Sono le otto, è appena terminata (con un po’ di anticipo, visto che il posticipo serale è rinviato) la giornata di calcio. E’ stata più che altro una giornata di cronaca, visto che l’incolpevole e sfortunatissimo Gabriele, tifoso della Lazio, è stato colpito e ucciso da un proiettile, in un parcheggio di un Autogrill vicino ad Arezzo, mentre la polizia interveniva a causa di una rissa tra tifosi juventini e laziali. Ogni domenica centinaia di tifosi si muovono per seguire la propria squadra e lungo le autostrade inevitabilmente si incontrano, è capitato anche al sottoscritto: gli Autogrill di domenica sono sempre presidiati.
La dinamica dell’inspiegabile incidente rimane tutta da spiegare: comunque prima cosa che possiamo dire è che se non ci fosse stata una rissa tra tifosi, Gabriele sarebbe ancora qui.
Naturalmente le curve di tutta Italia non hanno tardato ad organizzare il loro pomeriggio di gloria. La disinformazione sull’evento era totale nelle prime ore dopo l’incidente, e quindi non è stata presa la decisione di sospendere il campionato. A quel punto la rabbia dei tifosi è esplosa: a Bergamo,una pattuglia di gentiluomini incappucciati e irriconoscibili voleva a tutti costi sospendere la partita, e per chiarire il concetto ha tentato di sfondare una vetrata dello stadio a calci prima del dialogo con i calciatori, che ha portato alla sospensione del match. In poche parole, una sorta di ricatto violento. La polizia se ne era saggiamente già andata all’esterno dello stadio e defilata, per non essere bersaglio di altri atti violenti.
Altre partite hanno visto semplicemente il grido solito “assassini” rivolto alle forze dell’ordine. Questo dettato dall’emozione del momento si può anche in qualche modo comprendere, è bene comunque ricordare che la polizia è spesso al centro delle violenze di questa gente anche quando non commette errori gravi come quello in questione.
I protagonisti della giornata concludono la serie di incidenti con i tafferugli tuttora in corso nelle vicinanze dello stadio olimpico, atti vandalici e assalti alle pattuglie della polizia (nonostante questa sera la partita non ci sia, e quindi i gruppi di tifosi lì presenti stiano lì proprio per fare guerriglia urbana contro il nemico comune).
Questa follia costosissima, dal punto di vista dell’incolumità e dell’impegno (economico!) di uomini e mezzi per arginarla, sta assumendo secondo me delle proporzioni assolutamente inaccettabili. Noi non possiamo ritrovarci ogni domenica ostaggio di queste bande di incappucciati che prendono la domenica calcistica a pretesto per dare battaglia in nome dell’ “onore” della città e della categoria. Di sicuro un fatto così grave di cronaca non dà diritto a liberare violenza in tutte le forme in varie parti d’Italia. Peraltro siamo sempre a contare quanti e quali danni hanno fatto.
è ora che le SOCIETA’ vengano chiamate a rispondere seriamente dei danni e dai disagi causati da queste persone. Liberarsi dei violenti è urgente se si vuole tornare a considerare il calcio un passatempo e non un problema per questo paese per tanti altri aspetti già ridicolo.
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Federico AS
Parole giustissime.
Per certa gente la disgrazia è stata un pretesto per mettere a ferro e fuoco le città e sfidare lo Stato. E’ ora che ne rispondano le società, che oltretutto molto spesso foraggiano certi gruppi organizzati.