Salve a tutti, sono Marcello, da poco tempo ho aderito alla Sinistra Giovanile di Ferrara ed eccomi quindi per la prima volta nel blog…
Vorrei raccontarvi -spero senza darvi noia- di una serata molto bella che ho trascorso al Palasport di Bologna a fine novembre quando, assieme ad alcuni amici, ho potuto assistere al concerto di uno dei Maestri Cantautori italiani ossia Francesco Guccini.
Direi che è stato un concerto in stile con l’Autore che ha toccato diverse tematiche: amicizia, da qui l’omaggio a un grande uomo amico del GUCCIO, Augusto dei Nomadi; si è parlato anche di amore e nella parte centrale del concerto di Resistenza…
Partiamo pure dal fatto che l’artista appartiene ad un ideologia politica ben definita… personalmente io lo definirei come un Comunista capace di rinnovarsi e di dialogare in modo intelligente e democratico, attraverso le sue canzoni, con almeno quattro generazioni differenti di persone… ma il suo intervento sulla Resistenza
l’ho trovato comunque importante e non di parte, direi quindi STORICO il quale rende in minima parte GIUSTIZIA a tutti coloro che in questi ultimi tempi sostengono CALUNNIE del tipo “tra partigiani e fascisti non c’ è differenza sono sullo stesso piano” oppure “gli oppositori politici del regime fascista venivano mandati in viaggio premio vacanza nei LAGER”… .
Il GUCCIO nel suo classico stile ha affrontato la tematica coi versi di una nuova canzone: “Su in collina” che non è altro che la traduzione dal bolognese di una poesia del poeta dialettale Gastone Vandelli (1921), con musica del mitico Flaco Biondini.
“Questa poesia mi ha commosso” ha detto Guccini presentandola in concerto “e ho voluto tradurla in italiano”.
La ballata racconta di un gruppo di partigiani che durante una tormenta di neve, si apprestano ad un’ azione in Collina, ma quando vi arrivano trovano un compagno torturato e ucciso dai “tognin” (nazi infami).
Lo seppelliscono, qualcuno spara un colpo in aria e tutti giurano vendetta, piantando un palo al posto della croce.
Poi rientrano alla base, informano i compagni, e da lontano guardano il palo che ricorda dove è stato tumuluto il compagno caduto. Il clima esterno e quello interiore è lo stesso: “grande freddo”.
Per rinfrescare la memoria proporrei qualche cifra…
Si calcola che i caduti per la RESISTENZA italiana siano stati complessivamente 44700 altri 21200 rimasero mutilati e invalidi, caddero combattendo al loro fianco almeno 40000 soldati regolari. Le donne partigiane combattenti furono 35000, mentre 70000 fecero parte dei Gruppi di difesa della donna,4653 di loro furono arrestate e torturate, 2750 furono deportate in Germania, 2812 fucilate o impiccate,1070 caddero in combattimento; 15 vennero decorate con la medaglia d’oro al VALORE MILITARE […] (fonte Wikipedia)
In una guerra è normale che i morti stiano da entrambe le parti; il discorso di fondo consiste nel fatto che STORICAMENTE i PARTIGIANI hanno combattuto per un IDEALE di libertà che ricopre diversi ambiti: libertà nazionale, libertà individuale e ideologica, libertà morale e sociale.
Tutto ciò li DIFFERENZIA in modo netto da chi la guerra l’ha condotta per invadere, opprimere e imporre il proprio regime politico dittatoriale qualunque esso sia.
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Eloi
hai mica trovato il testo della sopracitata canzone!?