Continuo a sproloquiare come fossi un demente assalito da pantofobia… Esco di casa e vedo solo problemi, nelle mie visioni più malate prendono la forma di Aliens che sbucano dalle fottute pareti. Si, si, oggi faccio del terrorismo.
Problemi su problemi, piccoli e grandi, che inevitabilmente (sempre nella mia testa malata) finiranno per condizionare le nostre vite nei prossimi anni.
Quelle che crediamo soluzioni diventano la principale causa dei problemi stessi.
Sentiamo caldo e accendiamo il condizionatore: spostiamo il problema fuori dalla nostra camera, consumando energia elettrica prodotta a mezzo di combustioni carboniche, che rilasciano le famose anidridi a causa del caldo insopportabile.
Ci intasiamo nel traffico, non troviamo parcheggio e non riusciamo a pensare ad altro che a fare altre strade, altri parcheggi, a dare altri incentivi per comprare automobili. I più furbi si fanno lo scooterone, che inquina quanto tre macchine. E i trasporti pubblici in perenne ritardo anche a causa del traffico privato, che sempre meno utilizzati riducono il servizio rimandando ancora al traffico privato e quindi i ritardi e quindi…
Utilizziamo in massa nella più totale nonscialance software crakkati, vendiamo lettori mp3 e divx come l’acqua sapendo che per utilizzarlo il 99% degli utenti ruba da internet… chiarisco, ve ne fosse bisogno, che non sono contro il file sharing, ma è chiaro che sia uno strumento che necessiti di regole. Non regole “orwelliane“, regole vere, che tutelino tutti e ciascuno. Da googlevideo scopriamo i fenomeni del bullismo nelle scuole e ce la prendiamo con google che non ne ha impedito la pubblicazione?
Il sindacato più grande d’Italia ambisce (nel 2007!!) a rappresentare contemporaneamente gli interessi dei lavoratori atipici, dei precari, dei dipendenti e dei pensionati. Qualcuno gli spiega che non è pensabile, che in culo qualuno se lo deve prendere e che fanno demagogia se pensano di poter fare il bene di tutti.
Gli si spieghi che l’interesse collettivo
non
è la
somma degli interessi individualil’interesse collettivo non è la somma degli interessi individuali!
Facciamo la battaglia contro il numero chiuso per difendere il diritto allo studio. Ma di quale diritto allo studio stiamo parlando? Di esami da 400 persone per volta, spezzati in parziali spesso a crocette, di lezioni con 600 studenti seduti per terra? Siamo oltre. Siamo al punto che il diritto allo studio lo salvaguardiamo proprio con il numero chiuso. Non certo un numero chiuso oligarchico, parliamo di un numero chiuso che sia anche democratico.
Siccome si sposano sempre meno giovani, che per le più svariate ragioni non riescono a stare insieme e ben più di mezza Italia fa le barricate contro qualsiasi discussione sulle nuove forme di famiglia e sulle coppie di fatto?
Oggi se non s’è capito non ho pensieri felici.
Ps: questa non è male… Me l’ha mandata Luigi, agli studenti-lavoratori consiglio un’occhiata!
Pps: ma posto solo io qua?
Scritto in
Roba da Chiodi ~ Puoi seguire tutte le risposte a questo articolo attraverso i feed
RSS 2.0.
Puoi
lasciare una risposta, o un
trackback dal tuo sito.
federico
Segnalo questa: Mi ha stroncato.
Per quanto riguarda l’interesse collettivo, per me è un bene sacro. Molto più della somma degli interessi dei singoli. Del tipo bisognerebbe in un qualche modo far capire al singolo che se non ci perde mai se si è fatto qualcosa per l’interesse collettivo, perchè lo si è fatto anche per lui.
Spero che si sia capito qualcosa di quello che ho voluto dire, rileggendolo mi rendo conto che è molto contorto.