Cari tutti,
provo ad esporvi alcuni punti di vista su quel che stiamo faticosamente costruendo, al fine di poterci sentire tutti e ciascuno partecipi di un processo che non ci deve assolutamente far sentire ruote ultime o di scorta di un qualsiasi camion.
Innanzitutto mi viene da dire che credo sia ovvio che nessuno sappia cosa “salterà fuori”, e che lo sia per due ragioni: la prima, poiché non abbiamo esempi al mondo da contemplare per comprendere come si articolerà il nostro; la seconda, poiché questa sfida è stata da subito lanciata come tale per rompere quei muri e superare quegli steccati che in questi anni ci hanno visto distanti, sia tra i partiti che dai cittadini. Questi dubbi, sempre più motivatamente crescenti, creano difficoltà anche in me che tutti i giorni provo a fare cose utili al progetto, perché è una via che sappiamo dove dovrebbe portare ma che richiede uno sforzo di immaginazione, programmaticità e passione, superiore a tutto quel che finora è stato.
Lo so, spesso non ci si sente partecipi di quello che sta avvenendo. Lo so e me ne rammarico. Ma credo che la nostra organizzazione (il Partito), abbia creato nei mesi precedenti, le condizioni per discutere liberamente, per esporre i propri dubbi, per manifestare tutte le legittime paure che ognuno di noi ha provato e prova. Ma ora credo ci sia bisogno di un passo in avanti di tutti noi. Credo che ora ci sia la necessità di crederci e di spendersi al massimo, con quel che si ha, con quel che si può, per fare il decisivo salto di qualità. Non pensate che da parte mia ci siano certezze, rimangono tutti i dubbi di sempre proprio perchè l’approdo è sconosciuto, ne conosciamo gli obiettivi ma ancora non sappiamo cosa andremo ad essere. Ma da un lato sono contento così. Ho voglia di scoprire cose nuove, anche inattese e negative, a patto che facciano parte della vita normale di ognuno di noi, non per forza segnata da pacche sulla spalla, strette di mano e sorrisi. C’è bisogno di creare passione, di sicuro, ma come la si crea? Io credo che la si crei spendendosi e dialogando, tra noi e con chi finora è stato critico e disinteressato. Credo che vadano seguite poco le polemiche sui giornali poiché spesso alterazioni della realtà e lesive di ciò che siamo e che vorremo essere. Credo che ci si debba vedere, tenere uniti, portare sé stessi e le proprie opinioni dentro i luoghi, le situazioni, i contesti che oggi sono a nostra disposizione, e crearne altri di nuovi. Non lasciamoci vincere dalla paure, non facciamo sì che un progetto così ambizioso venga svilito da affermazioni propagandistiche, da corse elettorali spietate. Diamo senso profondo alle cose che facciamo, e se manca il passo, rilanciamo, cominciamo a correre e a dire: va bene, facciamo il Pd, ma cosa ne pensiamo del tema della sicurezza? E della riforma delle pensioni? E dell’università? E del sistema di welfare complessivo? Non si parla di questo? Se ne parla troppo poco? Va bene, proponiamolo noi. Cerchiamo un luogo ed uno spazio, prendiamoci il tempo, studiamo qualcosa che sia alla nostra portata, chiediamo se non sappiamo, e proviamo a costruire una linea ed a proporla. Non stiamo fermi nelle paure, nei dubbi. Chi non ne ha non può essere considerato un essere umano, che li ha non può fermarsi al riconoscimento ma deve agire per scalfirli laddove possibile, ed avere voglia di discutere fino alla fine per capire le ragioni profonde di ogni singola dinamica o questione.
Non pensiamoci troppo distanti l’uno dall’altro: chi sta in ufficio a programmare le iniziative, ad immaginare la costruzione dei seggi, e tutto il resto, non più meno convinto, più tranquillo, di chi guarda da fuori quello che sta succedendo. E’ faticoso, credetemi, e lo è ancora di più man mano che il tempo scorre e che tra noi per diversi motivi diminuisce la voglia di chiarirsi.
Non credo sia utile immaginare di aspettare che la tavola sia apparecchiata, penso sia invece fondamentale esserci oggi e qui, dire ciò che pensiamo, incidere sulle posizioni, essere intellettualmente attivi e non avere paura di niente. Non si deve avere paura perché in ognuno di noi, e l’ho capito in questi anni, esiste la voglia furiosa di cambiare le cose, di migliorare il mondo, di sognare un futuro collettivo che ci veda attori, non comparse, ideatori, non fruitori di idee e progetti di altri. E la passione che ancora manca dovrebbe stare qui. Penso dovrebbe stare qui.
Stiamo laddove oggi sta la gente, discutiamo, magari litighiamo, basta che l’obiettivo comune sia quello di costruire qualcosa di grande e di diverso da quel che siamo.
Per il bene di tutti.
Non ho alcuna presunzione di aver convinto qualcuno, volevo solo manifestarvi la necessità di stare uniti, stare assieme e di lottare senza tregua. Perché comunque il 14 ottobre non è un approdo, bensì un punto di partenza. Da li in poi tante cose potranno cambiare, e permettetemelo, cambieranno se sapremo esserci, se non ci tireremo indietro, se avremo la forza di dire la nostra.
Forza e coraggio.
Eloi
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