la restaurazione compiuta

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toni…ragazzi, io non lo so…
francamente ’sta cosa che tutti ormai sono contenti del proporzionale, quando ai vecchi tempi una delle cose per cui andavo fiero dei DS era il sostegno al maggioritario, mi ha tagliato le gambe…

lo so, forse la legge elettorale non e` la cosa migliore da cui farsi dettare umori ed entusiami politici, ma tornare al proporzionale per me non e` altro che il compimento della restaurazione: dopo 15 anni, dal ‘92, l’anno delle stragi mafiose e di manipulite, lo sfaldamento del vecchio sistema partitico, la discussione sulle riforme costituzionali, per cambiare faccia al paese…

e ora, tutto e` cambiato, e tutto e` come prima: l’italia e` e restera` sempre gattopardesca. l’unica dote davvero invidiabile della nostra classe politica e` la pazienza: avranno aspettato 15 anni, ma alla fine avranno ottenuto quello che volevano. …l’immobilismo politico, il monopolio partitico, e il trasformismo dei politici: queste le conseguenze a livello macro, di gruppo, ed individuale, sancite dal propozionale.
cosi` oggi come allora, con l’unica differenza che ci saranno forse due DC. e una saremo “noi”. …e magari avremo triumvirati anziche` pentapartiti… ma la verita`, la troveremo gia` scritta nei libri di storia recente: dubito che il futuro ci riservera` grosse sorprese.

saranno cambiati i nomi, pochi. ma l’italia restera` nelle mani delle solite baronie. degli schemi clientelari. impermeabile al cambiamento.
e le poche parti del paese che vogliono cambiare, si ritireranno all’aventino: chi a studiare, chi a far soldi, chi a tirar su figli… ‘che` alla fine, la vita e` anche una cosa semplice, che va avanti comunque, e nonostante tutto.

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9 Responses to “la restaurazione compiuta”

Alessandro

quello di antonio non è disfattismo..non mi azzardo a dire che sia senso di realtà ma posso dire che è la sensazione che spesso pervade anche il mio umore quando vedo che in europa sono anni avanti a noi e nessuno se ne accorge..che si parla di PSE solo quando fa comodo per delegittimare il PD (tra Mussi e Rasmussen c’è un abisso, politico e personale), che si parla di tutela dei lavoratori e di tutela delle fasce più povere come semplice bandiera ideologica, che si parla di sicurezza con soluzioni immediate e con risultati a medio e lungo termine disastrosi, che la giustizia ormai in Italia nemmeno si sa più cosa sia, in termini formali e tantomeno sostanziali, si potrebbe continuare all’infinito..ma sarebbe bello qualcuno elencasse i segni del cambiamento no?insomma fate un po’ come volete..

Eloi

io anto non riesco a non riflettere a partire dal fatto che con il sistema tedesco avremmo se va bene 5 partiti, altrimenti 4. PdL, Fini + Casini + Mastella, PD + Cosa Rossa.

e che sarebbe una legge migliore di questa.

credo che il maggioritario non si possa fare semplicemente fare, non perchè non lo voglia con tutto me stesso, ma perchè francamente non vi sono le condizioni.

solo An e Pd lo vogliono, se berlusconi pensasse per una volta al bene del paese spingerebbe per questo, ma sa che la tendenza a frammentarsi del proporzionale nuoce assai di più alla sinistra che non a lui, quindi non la farà mai.

più della legge elettorale trovo centrale la riforma del regolamento delle camere, in particolare che non si possano costituire in parlamento gruppi che non si siano presentati alle elezioni.

