Sandro “la Prigione” nonchè “Panda” Pandiani, mi ha mandato il link a questo spassosissimo gioco giappo!
Prima di leggere il resto del post vi consiglio di provarlo, sempre che abbiate un pò di dimistichezza con un mouse e 5-7 minuti di tempo da perdere per un giochino in flash!
Dopo una prima fase piuttosto interrogativa cominci a capire…
Il tuo cursore ha un tempo di vita, entro questo limite devi raggiungere il 18esimo piano e distruggere tutti gli oggetti…
“No aspetta!” penso “gli oggetti sono solo una perdita di tempo, lo scopo è salire!”
Finito il tempo compare un secondo cursore…
L’indicatore in basso a sinistra ne indica altri: “forse sono le possibilità che ho a disposizione“, penso.
Salgo le scale, ancora e ancora, fino al livello senza più scale.
“Com’è possile?”
Scopro che agendo su di un particolare quadrante faccio comparire la scala, ma appena mi muovo questa ovviamente scopare.
Al mio fianco arriva il secondo cursore che appare confuso quanto me.
“Chi è? Lo comando io? …no. Non mi pare.”
Tempo scaduto, si ritorna a terra, adesso gli indicatori sono tre…
Si muovono su per giù seguendo i miei movimenti precedenti…
“forse devo memorizzare azioni diverse con i 10 indicatori che mi vengono dati“.
Spreco un turno ad osservare i movimenti e poi capisco.
Ogni cursore è un giocatore, esattamente come me, con domande e interrogativi (rispetto alla soluzione del gioco) assolutamente simili ai miei.
Alcuni non hanno ancora capito, uno invece è già corso su per le scale.
“Ho capito! -finalmente- per arrivare al 18esimo dobbiamo collaborare“.
Arriviamo in due al livello senza scale, io apro la scala e lui la sale.
Tardivamente sopraggiungono gli altri.
Al primo tentativo non siamo riusciti.
Per varcare l’ultimo livello occorre che tutti gli attori siano pienamente consapevoli della situazione e abbiano compreso come agire di conseguenza.
Per arrivare al 18esimo ho dovuto quindi ripeterlo una seconda volta.
E nel ripeterlo i giocatori erano probabilmente cambiati, quindi gran parte visibilmente ignari.
Già consapevole dell’esigenza (anzi della necessità di cooperarare) mi sono permesso di seguire quelli che restavano indietro nel tentativo di far loro realizzare il più in fretta possibile tutto quello che a me precedentemente sfuggiva.
Ho cosi scoperto quanto questo gioco di cooperazione sia, pur nella sua pulita semplicità, strutturato molto bene… e che possa offrire a posteriori spunti interessanti.
Il primo istinto di tutti -ad esempio- è distruggere gli oggetti.
Nel farlo il tuo punteggio aumenta, il che ti fa trarne che sia cosa da fare.
Falso.
Ogni punto fa calare più rapidamente il tempo a disposizione.
Lo scopo del gioco non è fare i punti, ma arrivare alla cima!
Così seguendo da esperto (alla seconda ed ultima partita!!) i novellini non ho potuto non notare quanti di loro perdessero tempo a ripulire i piani fancendo punti anzichè salire ad aiutare gli altri giocatori a finire il gioco.
Il gioco non prevede alcuna forma di comunicazione con gli altri giocatori che possono capire solo da se stessi la situazione e quindi la stupidità-inutilità dei loro primi istinti.
L’impossibilità di comunicare comporta inoltre il sacrificio, spesso del più intelligente -ossia di quello che capisce prima degli altri. Toccherà a lui il ruolo di quello che apre il passaggio restando inesorabilmente, immeritatamente forse ingiustamente indietro.
Un sacrificio che lui prima di tutti gli altri intuirà essere assolutamente necessario a finire il gioco e portare a casa il risultato.
Semplice e apparentemente insulso questo Cursor*10 mi ha regalato grandi soddisfazioni.
Perchè nella mia follia non ho potuto non pensare al senso politico di questo gioco, quel solito vecchio “uscirne insieme“.
La convenienza della cooperazione e -perchè no- della solidarietà.
L’idea che una sfida abbia più senso se ambisce ad un risultato che non sia solo individuale ma che possa essere anche comune.
La portata e la conseguente forza di un’idea (prima) e di un lavoro (poi) che non siano necessariamente condivisi priori ma che ambiscano -nel tempo- ad essere tali.
L’importanza del potersi parlare, di avere il tempo e il modo per capire e per capirsi, per comunicarsi informazioni, per organizzarsi e magari alla fine di tutto per congratularsi l’un l’altro.
Tempi e modi che la vita -per le più svariate ragioni- non sempre concede.
Sto sprolquiando!?
Si, lo so.
‘notte Signori.
Eloi
giusto per la cronaca scopro ora il titolo del gioco: “cooperate by oneself”.
di fatto si controllano tutti e dieci i cursori quindi buona parte del mio già dissennato post notturno perde di senso.
ne acquisisce un sacco di altri interessanti, ma temo solo per me!! :D