E’ inutile negarlo: queste ore fanno riaffiorare alla mente i ricordi difficili delle nostre esistenze. Almeno per me è così.
E’ un percorso che in ognuno di noi parte da lontano, direi dai banchi di scuola.
La sensazione che ho provato ieri quando ho letto della caduta del governo, è stata la stessa che provavo nei giorni del liceo quando attendevo con ansia l’ingresso in aula della professoressa di francese o quando ancora solo dieci mesi fa, nel grigiore di una notte serena, giunse notizia del centrodestra in vantaggio dello 0,3% alla Camera dei Deputati.
Ieri, come allora, il pugno nello stomaco, ed il dolori intestinali, sono gli stessi. Soffocamento, stringimento, apertura e di corsa in bagno. In sintesi: cagarsi addosso.
Ma non per dire in modo volgare, paura. Fisicamente proprio. L’intestino in subbuglio, la tensione che si manifesta nella modalità più imbarazzante, nel solo desiderio di trovare davanti a sé una tazza sulla quale sedersi e potersi liberare.
Potrà far sorridere ma è drammatico.
E’ come se il mondo ti crollasse addosso; come risvegliarsi da un’anestesia ed accorgersi che la gamba operata ed ingessata è quella sbagliata (la sinistra, ovviamente); come se la donna che ami da sempre ti dice di non averti amato mai per un secondo della sua vita, e che tu sei solo un’abitudine; come quando in una finale mondiale, all’ultimo secondo salvi un pallone sulla righe, sbatte sul palo, ti viene contro, rimbalza sulla traversa, ti ritorna addosso, sbatte contro il portiere, prende il palo, la traversa e tu la butti dentro con la tibia; come quando compri un libro, lo leggi con passione e tensione emotiva e ti accorgi alla fine che manca l’ultima pagina; come quando sotto il volto del cavallo di Piazza Municipale attendi gli sposi, vestito bene, giacca nuova beige, brillantina anni ’70 nei capelli, ed il famoso colombo residente da 50 anni sotto il volto, scarica tutto il suo intestino tenue sui capelli ed irrimediabilmente sulla spalla della giacca; come quando il ciclista a 200 metri dal traguardo, con l’avversario più vicino ad 1 km, cade e si frantuma le gambe; come quando Salvatore Antibo gli venne un attacco di epilessia in una gara già vinta; come quando Sanfratello dell’Alzano Virescit segnò al 90’ il gol che fece retrocedere la Spal in C2; come quando vai alla tombola alla Festa de l’Unità di Bondeno e dopo 1000 numeri chiamati non hai usato neanche un fagiolo, anzi, li hai dovuti prestare alla tua vicina che ne ha coperti talmente tanti da non averne più e se ne va a casa carica di prosciutti, biciclette e salami.
Ecco, se può bastare queste sono le mie sensazioni.
Sorridiamo, la vita ci sorride!
Qualcuno mi presta un Imodium?
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