sebastiano

caro antonio, rispondo al tuo invito accodandomi al tuo post che condivido pienamente…Maurice Duverger, politologo audace ed illuminato militante nella sinistra francese negli anni ’70, è stato senza dubbio una delle menti più brillanti del secolo scorso. Egli diceva (era una delle sue famose “leggi”) che i sistemi proporzionali conducono inevitabilmente a sistemi connotati da una pluralità di partiti rigidamente indipendenti l’uno dall’altro. Per quanto si cerchi di modificare il loro carattere, creando i cosiddetti “sistemi misti”, la vocazione delle leggi elettorali proporzionali rimane quella a idonei a formare (o a rinforzare) sistemi consensuali: si ricordi Arend Lijphart, massima autorità sul tema. Meno drammatica nei paesi scandinavi, questa tendenza è stata sempre più tragica alle latitudini italiane e francesi. Teniamolo a mente.
Ebbene ci si chiederà perchè ora vi sia questo gran fiorire di progetti filo-proporzionali e perchè, dopo il Porcellum, non si cerchi di tornare ad un sistema maggioritario. Domanda lecita; ma sembra che tutti indistintamente, Accademia e Palazzo, vi rispondano dicendo: il bipolarismo è morto. O meglio, come da anni dice (non senza ragione) Sartori: il bipolarismo in Italia non è mai nato, almeno in modo “normale”: la competizione urlata, iper-maggioritaria ha tirato fuori il peggio del nostro sistema parlamentare ed ha creato pseudo-coalizioni che raccattavano partiti minimi per giocare una competizione elettorale sempre sul filo del rasoio. Da lì ecco la necessità di imbarcare tutti da una parte o dall’altra in un agone elettorale che sembrava un caravanserraglio piuttosto che la competizione fra “i migliori”. Coalizioni pre-elettorali rette dalle desistenze strategiche che poi, puntualmente, si sfaldavano sotto le abusate bandiere di uno dei più sacri diritti dei Parlamenti: il divieto di mandato imperativo. Dopo dieci anni la classe politica sembra dire: ne abbiamo abbastanza, ammettiamo che fin’ora vi si è presi in giro. Cosa si cerca di fare allora? Si prova a ritornare al proporzionale. Sistema tedesco con correzione spagnola (anche se nel momento in cui scrivo già questo sembra in dubbio per la levata di scudi di Mastella). La bozza Vassallo prevede, molto sommariamente, l’adozione di un sistema proporzionale con sbarramento sostanzialmente oscillante tra il 4 e il 9% innestato su circoscrizioni piccole (cosa, questa, che avrebbe l’effetto di venare il proporzionale di un effetto maggioritario: essendo pochi i seggi attribuiti in ogni circoscrizione vengono eletti prevalentemente solo i candidati proposti dai maggiori partiti). L’elezione avviene poi in parte attraverso sistema uninominale (pur con formula proporzionale) in parte su base proporzionale (sui nomi collegati al “capolista”). Chi ne trae giovamento? Partiti come la Lega, di medie dimensioni ma con forte radicamento territoriale. Chi viene penalizzato? Partiti di dimensioni medio-piccole omogeneamente presenti sul territorio nazionale, come Udc e sinistra radicale (che preferirebbero infatti un meno selettivo tedesco “puro” con riparto dei resti su scala nazionale) ma anche un partito come AN (al quale va l’onore di essere stato l’unico ad essere sempre stato cristallinamente coerente con le sue posizioni filo-maggioritarie). Chi non ha da perderci sicuramente è Forza Italia e chi potrebbe perderci è il PD, credo. O meglio: una certa idea del PD. Perchè? Un sistema del genere si ritiene giunga ad isolare gli estremi, favorendo dunque processi di coagulazione al centro, che tornerebbe ad essere l’ago della bilancia se si esce da una logica (pur forzatamente e rigidamente) bipolare. Roberto D’Alimonte, acuto studioso di questi fenomeni (e che ha il pregio di guardare “oltre” la norma e svelarne le possibili ripercussioni sul sistema partitico), giustamente penso, ha prospettato, in soldoni, che il centro destra laddove vincesse, potrebbe sostenersi da solo al governo, mentre il centro-sinistra, penalizzato nella sua componente massimalista, potrebbe governare, laddove vincesse nominalmente le elezioni, solo con una formula da grande coalizione (e dietro le recenti prese di distanza di Bertinotti non è difficile rendersene conto). Nuovo cunnubio rattazziano, trionfo del moderatismo…chiamatelo come volete. Liste bloccate, coalizioni formate in Parlamento (mani libere ai partiti e scompare formalmente così anche la preventiva indicazione del Presidente del Consiglio). E si dice: ma in Germania…ma in Spagna…certo, in Spagna ed in Germania le cose non finiscono sempre nelle paludi del grande centro ma è perchè esistono due partiti, uno di centro e uno di destra, che possono essere considerati di grandi dimensioni. E non è il caso di nessuno dei nostri maggiori partiti. Dunque questi proporzionali “corretti”, che destano le ire ragionevoli di Pasquino, hanno effetti maggioritari solo in fatto di selezione dei piccoli partiti (ma non c’è da giurarsi…i nani di oggi premeranno perchè si vada al tedesco puro – che piace anche a Berlusconi – o perchè si aumentino i seggi per circoscrizione, vanificando l’effetto maggioritario…), ma non dal punto di vista di selezione e di scelta del personale politico. Tutta l’Europa è andata già da tempo verso sistemi dove il cittadino sceglie il suo deputato ed il suo premier. Noi, come dice giustamente Antonio, torniamo indietro. Perchè? Non si ha il coraggio per affrontare l’unica vera alternativa, che mise in luce anni fa Stefano Passigli, del doppio turno alla francese mitigato da una piccola componente proporzionale (e faccio notare che questa è una formula simile a quella che gli stessi francesi stanno pensando di adottare per addolcire la dura selezione del doppio turno). Il proporzionale rimane proporzionale e come diceva Duverger, questo sistema non aiuta a chiarire i rapporti tra partiti che rimangono formalmente indipendenti e con le “mani libere” alle spalle degli elettori. Invece di rendere istituzionalmente più stretti i vincoli coalizionali tramite modifiche dei regolamenti parlamentari (introducendo la modifica di cui ha parlato Enrico ma anche modificando la struttura della programmazione dei lavori, di votazione sui decreti-legge ed introducendo il “voto bloccato” alla francese e una corsia preferenziale per i disegni di legge del Governo limitando però la possibilità di ricorrere alla fiducia) e di alcuni passi della Costituzione (lodevole in ciò la strada intrapresa dalla riforma proposta ultimamente alla Camera e al Senato da Luciano Violante e da Andrea Manzella), si torna indietro. Se il bipolarismo finora non ha funzionato non è perchè non sia congenito al nostro Paese ma perchè non lo si è voluto con forza. Il referendum, per quanto sia forse una forzatura costituzionale (attribuire la maggioranza assoluta dei seggi anche solo ad un partito del 20%…), se non è maggioritario di diritto lo è autenticamente (anzi…fin troppo) di fatto. Per questo non lo butterei via e per questo sta lì a dire: non vogliamo un passo indietro. Uno di quei pochi casi in cui non vale il detto di Petrolini: “torniamo all’antico, faremo un progresso”.

