La Galiverna

<  La Galiverna

enri.jpgUscendo da casa di Mike l’altra sera con Berna, Stanca e Monci abbiamo visto la galiverna.
Facevo notare a Darione le curiose forme della brina sulla rete del giardino e lui l’ha riassunta in poche parole: “è la galiverna“.
Ricordavo questa parola… è una parola che ho sentito dalla nonna Olite… E’ una parola dei nonni da un lato perchè non propriamente italiana e certamente dialettale, dall’altro perchè da ormai una ventina di anni l’inverno (più in generale le stagioni) non è più lo stesso.
La galiverna -come la neve- non è più una costante dei nostri inverni, e per questo è un nome teneramente destinato alla nostra memoria di nipoti.
Mi sono trovato a fare questa riflessione tornando a casa, con molta naturalezza e semplicità. Perchè i cambiamenti del reale e i conseguenti cambiamenti del linguaggio non sono affatto un problema in se, anzi! Sono il segno e la prova dello scorrere del tempo, del movimento ed in sostanza del vivere.

Ma come non tutti i mali vengono per nuocere, non tutti i cambiamenti porteranno beneficio. I cambiamenti non sono un problema di per se, ma possono diventarlo o già esserlo: in particolare se parliamo di un equilibrio ambientale, di paesaggi, di stili di vita e quindi di habitat che si trasformano: perchè quando
muta
il clima
tutto cambia
perchè quando muta il clima tutto cambia. Quando cambia lo scenario cambiano -seppure inconsapevolmente- anche gli attori.

Il tema ambientale è stringentissimo e lapalissiano.
Ci penso più e più volte nel corso delle mie giornate da diversi anni a questa parte…
Dai pensieri disperati tipo “ma come diavolo è possibile una roba del genere” e i corollari di luoghi comuni quali “è proprio vero che non c’è più la mezza stagione” o “di questo passo dove andremo a finire?” sono passato -tornando verso casa- a riflessioni più pratiche ossia il papale-papale: “caz fegna?” (tr.”cazzo facciamo?“).
Scindo il sostantivo che ho usato come avverbio interrogativo, in due domande perchè è importante allo stesso tempo e nella stessa misura il come facciamo ad affrontare questa allarmante contingenza e il cosa facciamo per risolvere questi problemi.

Il tema è enorme, il mondo anche quello scientifico diviso: chi crede che ci si trovi dinnanzi ad una fase transitoria di indiscusso stravolgimento climatico che si stabilizzerà una volta raggiunto un nuovo punto di equilibrio, altri che al contrario temono non sarà più possibile una nuova armonia compatibile con la vita su questo pianeta.
Qualsiasi sia l’orientamento, se più o meno ottimista o pessimista nel lungo periodo, nel breve periodo i problemi non mancheranno, nel nostro piccolo siamo chiamati a fare la nostra parte, forse anche a cominciare da questo blog.

Ho creato questa pagina e vi inviterei a commentate questo post suggerendo altre cose utili per l’ambiente e già immediatamente possibili nella nostra vita di tutti i gironi.
Entro il mese esporremo un nostro decalogo, da promuovere e diffondere, magari a partire dalle decine di circoli che andremo a costruire.

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2 Responses to “La Galiverna”

Berto

Ottimo post enri, putroppo il fatto che alcune cose siano scontate come dici tu, ci fanno dimenticare che proprio per questo motivo non possono essere ignorate.
Data l’ubicazione del mio paese, mi sento veramente sensibile verso i problemi ambientali, compreso il problema del surriscaldamento terreste che anche il vicino petrolchimico putroppo produce.
Chi ha mai sentito parlare nella neve del barco? Oppure chi si e’ accorto che a Pontelagoscuro c’e’ perennemente la nebbia, mentre a 100 metri piu’ in la c’e’ il sole?
Molti magari ci hanno fatto caso, ma purtroppo pochi si pongono il problema di chiedersi “ma questo e’ male?”
Quello che dici Enri e’ giustissimo, approvo pienamente la lista, ma quante liste come queste sono gia state fatte? Troppe, maledettamente troppe.
Magari senza di esse oggi il mondo sarebbe peggiore, ma penso che purtroppo la gente parta da un punto di vista troppo superficiale nel valutare la reale utilita’ di salvaguardia ambientale “domestica”, del tipo “cosa vuoi che faccia se butto una pila nella spazzatura normale tra tonnellate di rifiuti?”
Questo mi fa quindi supporre che le varie campagne di sensibilizzazione fatte fin’ora non sono state sufficienti, quindi appoggio pienamente Enrico e cominciamo (o continuiamo) a rompere le balle come si deve, dando ovviamente il buon esempio in tutti i casi.
Io stesso ho il brutto vizio di attaccare SEMPRE l’aria condizionata in auto, bene per questo 2008 faccio come mi obbligavano a fare a catechismo, prometto di essere piu’ bravo e mi impegno quindi ad accenderla solo in casi di estrema necessita’!

Cambiando un attimo discorso, come dicevi tu Enri, oltre alla galiverna in senso fisico, sta scomparendo anche la parola e questo e’ un peccato ugualmente grande. Purtroppo il dialetto (mia grandissima passione) si sta “evolvendo” in una forma che francamente non mi piace per niente (basta andare in piazza Ariostea, detta dai “veudi” PRIO, per capire cosa intendo per evolversi “tra virgolette”) per il semplice motivo che molti genuini termini dialettali (del vecchio VERO dialetto) si riescono a sostituire degnamente a termini italiani che renderebbero meno l’idea nel discorso in cui sono inseriti.
Volete mettere dire “insamnì” oppure “indevàs” ad un amico scarso di acume al posto del banale e non cosi’ carico di significato “ignorante, deficente, imbecille” ?
Oppure il mitico “sandron, susamlon” al posto di “paccioccone, bambinone” ? (si, me lo dicono spesso se e’ questo che state pensando).
Tanti altri sono gli esempi che ho in testa, ma per non essere pesante mi fermo qua.
Insomma, il dialetto riesce ancora a farci sorridere, a farci dire “ah, eggia’ che si dice cosi’, lo diceva sempre mio nonno!”
A chi ha visto il “Codice gratta e vinci” chiedo: sapete cosa significa la parola “coragh” ? Io sinceramente no, l’ho dovuto chiedere e quindi vi chiedo: e’ giusto che una parte della lingua della nostra stupenda citta’ venga irrimediabilmente persa col tempo? Io credo di no, quindi concludo dicendo: cerchiamo, come per la salvaguardia ambientale, di fare il meglio nel nostro piccolo per salvaguardare una lingua quasi in estinzione.

Per gli amanti come me della galiverna propongo le foto del paesaggio pontesano:

Scusate la lunghezza e le boiate che eventualmente ho scritto!

Livio

Nevica.

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