Sull’Unità di ieri, ho letto con grande interesse l’articolo di Gianfranco Pasquino “Il partito democratico e l’aggettivo socialista“.
C’è in particolare un passaggio che mi ha spiazzato…
Sarebbe altrettanto corretto sentire dai proponenti della dizione «democratico» quale è il contenuto caratterizzante e innovativo di una terminologia così vaga, a meno che la vaghezza abbia obiettivi elettoralistici semplicemente numerici oppure non confessabili.
Dall’unico Professore (per cui sono ancora oggi comunque contento d’aver speso migliaia di euro in tasse universitarie) non mi aspettavo quest’uscita.
Sono l’unico a pensare che la principale divisione fra noi (sinistra) e loro (destra) stia proprio nel valore e nel significato, nel modo di intendere, nelle modalità di declinare e di vivere la parola democrazia e l’aggettivo democratico?
E non sono neppure troppo d’accordo sull’analisi storica e sulla definizione ottocentesca di socialista!
I partiti socialisti prima e comunisti poi, non erano nati per portare avanti i nuovi diritti dell’epoca? Non erano comunque figli dell’estremizzazione di concetti cardine delle grandi rivoluzioni: inglese, francese, americana? …allargamento del suffragio, i diritti degli schiavi (non ancora lavoratori).
Se è vero che il sistema dei partiti pare da sempre essersi generato a partire dalle fratture (le Cleavages di Stein Rokkan) di tipo sociale, economico o persino geografico, è impensabile oggi, che la frattura possa essere anche culturale?
Nell’era della politica come marketing, di Berlusconi, della Royal o della famiglia Clinton, in cui la rappresentanza e la rappresentazione politica si lega visceralmente a modelli antropologici e culturali che travalicano le classi d’interesse e le appartenenze geografiche, io credo non sia assurdo riportare al centro della politica la domanda “che cosa è democrazia” anzi lo trovo immensamente attuale.
Gli americani non possiedono il marchio esclusivo di partito democratico, i limiti del loro sistema sono, a noi europei, evidenti. Partendo dalla loro e dalla nostra esperienza, credo potremmo fare di meglio, di più, di nuovo.
ps: vi segnalo il contributo al congresso cui stanno (stiamo) lavorando come Giovani Ds. Siete tutti invitati a sottoscrivere il documento e l’iniziativa, a parteciparvi e a metterci del vostro.
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Requiem for a Dream
Perplesso sull’articolo di Pasquino. Ad occhio più terminologico che pragmatico. Se il nome dovesse risultare così fondamentale l’esperienza comunista in Italia sarebbe sinonimo di tentativo di rivoluzione, così come l’esperienza socialista sinonimo di qualcosa di diverso dalle socialdemocrazie europee… Io credo sia più importante pensare a cosa mettiamo dentro al PD piuttosto che stare a cavillare su questioni di nomencluatura… Come ho già detto: Il passato è passato, il presente è un mercato… fatevi sotto bambini occhio agli spacciatori, occhio agli zuccherini.