Fra i più popolari giochi di carte della nostra provincia vi è il gioco del Trionfo, un’interessante variante del più famoso Tresette.
Anni or sono a casa del Professor De Giovanni con Travagli e Carrara, teorizzammo la possibilità di fondare, a partire dalle sacre leggi del Trionfo, niente di meno che una nuova Filosofia Morale.
Molti di voi, soprattutto fra quelli che al kilo ci arrivano ma con qualche difficoltà, nel leggere questo post pensaranno: “che cazzata!”
E invece no. Il gioco del trionfo può essere l’incarnazione di un’Etica.
Il Trionfo è un gioco hegeliano (anche se non in senso puro): una partita è il dispigarsi nel tempo del logos, ossia una relazione quasi necessaria di eventi. E’ un gioco pieno di obblighi sia formali, ad esempio il fatto di dover sempre rispondere al segno in tavola, che morali, ossia conti statistici incarnati in proverbi come “ass sgond as zogà sempar“.
Un maestro del trionfo ha pochi spazi per l’arbitrio e la fantasia, delle dieci carte che lascerà sul tavolo, solo un paio o al massimo tre potranno essere decisive, tutte le altre saranno semplicemente necessarie.
E’ un gioco materialista e meccanico, nel quale non è sempre tutto possibile e, se la mano è davvero sfortunata, si può vincere anche perdendo. E’ una liturgia nella quale l’asso è la carta col massimo valore ma non è la più importante, e nella quale le pezze e gli scartini non contano ma contano. E’ il gioco in cui tutto torna sempre.
Il trionfo
come
la politica
è l’arte del possibileIl trionfo come la politica è l’arte del possibile.
Il trionfista non dice se o ma, non riflette sulle partite possibili ma sulla partita che ha davanti, su quella contingenza, su quel momento.
E’ il gioco dei fatti e non degli eventi, o meglio, di quei fatti già comuni a tutti gli eventi; pieno di kantiane forme pure a priori, di combinazioni riccorrenti e necessarie.
Un gioco che non contempla in modo alcuno la possibilità di bluffare o la psicologia degli attori; i giocatori non parlano (i quattro muti), parlano solo le carte, solo quello che è sul tavolo.
Il trionfo è per questo intrinsecamente pulito e onesto, è un sistema che riflette la realtà per come crediamo che sia: un insieme di regole e di variabili dalle conseguenze -in sostanza- prevedibili attraverso uno sforzo intellettivo e di immaginazione, perchè nel gioco, le congetture, le intuizioni e le deduzioni possono consentire al maestro di conoscere dall’alfa all’omega la partita; proprio come si diceva …anche questo terribile e intricato mondo di oggi, possa essere conosciuto, interpretato, trasformato.
Il motto del Maestro del trionfo potrebbe essere la canzone di Giovanni Lindo Ferretti:
“Questo non è il migliore dei mondi possibili… ma è Vero”.
Riusciamo ad agire di conseguenza?
Riusciamo a vivere di conseguenza?
Scritto in
...e chi se ne frega! ~ Puoi seguire tutte le risposte a questo articolo attraverso i feed
RSS 2.0.
Puoi
lasciare una risposta, o un
trackback dal tuo sito.
Antonio
sai che non sono d’accordo sull’aspetto deterministico del trionfo: secondo me molti equilibri non sono necessari, ma di pura coordinazione.
hegel…stronzate!