Antonio

grazie tante sebastiano.
primo per l’analisi esauriente. secondo perchè finalmente ho letto, in maniera chiara e sintetica, in cosa consista questa benedetta duverger’s law (e mi dispiace, ma io in questa lingua la incontro sempre!).
appena ho tempo di riflettere con calma, mi sa che ti farò qualche domanda più puntuale. …e non è una promessa. è una minaccia.

@enri:
d’accordissimo, come spiegava anche sebastiano, che il maggioritario sia politicamente insostenibile, oggi più che mai. …e che forse si, tra le cose possibili, forse davvero si sceglie la meno peggio… il problema è che cosa sia possibile non è un dato esogeno: è il mondo politico stesso che definisce l’insieme delle scelte possibili. il mio era un lamento vago, generico, e stupido, perchè LO SO che ormai siamo in trappola. che non c’è niente da fare. …che ci ho anche sperato, per tanti anni, che il paese cambiasse, ma che la speranza è tradita.
mi incazzo, questo si, perchè questo epilogo lascia a malincuore soltanto (alcuni di) noi, che della classe politica non facciamo parte: ‘chè a loro tutto fa buon gioco! …e se non al PD, sicuramente ai parlamentari del PD: ‘chè c’è una bella differenza.

infine, mi permetto un appunto. tu dici che con la riforma che si prospetta rimarranno 4 o 5 partiti. più propriamente, dovresti dire: “dei partiti come sono oggi ne rimarrebbero 4 o 5″. …ma l’assetto partitico è un fenomeno di equilibrio: è una reazione alla legge elettorale (e altre cose). …metti lo sbarramento al 2%, avrai tanti partitini che prendono il 2.1%…lo metti al 5%, si uniranno a due e mezzo alla volta e ne avrai che prendono il 5.2%…etc.
in altre parole, credo che la riforma che si prospetta cambierà l’assetto partitico, nel modo che è la risposta efficiente del sistema politico.
sfortunatamente, a scapito della retorica “democraticista”, ciò che è efficiente per la classe politica, è sommamente inefficiente per il paese.
…e comunque, non ci scordiamo che per quanto schifoso, il maggioritario italiano, pur ingessando il parlamento, almeno ha prodotto governo stabili (relativamente al passato). …questo sì che ce lo potremo scordare, con qualsiasi “aggiustamento al margine” dei regolamenti parlamentari, dato il sistema proporzionale.

sebastiano

sì, il Duverger si esprimeva a leggi (quella che ho ricordato ne è solo un esempio…). Era uno che non la mandava a dire…una volta si beffò di uno che rompeva le palle portando ad esempio il Parlamento inglese e i poteri della regina. Esausto il grande vecchio disse: “Guardi: il Parlamento inglese è il peggiore del mondo e la regina ha meno poteri del presidente della quarta repubblica francese. anche se questi è rené coty -quello che “autorizzò” il colpo di stato di de gaulle-”. Ora, poveretto, è ostaggio di una malattia che ha debilitato il suo genio.

