“Dipende da quello che si dice”

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enri.jpgIl nuovo presidente della Camera (la terza carica dello Stato, “micacazzi”, come si suol dire) aveva cominicato male. Non mi riferisco ovviamente al suo passato, ai suoi elogi ad Almirante e ad altri dirigenti Missini, quanto alla sciagurata comparazione fra i fatti di Verona e le contestazioni di Torino.
Oggi in Aula nelle sue vesti ufficiali dal banco della presidenza l’ha detta grossa.
Per due volte in due settimane. Non un buon segno.
Di Pietro, nelle vesti di massimo esponente di uno dei tre partiti di opposizione, scandisce la sua relazione.
[video]
Da destra arrivano i fischi e le urla, incessanti; le conosciamo.
Tonino si ferma e chiede al Presidente di gestire l’assemblea affinchè possa continuare a parlare.

Onorevole Di Pietro, lei non è nuovo di queste aule e sa che è naturale […] dipende unicamente da ciò che si dice

Che cosa!? Il rispetto delle opinioni di un parlamentare, di un rappresentante di migliaia di persone, il suo pieno diritto di esprimere le loro opinioni e di farsene garante, dipende da quello che si dice!?
Da quando non è nelle possibilità di un Parlamentare di dire tutto quello che ritiene opportuno alla vita di questa Repubblica? E chi giudica che cosa è inopportuno? La curva che comincia a sbraitare, a fischiare e ad insultare?
E’ questo il rispetto per le opposizioni? Se non si fa carico -primancora che del clima civile- del rispetto delle regole minime dei ogni parlamento il Presidente della Camera cosa dobbiamo aspettarci?
Sono basito.
Gianfranco non ci siamo.

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3 Responses to ““Dipende da quello che si dice””

mary

AIUTO!

simo

“dipende cosa dice” è agghiacciante. spero che i politologi che estemporanemente intervengono su questo blog non considerino queste preoccupazioni delle “pipp”, si rotolerebbe troppo troppo velocemente verso il basso.
speriamo bene.

Zizzi

wikipedia docet
Fini Biografia

Gianfranco Fini nasce a Bologna nel 1952 da Argenio Fini (Bologna 1923 - Roma 1998), detto Sergio, volontario della Repubblica Sociale Italiana nella Divisione di Fanteria San Marco, e più tardi iscritto alla Associazione nazionale dei combattenti, e da Erminia Marani (Ferrara 1926 - Roma 2008), figlia di Antonio Marani, ferrarese, fascista della prima ora, presente assieme a Italo Balbo alla marcia su Roma. Il nome Gianfranco fu scelto per ricordare un cugino ucciso a vent’anni dai partigiani, quando era da poco passato il 25 aprile del 1945.

Argenio Fini, prima dell’ascesa politica del figlio, si dichiarò vicino al Partito Socialista Democratico Italiano, ma dopo l’iscrizione di Gianfranco nel Movimento Sociale Italiano abbandonò l’impegno politico, per gli impegni correlati al suo nuovo lavoro in una compagnia petrolifera.

Gianfranco frequentò l’ istituto magistrale “Laura Bassi”. Inizialmente non era interessato alla politica, ma nel 1968, a sedici anni, si trovò coinvolto in scontri davanti ad un cinema dove un gruppo di militanti di sinistra contestava la proiezione del controverso film sul Vietnam Berretti verdi che lo spinsero all’iscrizione alla Giovane Italia. Molti anni dopo racconterà in un’intervista:

« Non avevo precise opinioni politiche. Mi piaceva John Wayne, tutto qui. Arrivato al cinema, beccai spintoni, sputi, calci, strilli perché gli estremisti rossi non volevano farci entrare. E così per reagire a tanta arroganza andai a curiosare nella sede cittadina della Giovane Italia. »

Iniziò così la sua carriera politica nel Fronte della Gioventù (organizzazione giovanile del Msi). Tre anni dopo si trasferì con la famiglia a Roma. Nell’agosto 1976 assolse agli obblighi di leva, prima a Savona, poi al distretto militare di Roma e quindi al ministero della Difesa. Nel 1977 divenne segretario nazionale del Fronte della Gioventù, per volontà di Giorgio Almirante. Al congresso giovanile era arrivato quinto su sette eletti nella segreteria; fu Almirante, di autorità, a sceglierlo, come prevedeva lo statuto, segretario.

Nel frattempo aveva conseguito la laurea in psicologia ed era diventato collaboratore al quotidiano di partito Secolo d’Italia. In quegli anni diresse anche il quindicinale del FdG “Dissenso”. Allo stipendio da dirigente di partito preferì il tesserino da giornalista professionista.

Nel 1983 viene eletto per la prima volta alla Camera dei deputati. Nel settembre 1987, alla festa del partito a Mirabello, (Ferrara), Almirante lo indicò pubblicamente come suo successore alla segreteria del partito.

IL FASCISMO DI FINI E’ LEGATO ALLA TERRA FERRARESE, COME LE SUE ORIGINI. COOL. non lo sapevo…

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