Ho appreso con sollievo e sincera felicità pochi minuti fa dagli schermi di Raitre che Enzo Biagi torna ad essere un dipendente Rai. Nel corso di una breve intervista in collegamento con la trasmissione di Fabio Fazio, Biagi aveva parlato di una “probabilità” di un suo ritorno in Rai, e alla fine della trasmissione il direttore di rete ha telefonato in diretta dando conferma a tutti dell’accordo raggiunto, e ufficializzando che Biagi sarà in onda a breve su Raitre.
Ricordo il volto di Biagi nella prima intervista che Fazio stesso gli fece quando ancora era lontana anche solo l’ipotesi di un suo ritorno, in pieno governo Berlusconi; un volto commosso e direi rassegnato, un volto anziano che esprimeva tutta la sofferenza per l’affronto subito da servi del padrone con pochi scrupoli, che gli avevano tolto con odiosa arroganza la gioia di lavorare, vedendo nella pacatezza dei modi, fermezza di idee, competenza ed esperienza di Biagi un ostacolo alla dittatura mediatica.
Lascio ad altri il giudizio sull’operato giornalistico di Biagi, mi interessa di più soffermarmi sul lato umano della vicenda; vedo il tutto come un giusto risarcimento, un premio ad un uomo che ha svolto sempre con passione e gioia il suo lavoro e che non meritava di certo di concludere la sua carriera come un epurato che dava fastidio; c’è un osannato e onnipresente giornalista tuttologo che fa ancora il bello e il cattivo tempo in Rai ogni sera con la sua trasmissione, nonostante compromettenti intercettazioni lo abbiano smascherato mentre si accordava con il portavoce di Fini sui contenuti della puntata. Nessuno ha alzato un ciglio nè ha chiesto conto a quel signore di quelle telefonate. Questo è da condannare, questo è il marcio da tirare via: gente come Biagi invece meriterà sempre un posto, se non per altro, per la passione che dedica al suo lavoro, la professionalità e l’etica che lo dirigono e per la compostezza.
Sarà un felice Natale per lui, sono contento.
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