Alla fine è stata la solita, triste domenica di ordinaria follia.
E’ stato gravissimo l’assasinio di un giovane tifoso laziale colpevole solo di trovarsi nel posto sbagliato al momento sbagliato, ma certamente è stato ancor più grave la strumantalizzazione della sua morte da parte di bande organizzate che non han perso tempo a mettere a ferro e fuoco numerose città italiane, soprattutto Milano e Roma, e a mettere in pratica una vera e propria caccia allo “sbirro” e al giornalista.
Oggi leggevo sul Corriere un bel fondo di Aldo Grasso che denunciava le reticenze e i ritardi con cui i media hanno divulgato le notizie del fattaccio accaduto nella matinata di ieri ad un autogrill nei pressi di Arezzo, e la sciagurata quanto assurda scelta della Federcalcio e delle prefetture di non sospendere la giornata di campionato.
La disinforazione dovuta ai ritardi ha permesso il tam tam tra le Curve d’Italia che ha fatto il gioco di pochi teppisti che da tempo aspettavano solo un pretesto per scatenare l’inferno, gl’è stato fornito un martire.
Sospendere il campionato sarebbe stato doveroso, non solo perchè si potevano prevedere fin dagl’istanti stessi della morte di Gabriele, così si chiamava il giovane romano ucciso ieri mattina, le tragiche conseguenze che avrebbe comportato in un ambiente che da tempo ribolle di tensione verso le forze dell’ordine e le misure repressive adottate dai governi in questi ultimi anni.
Sospendere le partite sarebbe stato un segno di civiltà, perchè qualcuno potrà essere scettico quanto il mondo, ma la morte è uguale per tutti, e quando muore un ragazzo, che abbia le divisa o la sciarpa poco importa, e tutti dovremmo fermarci a riflettere sulla sua assurdità.
Ormai da anni in Italia non siste più una cultura dello sport e ciò ha portato all’estremo: stadi tramutati in gabbie per belve feroci, campionati comprati, razzismo,violenza e ora anche la mancanza di rispetto per i morti.
Spero che ognuno si assuma le proprie responsabilità, che chi, anche per sbaglio, abbia ammazzato Gabriele venga punito, perchè non si può dichiarare di aver sparato in aria e poi muore un ragazzo, non si può sparare dall’altra parte della carreggiata di un autostrada per sedare un tafferuglio tra una decina di persone.
Spero che i responsabili della guerriglia urbana di ieri vengano individuati e puniti perchè non si può strumentalizzare una morte, seppur assurda, per dar sfogo alla propria rabbia pimordiale e trasformare ogni domenica gli stadi in campi di battaglia.
Forse sarebbe il caso che tutti ci fermassimo a riflettere perchè non è possibile che sempre più spesso la grande festa collettiva del calcio diventi sempre più occasione di lutto.
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Federico AS
A costo di ripetermi: sospendere le partite sarebbe stato peggio. Sarebbe stata una guerriglia in ogni città, visto che gli ultras in trasferta erano già in giro per le città.
Meglio sospenderlo ora, magari per 2, 3, n domeniche. Fino a quando non si trova una soluzione.