stati (in un’Europa che fatica ad essere soggetto unico), come se ognuno non si sentisse parte di un sistema complessivo ma di un sistema particolare se non individuale. Non so quali risposte saranno possibili, e come si potrà affrontare questo argomento dando ad esso una soluzione. Fatto sta che veramente, oggi più che mai ho bisogno delle vostre considerazioni ed anche della sensazione di non sentirmi solo, di essere parte fondante ed attiva di un qualcosa che risollevi le sorti di questo Paese che continuo a voler veder unito, coeso, che rema in blocco dalla stessa parte. Sono stanco di silenzio e di critiche ed autocritiche di circostanza, sento forte il bisogno di trovare vie, di orientarmi, di sapere quale direzione intraprendere e possibilmente non da solo.E’ un momento difficile, c’è bisogno di analisi e proposta, di concretezza e non di chiacchiere.
Ringrazio Antonio per la sua presenza nella nostra discussione, spero possa presto dare un contributo aggiuntivo a quel che da lontano prova a fare, e che mi sembra comunque molto.
Con la speranza di venirne fuori, buon lavoro.
Scritto in
Che fare? ~ Puoi seguire tutte le risposte a questo articolo attraverso i feed
RSS 2.0.
Puoi
lasciare una risposta, o un
trackback dal tuo sito.
federico
Quello che è sbagliato è il concetto di fondo che da sempre permea la società italiana, cioè quello del pensare solo al proprio orticello. Manca una visione di insieme, e la gente tende a parlare dello Stato come un’entità astratta (se non nemica), non capendo che lo Stato siamo noi. E’ naturale che dopo 5 anni di Berlusconim anni all’insegna dell’egoismo più sfrenato, si sia accentuata questa tendenza. I frutti purtroppo stanno arrivando…