Eloi

@anto
la riforma a margine -come dici tu- dei REGOLAMENTI potrebbe essere la questione più centrale.

io credo che nel gioco politico italiano oltre alle regole per la composizione del parlamento servano regole diverse anche per il parlamento stesso.
non reputo irrilevante per la vita pubblica del mio paese il comportamento dei parlamentari una volta eletti ad esempio riguardo al gioco della composizione/entrata/uscita/scioglimento di un gruppo parlamentare.

tutti saprete benissimo che i gruppi parlamentari GODONO di diritti economici non indifferenti, e questo di per sè ha già dimostrato di essere un buon incentivo a frammentarsi una volta eletti.

ancora, senza cadere nelle assurdità del “mandato imperativo”, possiamo dire che è assurda l’idea che si possano comporre in parlamento gruppi che non si sono presentati alle elezioni?
la libertà dell’eletto nei casi limite non sta nell’uscire dal partito che l’ha eletto, ma casomai dal non votare un provvedimento, o al più di uscire da quel gruppo solo se accolto in un’altro già esistente.
se poi il problema fosse umano/realzionale o politicamente troppo forte per conciliarsi in queste maniere ci stanno sempre le dimissioni, che come atto politico dovrebbero pure contare qualcosa (e che oggi non contano niente perchè è costume che i parlamentari siano trasformisti a prescindere)!!

guarda anto, proprio da te mi piacerebbe un’analisi anche sommaria di come cambiando gli incentivi dei regolamenti parlamentari potrebbe cambiare la storia del paese.

Eloi

aggiungo un esempio sulla “cosa rossa” che raccontava merli ieri sera.

Sinistra democratica di mussi non poteva fare gruppo a se, erano solo 18 e il limite minimo era 20.
rifondazione cosa ha fatto? ha prestato due onorevoli che sono usciti dal prc ed entrati in sd per consentire di fare il gruppo.

a dimostrazione che tutte le questioni politiche che li dividono anche tra di loro su simboli nomi e cagate varie, quando li prendi per i maroni, vengono superate.

Antonio

su questo sono d’acccordo. voglio solo dire che preferivo il maggioritario, e che col proporzionale, per quanto si cambino i regolamenti parlamentari, cmq ci ritroveremo con una politica dell’immobilismo e del trasformismo.

certo sarebbe in sè positiva la norma sui gruppi parlamentari: questa norma tuttavia avrebbe l’effetto di non farne nascere di nuovi. …effetto pregevolissimo, sono d’accordo, ma che da solo NON E’ sufficiente a ridurre il trasformismo: ad un parlamentare che (per es.) volti le spalle al PD per avvicinarsi all’UDC non serve entrare davvero a far parte del gruppo parlamentare, basta che voti come loro.
…si disincentiverebbe sì la moltiplicazione dei gruppi in parlamento, ma non sarebbe abbastanza per evitare il trasformismo.
e a maggior ragione, l’immobilismo politico, tipo quello del cinquantennio DC, non era certo dovuto alle dinamiche dei gruppi parlamentari, bensì a quelle del sistema proporzionale.
lo stesso vale per la stabilità dei governi, che col sistema proporzionale, pure con gli stessi partiti al potere, duravano solo uno-due anni: il voto di fiducia non ha nulla a che fare con i gruppi parlamentari.

dunque sì, sono d’accordo che le riforme dei regolamenti parlamentari siano importanti e da farsi. …ma per quanto bene si possano fare, con il sistema proporzionale… sempre la solita italietta ci toccherà.

Eloi

ma scusa neanche il maggioritario evita il trasformismo.

dunque sì, sono d’accordo che le riforme dei regolamenti parlamentari siano importanti e da farsi. …ma per quanto bene si possano fare, con il sistema proporzionale… sempre la solita italietta ci toccherà.

non necessariamente (faccio l’hegeliano).

come disincentivo al trasformismo una variabile determinante (a prescindere da metodo proporzionale o maggioritario) sarà la dimensione dei collegi e i sistemi di costruzione delle liste.

la cosa drammaticamente vera è che un sistema proporzionale (a meno che non abbia sbarramenti con i contromaroni) induce in tentazione qualsiasi merda a farsi i cazzi suoi, e -ahime walter pensaci bene- in PD non sarà immune di questa tentazione.

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