Posto così, per la cronaca il mini-intervento di stasera al congresso provinciale (se Dio vuole è quasi finita!!).
- - - - - -
La campagna congressuale sul partito democratico è finita. (ndr: EVVAI!!)
A mio avviso non si dovrebbe quindi più parlare di se, ma di chi e di come.
Parlando del chi, occorre ulteriormente distinguere il chi e il con chi.
Mi spiego: rispondere alla domanda “chi deleghiamo a lavorare alla costruzione del nuovo partito” è ne più ne meno il dibattito sui dirigenti che siamo chiamati ad eleggere in questo consesso: segretario e direzione.
Tutti i delegati della Sinistra Giovanile hanno appoggiato la riconferma alla segreteria provinciale di Mauro Cavallini, e la hanno appoggiata per ragioni semplici.
In questi anni, per i giovani di cui sono qui portavoce, il segretario Cavallini si è dimostrato un interlocutore innanzitutto attento ed in secondo luogo credibile.
Sottolineo questo secondo aggettivo: credibile.
Perchè nonostante la nostra giovane età, e non essendo completamente degli sprovveduti, alcune cose le abbiamo capite. Una di queste, politicamente la più rilevante, è che per avere attenzione, per avere un seguito, per avere persone intorno, ci sono due strade.
Una è avanzare proposte di convenienza, convenienti, l’altra è formulare proposte convincenti.
Cioè esattamente quello che vogliamo che la politica ritorni ad essere: non della convenienza e della contingenza, ma la politica delle idee, e delle idee convincenti e quindi vincenti, quelle capaci cioè di modificare l’esistente sulla base dell’impresindibile e necessario consenso di cui ogni azione politica ha bisogno.
A Cavallini come anche a tutti i neoeletti segretari comunali chiediamo una cosa ed una sola cosa: più giovani e più donne, nelle segreterie e nelle direzioni.
Al congresso è stato portato un documento, firmato da venti membri della direzione uscente e da altri 80 giovani iscritti al nostro partito e simpatizzanti.
Lo scopo del documento “rivolti al futuro” non è chiedere posti ma -e lo si è già detto- è invece il tentativo di offrire all’organizzazione una disponibilità.
Chiedere rappresentanza nelle segreterie e nelle direzioni non è chiedere posti - lo sappiamo bene, è una cosa molto più elementare, molto più ingenua, molto più semplice: è chiedere di essere ascoltati, è chiedere di contare nelle decisioni, è chiedere di essere messi alla prova, è scegliere di dare il proprio contributo, di lavoro e di passione ad un progetto che fin qui ci ha convinto e che al momento ci convince.
Sappiamo tutti ma lo ripeto, quanto sui giovani e sulle donne siano da riporsi larga parte delle aspettative di successo del progetto che siamo ad inaugurare, e ho sufficiente stima nel nostro segretario per sapere che si farà carico, come si è già fatto carico in passato, di questa istanza.
Il secondo punto che volevo trattare era il “con chi” fare questo benedetto partito democratico. Dal momento che non possiamo pensare che il partito dell’unità dei riformisti parta da subito senza una parte del più grande partito riformista del paese, viene da se l’appello a quella parte della mozione mussi che seriamente e con estremo cinismo già medita l’uscita.
Mi astengo dalle valutazioni personali sul tema perchè emotivamente e umanamente la questione può davvero essere delicata.
Ma l’astensione da valutazioni e giudizi mi consente comunque di metterla sul personale, come ho già fatto con Cuoghi e come voglio fare con gli altri. Credo che le persone, non i compagni, ma le persone con cui avete lavorato e lavorato bene in questi anni abbiano bisogno di voi.
Mi hanno insegnato che un partito non è un abito fatto su misura, ma qualcosa d’altro.
Potrei girarla così, sulle parole di una canzone di De Gregori molto cara a Simone ossia:
intediamo “Con le stesse scarpe camminare per diverse strade - O con diverse scarpe su una strada sola“?
Questo è un nodo da sciogliere. Da giovane ho quasi l’impressione che la sinistra rischi di andare verso una scelta opportunista e non di responsabilità.
Il rischio che si perdano di vista gli interessi superiori, del paese e dell’unità.
Terzo punto e chiudo.
Come fare il nuovo partito: sia chiaro che non ho la risposta in tasca, ma congetturando intuisco che serviranno imprescidibilmente alcuni ingredienti.
Io ne indico due (in realtà uno): immaginazione e creatività. Come dice Gregory House “le idee non sono come le lattine di birra: non si possono riciclare“.
Dobbiamo da subito -e chiedo alla prossima segreteria un impegno su questo terreno- ricercare, ripensare, ed infine inventare le nuove forme del partito democratico, i nuovi canali attraverso i quali fare politica. Non solo i nuovi modi di incontrare e parlare alle persone, ma anche le nuove sedi in cui prendere le decisioni.
Ma non voglio -meglio, non posso adesso- spingermi troppo in là, non è la sede.
Per cominciare però a parlare di Partito Nuovo ed in particolare di Partito Democratico, dobbiamo prima di tutto vincere la sfida della partecipazione.
Partecipazione non singifica necessariamente la tessera e non significa necessariamente la presenza fisica in sezione.
C’è tutto un mondo che il nostro partito deve scoprire, principalmente in rete.
Perchè -lo dobbiamo sapere- le persone a cui storicamente la sinistra si è sempre richiamata ossia “gli uomini della strada” nel futuro saranno sempre più “gli uomini del mondo” e “gli uomini della rete“.
Concludo ancora con le parole di Francesco de Gregori nel rispondere alle sterili polemiche di queste settimane, a quanti ci guardano temendo che la sinistra si perda direi: “Ricordatevi che dovunque sarete, quando ci cercherete, sempre e per sempre dalla stessa parte ci troverete“
Dario
Bello.. mi dispiace essermi perso la diretta! a mercoledì