Spesso tendiamo a dimenticarcene, ma l’Italia suo malgrado non è un paese normale; meglio, non è un paese solo ma due paesi: L’Italia nata nel 1870 e il feudo del Papa nel cuore di Roma.
E nelle ore travagliate che stiamo attraversando attendendo un voto di fiducia dal senato - nient’affatto scontato, alla luce delle dichiarazioni di diversi senatori centristi ce ne rendiamo -ancora una volta- nitidamente conto.
La domanda la pone chiara e netta il senatore Schifani:
“Presidente Prodi, ci dica con chiarezza e senza ricorrere al politichese: il disegno di legge del governo sui Dico lo sosterrete o no in Parlamento?“
Già perchè, appena dopo lo sgambetto della settimana scorsa, i vari Mastella, Andreotti, De Gregorio, s’erano ritrovati tutti uniti nel sostenere che, tolta dal tavolo la legge sulle unioni civili, il governo avrebbe prontamente riottenuto i numeri (e il consenso) per continuare a governare.
Abbiamo escluso i DiCo dai 12 comandamenti lasciandoli all’iniziativa parlamentare, nel tentativo di aggirare la trappola ma allo stesso tempo di portare a casa una legge piccola ma dannatamente importante.
Importante tanto per cosa i DiCo rappresentano quanto per come questi sono nati.
Sono il simbolo di un paese che si emancipa e che si rinnova, di un nuovo approccio laico alla politica e al tempo stesso di un cattolicesimo maturo.
Sono il simbolo che il Partito Democratico si può fare, proprio come le due donne e ministro, Rosi Bindi e Barbara Pollastrini, hanno saputo insieme costruire questa legge.
E’ una battaglia campale che si gioca con piccoli margini e su pochi, pochissimi voti. Non sarò certo io a sostenere “O DiCo o Muerte“, ma di certo temo dovrò registrare -anzi già registro- l’ennesima delusione.
Siamo un paese malato, o forse come si diceva all’inizio, due paesi malati.
C’è questo puntino nero, un dipartimento di questa penisola dedicato e finalizzato a mantenere tutto così com’è, a conservare l’esistente, a distruggere ambizioni, pulsioni, aspirazioni… un potere contro la modernità tutta; in blocco.
Il paese dove il nuovo non nasce e il vecchio non muore.
Ed è in momenti come questi che domanderei al compagno Beppe Garibaldi: perchè ti sei fermato? perchè non sei andato fino in fondo?
Ma questa è un’altra storia…
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Eloi
Scambio di battute riportato oggi da Repubblica fra D’Alema e la Gagliardi:
Centro e sinistra alleati? la Gagliardi se lo guarda e domanda preoccupata: “E noi comunisti secondo te dove andiamo?”. D’Alema risponde con un sorriso amaro: “Beh, voi tornate da Turigliatto!”.
Domani sera a Roma, Davidino gli salterà addosso!!