Ho letto con attenzione i testi che avete scritto sulle elezioni universitarie e proporrei una cosa: perché non andare oltre ai fatti accaduti (sicuramente deplorevoli) e non incominciare a comprendere il perché dentro le università siano così poco presenti e produttive le forze organizzate vicine alla sinistra o al centrosinistra? Secondo me è questo il problema. Non tanto che vincono gli altri, il problema è che perdiamo noi.
Nei pochi anni che ho fatto di università, luogo che ricordo con poca passione e soddisfazione, ricordo che coloro che la pensavano come me erano pressoché disinteressati a manifestare le proprie opinioni all’interno di quel contesto, vuoi per paura di etichettarsi, vuoi per timore di essere etichettati, o vuoi ancora per la non considerazione di “politica” anche quella universitaria. Manchiamo, non ci siamo, non riusciamo ad essere polo di attrazione verso coloro che gli interessi li hanno e che forse vorrebbero trovare un luogo, uno spazio in cui manifestarli. E poi, per quel che ho capito, nelle università come al governo, soffriamo di quella frammentazione frutto più di incapacità di stare assieme e discutere, che di reali posizioni alternative e differenti.
Non so se sia possibile costruire un soggetto nuovo che tenga insieme le diverse sensibilità vicine al centrosinistra, penso sia utile ragionare sull’eventualità di fare un passo in avanti anche in questa direzione per riuscire ad essere punti di riferimento per i giovani che si avvicinano al mondo universitario. E’ vero: combattere contro chi offre sangria e patatine gratuitamente è difficile (in questo mondo, non in un mondo normale), bisognerebbe forse far capire che i diritti sono altri e che questo modo di far politica non è altro che una nascondere le reali problematiche che esistono e che creano danno e disagio alla vita quotidiana. Speculano sul fatto che per tanti studenti senza soldi poter avere una serata a “costo zero” possa essere divertente; speculano sul fatto che “bisogna divertirsi”… e mentre alcuni bevono ed altri ballano, altri ancora, loro, si fanno i loro interessi sorridendo e facendoti credere di essere uno dei tuoi. Ma chi sono loro? Chi siamo noi? Non c’è niente di filosofico in questa richiesta di comprensione, c’è solamente una ricerca di un’identità che stiamo perdendo e di un senso di vuoto dilagante e strisciante che attanaglia la nostra generazione. Come si crea un’identità? Attorno a che cosa possiamo costruire un qualcosa che sappia dar frutto alle aspettative collettive ed ai bisogni di tutti e di ciascuno?
Penso si debba riflettere su questo, al di là del fatto che gli altri abbiano vinto, penso ci siano tanti dei “nostri” che non ci abbiano votato, ma non solo, che abbiano votato proprio dall’altra parte. Qualche giorno ero in auto e stavo ascoltando la radio. Berlusconi su di un palco di non so quale comizio, diceva: “la sinistra è triste! Non vedete come sono sempre tutti seri?! E sapete perché lo sono?! Perché loro odiano e non conoscono come noi l’amore!”.
Ho rischiato di morire stampato contro un albero, mi son sentito mancare, ho pensato che se l’amore era quello espresso da quel signore, io non sapevo cosa fosse e che il mio modo di amare era totalmente diverso. Quel che ha scritto Eloi nel primo post sulla festa di Cl è esattamente quello che ho sentito dire alla radio dall’ex presidente del consiglio. Allora dico: non dobbiamo comportarci come loro per recuperare consenso, una riflessone però sul nostro ruolo e su quel che non siamo in grado di fare, serve. Poi sarà quel che Dio vuole, ce la faremo o non ce la faremo, non lo so, fatto sta che dobbiamo provarci. E possibilmente in fretta.
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Eloi
A tal proposito, giovedi 31 alle 18 cominciamo a lavorare per “università democratica”, giovedi pomeriggio questo invece ci incontriamo per una discussione programmatica con tutte le altre giovanili di partito a ferrara sull’università.
vedremo cosa ne viene fuori.
ovviamente chi legge questo commento si consideri invitato (magari mi telefoni e spiegherò dettagli).