Il nuovo presidente della Camera (la terza carica dello Stato, “micacazzi”, come si suol dire) aveva cominicato male. Non mi riferisco ovviamente al suo passato, ai suoi elogi ad Almirante e ad altri dirigenti Missini, quanto alla sciagurata comparazione fra i fatti di Verona e le contestazioni di Torino.
Oggi in Aula nelle sue vesti ufficiali dal banco della presidenza l’ha detta grossa.
Per due volte in due settimane. Non un buon segno.
Di Pietro, nelle vesti di massimo esponente di uno dei tre partiti di opposizione, scandisce la sua relazione.
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Da destra arrivano i fischi e le urla, incessanti; le conosciamo.
Tonino si ferma e chiede al Presidente di gestire l’assemblea affinchè possa continuare a parlare.
“Onorevole Di Pietro, lei non è nuovo di queste aule e sa che è naturale […] dipende unicamente da ciò che si dice“
Che cosa!? Il rispetto delle opinioni di un parlamentare, di un rappresentante di migliaia di persone, il suo pieno diritto di esprimere le loro opinioni e di farsene garante, dipende da quello che si dice!?
Da quando non è nelle possibilità di un Parlamentare di dire tutto quello che ritiene opportuno alla vita di questa Repubblica? E chi giudica che cosa è inopportuno? La curva che comincia a sbraitare, a fischiare e ad insultare?
E’ questo il rispetto per le opposizioni? Se non si fa carico -primancora che del clima civile- del rispetto delle regole minime dei ogni parlamento il Presidente della Camera cosa dobbiamo aspettarci?
Sono basito.
Gianfranco non ci siamo.
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mary
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