Su Libero di ieri trovo questo assurdo editoriale di… (mio Dio! Faccio persin fatica a pronunciare quel nome)… Vittorio Feltri (ce l’ho fatta!).
Oggi leggo con soddisfazione e ammirazione una risposta di Giorgio Bocca su Repubblica.
L’uccisione di
Saddam
è comparabile
a quella di Mussolini?L’uccisione di Saddam è comparabile a quella di Mussolini? Se si, in che misura?
Personalmente credo che i due casi si somiglino solo per il fatto che entrambi i sopracitati sono stati giustiziati. Ma circostanze, tempi e modi della loro fine non sono simili affatto.
Il come, il dove , il quando e il perchè sono importanti!
Il fondatore della Repubblica di Salò è stato ucciso per ordine di un Comitato di Liberazione Nazionale, in piena guerra civile, quando lo Stato Fascista non esisteva più e quando la Repubblica non esisteva ancora.
Il Rais è stato invece processato, in un tribunale di uno Stato rifondato attorno ad una nuova Costituzione in vigore da quasi 2 anni, a oltre 3 anni dalla fine della guerra (dichiarata il 1° maggio 2003 dal presidente Bush).
Per certi versi quindi, persino una condanna più ingiusta -quella di Saddam- ossia difficilmente giustificabile, una vendetta vigliaccamente formalizzata, una atto criminale istituzionalizzato.
Ancora una volta non è la morte il punto, ma il contesto della stessa o meglio la condanna!
La guerra non è pace: nel suo svolgersi, la guerra è una questione privata, un noi e loro senza regole, in cui si uccide perchè si potrebbe essere uccisi.
La pace è altra cosa, contaria. La pace deve fondarsi prima di tutto sul diritto alla vita. Non uccido per non essere ucciso, rispetto i diritti degli altri affinchè vengano rispettati i miei.
Una reciprocità che a me pare elementare, quanto il fatto che non si debbano mescolare i diversi piani della stessa.
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