Si, si, si, è caduto: lo so.
C’era un momento peggiore? Era possibile un momento peggiore?
Questa sera in tutta la provincia fondiamo il partito.
Si costituiranno in tutto il territorio oltre 50 circoli con rispettivi segretari, direttivi e delegati alle assemblee provinciali e comunali.
Così ieri ho scritto una mail ad un bel pò di persone invitandole a partecipare alle assemblee di fondazione; a partecipare nonostante il momento drammatico per il governo, il nostro governo: per il nostro paese.
Invitarli a partecipare proprio alla luce del momento difficile che attraversiamo, ciascuno a suo modo, tutti.
A quanto pare, salvo grossolane od ingenue castronerie che potrò (e che tenterò in ogni modo) di proporre nel corso del consesso fondativo del mio circolo, potrebbe seriamente capitarmi di essere investito della carica di segretario dello stesso.
Nella mail ai compagni (li chiamo così perchè facenti parte di un selezionato e ristretto elenco di persone che stimo al di là delle loro appartenenze) mi sforzavo di spiegare quanto anche una singola e piccola scelta/azione individuale sia da ritenersi dannatamente importante , sebbene non la si possa considerare di per se sufficiente.
Per produrre un cambiamento (reale, possibilmente utile e ancora possibilmente durevole) l’azione individuale è necessaria ma non sufficiente. Occorre l’azione di molti.
Le risposte che ho ricevuto sono le più svariate.
Fra i vari “man, dimmi cosa devo fare“, i “domani sera non posso, vengo la prossima settimana, posso!?“, o ancora “è una fesseria Wang, comunque auguri“, ne ho ricevute anche di cattive.
Mi spiego: non parlo della vicina di casa o del passante che sentendo parlare di politica ti manda a dar via qualcosa di caro; parlo di amici, di persone che mi conoscono.
L’imbarazzo nel quale ho avuto l’impressione di gettare gli amici nel chiedergli “vieni a sostenerci, dacci una possibilità” mi ha sconcertato e a sua volta imbarazzato.
Mi è parso di elemosinare qualcosa, di essere stato sgradevole o inopportuno, e non ho potuto non riflettere sul come avrei potuto fare, sul cosa avrei dovuto dire, di diverso.
Non credo sia percepito nitidamente forse neppure lo si possa immaginare, a meno che non lo si sia sperimentato o non lo si sta sperimentando personalmente.
Non parlo del normale fastidio che molte persone provano a parlare di politica, parlo della difficoltà del praticarla tutti i giorni, anche se in forme comunque blande, da volontari, da compagni qualunque (come usa dire il vecchio EB) ed in particolare della difficoltà di organizzare il consenso, o meglio ancora, di formalizzarlo, attraverso una votazione.
La democrazia, a tutti i livelli, ad un certo punto si fonda su questo: sul voto, sulla mera conta.
Non può non essere così.
Ho avuto la sconfortante impressione che il problema stesse tutto li, nel dover votare, ossia nel dover formalizzare una -seppure piccola e per quanto inutile- scelta.
Ho avuto l’impressione che dietro le variegate parole delle risposte -diciamo- negative, vi fosse un ragionamento del tipo: “Non chiedere a me di fare niente, non chiedermi di scegliere, scegli tu per me, fai tu, non me ne frega un cazzo“.
Un ragionamento che prelude o sottende svariati corollari del tipo: “voglio solo che mi diate alla svelta qualcuno da mandare affanculo, qualcuno che si prenda la colpa di tutti questi problemi e poi di qualcuno che li risolva: alla svelta, grazie!“.
Io non sono affatto sicuro di avere trovato la strada, e spesso penso a dove si stia andando e verso dove IO vorrei invece che si andasse.
Capisco di non avere infondo alcuna certezza da vendere o da spendere, ma sono determinato a volerle cercare, pensare, costruire.
Agli amici che sembrano dire “perchè dovrei farlo io” non posso che ribaltare la frittata ossia “perchè non dovresti farlo PROPRIO tu!?”
Non credo si possa in alcun caso in politica, pensare ragionevolmente di poter produrre qualcosa di buono che non sia frutto di un’azione partecipata, collettiva, condivisa.
Nel mio caso specifico, non sarei contento e di conseguenza non sarei sereno se non sapessi di avere vicino persone che stimo e con le quali ogni giorno più o meno consapevolmente si combatte la stessa battaglia.
Parlo di Simone come di Valentina, di Silvia come di Giovanni, di Maria come di Dario, di Giulia come di Davide, di Elisa e di Patrick, di Bianca e di Michele, di Annalisa e di Cristiano, di Marcello, di Anna, di Luca, di Dalal, di Federico, di Paolo, di Matteo, di Alice, di Vito, di Elsa.
Siete belle persone, di quelle che quando fanno le cose per bene nessuno sospetta abbiate fatto realmente qualcosa.
Se esiste una qualsivoglia forma di giustizia, presto o tardi, da qualche parte qualcuno tutto questo tribolare ce lo riconoscerà.
Non ci credo, ma ci spero.
Laura TS
il destino è spiritoso
ieri ho ricevuto la lettera che confermava l’incontro dell’8 febbraio per promuovere l’apertura dei circoli del pd nella provincia di trieste
guardavo la lettera e mi chiedevo come sarebbe andata a questo punto
grande partecipazione come reazione (con il rischio però che sia una reazione incazzosa)
oppure sconforto totale
ho paura la seconda
ma il mondo non si ferma a causa della caduta del governo
per cui dovremo ingoiare il boccone amaro
e rimboccarci le maniche
per spiegare, di nuovo, perchè non si può mollare
perchè la responsabilità della società è sempre collettiva
e perchè con il partito democratico può essere più facile governare
non sarà semplice
speriamo che i nostri dirigenti ci diano una mano
mettendoci nelle condizioni di comunicare un effettivo cambiamento