Ieri sera, in una felpatissima intervista al Tg1, Pierferdinando Casini ha superato i limiti dell’umana immaginazione ed è entrato di diritto nell’olimpo delle leggende, luogo dove solo i grandissimi hanno diritto di stare.
Ad una domanda riguardante la riforma della legge elettorale, il sagace Pierferdi, forse spaventato dall’idea di avere un genero comunista, ha risposto facendo spudoratamente melina, ma poi si è immediatamente ripreso ed ha avuto un guizzo da campione. Il colpo del fuoriclasse. Il tiro del falco. E nulla è stato più come prima.
Ha avuto infatti il coraggio di affermare che Berlusconi ha finalmente capito che la posizione più ragionevole è quella dell’Udc e che ha smesso di pensare a spallate e a brogli immaginari.
Ha detto proprio così: “brogli immaginari”. In sostanza, ha ammesso chiaramente che un argomento che è al centro del dibattito politico da almeno un anno e mezzo è in realtà una colossale bufala.
In un paese normale il giornalista avrebbe fatto una seconda domanda (e se necessario anche una terza), incalzandolo su quanto appena detto. Nei giorni successivi magari si sarebbe sviluppato un serio dibattito, e chi di dovere avrebbe dovuto rendere conto al paese di quanto va blaterando allegramente dal giorno delle elezioni. Ed eventualmente avrebbe dovuto pagarne le conseguenze, come accade in ogni democrazia che si rispetti.
E invece nulla. È calato il sipario e si è chiuso il servizio, come se niente fosse successo.
Perchè Casini è bello e se i giornalisti lo incalzano potrebbe rovinarsi. Meglio non correre questo rischio, sarebbe un vero peccato.
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Berto
“Non ti curar di loro, ma guarda e passa” come direbbe qualcuno che l’ha saputa lunga.