Non so perchè, mi sono ritrovato a leggere questo.
E mi penso a rivedere sempre lo stesso nastro. Ieri con Simo e Braghe si è fatta pura “analisi del voto”. Tentando di riordinare non solo quel che è successo ma anche il futuro, quali opzioni, quali idee per arginare l’onda. Per ripartire in fretta, che aspettare non serve, considerando che il meglio che si può fare è tenersi ben stretto il governo locale. Rileggendo quel post e quei commenti, si capisce che spesso ci siamo ritrovati a fare analisi del voto molto prima del voto stesso, e ci accompagnava la percezione di qualcosa che non va, di valori sgretolati e grida non ascoltate, di bugie ben riuscite, falsità date per verità rivelata, percezione di incapacità di trasmettere. Impotenza di comunicare. E così sarà, sempre di più, se non facciamo qualcosa alla svelta.
Certo io sono convinto che di errori negli ultimi due mesi ne abbiamo fatti ben pochi: abbiamo reagito ad una situazione che ci imponeva di correre verso il nuovo, di dimenticare quel che avevamo fatto e iniziare una nuova fase mettendo da parte un governo ingiustamente odiato. Ma tant’è, e abbiamo corso, su e giù per l’Italia senza fiato.
E nel nostro generoso impeto, non abbiamo visto, perchè non avevamo possibilità di raggiungerlo, quel nucleo consistente di persone che non si fanno avvicinare, che hanno paura, che non partecipano non discutono e non si interessano, ma si sentono minacciate o insoddisfatte, spesso per una reale e grave condizione di disagio, spesso perchè qualcuno ha insediato in loro la paura. Poi ragionano e votano. Molto spesso, secondo me, non ricordano nemmeno il recente passato. Sepolti da migliaia di parole gridate, in un turbinio di falsità a cui l’informazione non si sottrae: invece di aiutare a ricordare e organizzare i pensieri partecipa al banchetto, senza approfondire, senza chiedere, senza attaccare il poderoso (ma di certo fragile) castello. E’ indubbio che ci siano valide eccezioni, ma perlopiù sono da ricercare su canali a cui noi accediamo spesso con semplicità, canali che invece non sfiorano altre persone che mantengono un’ ottica molto più contingente. Non solo: come appunto dicevo prima, sono persone che dimenticano, nel giro di poco tempo, ogni cosa che non li tocchi direttamente. Fa parte di una visione che si può non condividere, certo, ma bisogna tenerne conto e questa è inestirpabile senza un lavoro altrettanto sistematico rispetto a quello che l’ha aiutata a crescere e a consolidarsi. C’è poi il fatto incontestabile che la reale perdita di sicurezza (intesa non solo come minaccia ma anche come sicurezza del tenore di vita) ha indubbiamente favorito un’ottica di questo tipo.
Città ben governate cambiano sindaco, e questo è ancora più allarmante specialmente in una prospettiva locale che se prima ci dava certezze e una sorta di tranquillità, ora ci impone di stare molto attenti.
Le poche riunioni a cui ho partecipato, ascoltando le sofferte riflessioni di chi ha speso tanto in questi mesi credendoci fino all’ultimo, mi hanno dato l’impressione che tutti sentano l’impotenza di comunicare e informare. La si riconduce a diverse cause, diversi fattori la rafforzano e la aggravano ma esiste in tutti noi questa sensazione da tempo e pare non ci sia modo di capovolgerla. Le iniziative locali sembra non servano a spostare voti, anche se rimangono utili.
L’offensiva culturale prospettata da Veltroni, certamente condivisibile, ha bisogno di piani di attuazione. Io penso che uno dei nostri errori più gravi sia stato quello di non investire minimamente nella scuola, un mondo che può di sicuro aiutarci e invece è stato messo da parte. Se questo governo lo farà, non so: ma non ne sono convinto e dovremo limitarci a vigilare perchè il degrado non aumenti, martellando sulla necessità di una scuola forte.
Altro piano dovrebbe essere quello informativo - comunicativo. E qui entriamo in un campo di grande innovazione, che il PD può esplorare con convinzione e traendone grossi risultati. A mio parere serve un gruppo di persone, preparate e competenti in materia di comunicazione e informazione (nelle nostre liste e nei nostri eletti ne abbiamo perlomeno a decine) che si occupi in maniera permanente del dibattito politico, che tenti di organizzare già da ora una linea comunicativa efficace, che non ci porti sempre ad essere visti come i litigiosi allo sbaraglio ma che ci porti ad essere presenti da subito sui temi caldi, per mostrare che queste persone che ci hanno già governato per 5 anni non hanno risolto i problemi che poi hanno cavalcato per fare campagna elettorale. Se un gruppo simile di persone esiste già, va potenziato e sfruttato molto di più. Con una qualità della stampa televisiva così scarsa, e finchè non migliorerà (a noi può solo tornar comodo un innalzamento del livello), non escludo che possa essere lo stesso partito a imporre i temi di discussione e a far convergere il dibattito su argomenti che davvero interessino e non sui nostri contrasti per le nomine dei capigruppo. In questo senso abbiamo iniziato male. Dobbiamo imparare a rivendicare conn forza i meriti e ad evidenziare con altrettanta forza le lacune e le disonestà degli avversari. Non serve mentire, non serve alzare la voce: servono strumenti e metodo. Io non ne so nulla di comunicazione, ma mi conforta sapere che nel nostro partito disponiamo di sicuro di queste forze: metterle in gioco subito potrà aiutarci.
Probabilmente sui canali tradizionali avremo meno spazio ancora di quello che ci è stato concesso finora: è per questo che la qualità per sfruttarli diventa indispensabile. Un coordinamento e una pianificazione per gestire gli spazi e spostare persone su nuovi canali sarà vitale per continuare a parlare alla gente, ne abbiamo disperato bisogno.
Altro campo, che tengo per ultimo e con meno spazio ma che io vedo altrettanto importante, è il governo locale. Da tempo esprimiamo persone capaci e che sanno governare, a discapito dei nostri avversari. Per rinsaldare le fila, il buon governo locale sarà indispensabile, per avvicinarci davvero ai problemi concreti là dove ne abbiamo la possibilità e dove lo sforzo non si disperde in burocrazia o impedimenti. Abbiamo dimostrato di esserne capaci, ma probabilmente siamo mancati in qualcosa e anche la lotta locale, specie in alcuni territori, è diventata aspra.
PS: Un post come questo, dopo quello di Simo che è un concentrato di umanità che manca alla politica, sembra un’analisi fredda gelida. Non so a voi, ma quel che mi è capitato è che una botta così forte, a uno che credeva davvero di potercela fare, ha portato dopo la fortissima delusione e sconforto iniziale ad “incassare” il risultato. Talmente netto che pensi che qualcosa non va ma non è colpa solo tua, perchè non hai molto da rimproverarti se in campagna ti sei comportato da signore, hai riempito le piazze, hai fatto scelte coraggiose. Quindi si tratta solo di cercare metodi e strumenti, e penso sia urgente.
In più, ho il dubbio forte che il governo di B. sia capace di affrontare alcune questioni ancora più esasperate rispetto a quando ha governato qualche anno fa. Per me sono, come li ha definiti Scalfari, “unfit” cioè inadatti. Non so se ce la faranno.
Rivederli nei palazzi e sulle sedie, comunque, mi dà i brividi. Anche perchè sono dejà vu terrificanti.
simo
bella darione, a tiè fort.
abbraccio