Scrivo oggi per la prima volta dopo aver frequentato questo blog per quasi un anno solo come lettrice.
Scrivo dalla piccola sala da pranzo di casa mia. Scrivo a mano – perché non posseggo un computer portatile né una connessione internet. Scrivo sul retro del Regolamento per l’elezione delle Assemblee costituenti dell’Ulivo-Partito Democratico e con una calligrafia che non riconosco. Scrivo per puro atto egoistico. Immaginando che le mie fisime personali possano interessare a chicchessia. Ma per una volta me ne frego e lascio vincere la voglia di condividerle con chi legge. Perché questo blog, a furia di tenerlo aperto sul mio Pc mentre lavoro, mi dà un senso di familiarità e di intimità; anche se non posso dire di conoscere la maggior parte di chi ci scrive.
Insomma, sono sulla mia Punto verde (che ha indegnamente sostituito la mia Uno Cs) di ritorno da casa dei miei a Pontelagoscuro verso “casa mia”. [Ore 00.35]. Come ogni tanto mi capita la musica della radio mi invita a non andare a letto. Qualcosa tiene in fibrillazione il cervello, anche se sono stanca e intorpidita. Così da via Canapa, invece di andare verso la stazione, volto a sinistra e decido di guidare senza méta. Che l’asfalto corra sotto le ruote finché scorrono i pensieri nella testa.
Penso a me e a come mai mi trovo a pensare sempre mentre guido con la musica alta nelle orecchie. Pensieri che vorrei scrivere. Ma come faccio se sto guidando? [Ipercoop Le Mura]. Vabbè, una volta a casa provo a scrivere e mi piacerebbe poi metterlo sul blog. [via Copparo]. Penso che a ottobre sarò senza casa e ufficialmente disoccupata e precaria nella scuola. Non che quest’anno possa dire di aver lavorato. Il Servizio Civile va bene se lo fai a 21-22 anni, mentre studi, non è lavoro. È un altro anno speso a ritardare il momento in cui sbatterai il culo per terra e questa volta con tutto il peso del tuo corpaccione flaccido e appesantito da anni di “impigozzamento” di piccole sicurezze costruite sulle spalle dei tui genitori. Anni di scelte fatte con la certezza (mai resa esplicita) che c’era sempre una ciambella di salvataggio, un cuscino ad attutire eventuali cadute, un’imbragatura che ti assicurava. [La musica è buona, spinge avanti le ruote e i pensieri; giro a destra verso Baura]. Ma a ottobre mi trovo col culo per terra: senza lavoro, senza casa. Il ragazzo lontano e una vita adulta da dover costruire da capo. Senso di vuoto, vertigine, nausea. Sarà l’incertezza o sono solo le mestruazioni? Maledette! Tutto questo tribolare per essere fertile che devo ancora concepire me stessa. Fossi almeno eccellente in qualcosa. Quante volte mi trovo ad ascoltare discorsi di chi riesce ad avere un suo punto di vista – io nemmeno quello. Guardo, osservo, studio e ascolto. Non mi pronuncio, spesso per timore di dire banalità o ingenuità, quando non addirittura scempiaggini. Ascolto musica che i miei amici indie-snob giudicano “assolutamente prescindibile”. Mi capita di emozionarmi per film la cui “grammatica cinematografica” è “assolutamente convenzionale”. [Seconda rotonda. Giro a destra, di nuovo verso Ferrara su via Pomposa]. Faccio politica, ammesso che tentare di organizzare lo spazio giovani alla festa del Partito Democratico sia “fare politica” o friggere i calamaretti… Allora, detto meglio, questo si chiama volontariato per un partito. [La radio manda “I’m a loser bay, so why don’t you kill me…” E allora ditelo!!! Intanto alla rotonda giro a sinistra verso San Giorgio]. Io non ho cosiddetti “padri politici”, né nonni, né zii. Qualche simpatia, più o meno spiccata. Ma nessuna passione per le persone, solo per le idee, quelle sì. Per le prospettive a cui tendere e da cui guardare il presente e il passato. In casa mia la politica è sempre stata un affare complicato e mai digerito per bene. La fede cattolica, in compenso, trasudava dai muri e si incarnava in frati e suore amici dei miei e poi in libri, bibbie e messali sparsi un po’ in giro per la casa. E così ho scoperto solo a venticinque anni di aver avuto un nonno che ha fatto il partigiano in Jugoslavia. Aveva 18 anni. È morto che io ne avevo sei e non mi ha mai potuto raccontare. Merda! Così mi attacco quasi morbosamente alle storie della Resistenza del territorio di Argenta che leggo e mi vengono raccontate quando faccio ricerche per la tesi. Un territorio enorme strappato all’acqua salata a forza di braccia, argini, golene, strade e poi case, camere del lavoro, case del popolo, cooperative di consumo e produzione. Bandiere rosse cucite a mano nascoste per vent’anni di famiglia in famiglia, di stalla in stalla. Bruciate o gettate nei fossi tra i pianti durante il caos del ‘43. Canti socialisti sui campi dei latifondisti anche nei primo maggio sotto il primo “Crapa Pelada”. [Rotonda di ingegneria, prendo per via Arginone, lascio casa mia alle spalle: non è ancora ora di rientrare]. Penso alle nostre sezioni semi vuote, ai discorsi sui candidati alla guida del PD nazionale e provinciale, alla pochezza di certe argomentazioni. Alla nullità di certe posizioni di chi la politica la fa spinto da motivazioni che basterebbero a malapena per condurla a titolo di mero hobby. Né più né meno del giardinaggio o del cardio-fitness pompato in palestra. Mi viene un tale nervoso! Di nuovo la nausea e un morso allo stomaco (questa volta certo non sono le mestruazioni). Però penso alla voglia e all’entusiasmo di chi, come voi, ha voglia di discutere e pensare alla politica come servizio. Mi solleva pensare che c’è chi ha intenzione di portare corsi di alfabetizzazione informatica e italiano per stranieri dentro le sezioni. Questa è una grande idea, significa sul serio avere la volontà di rispondere a dei bisogni che sono reali. Francamente sono stanca di sentire filippiche sul “caso Mele” o sul “caso Sircana” e assimilati. Facessero quello che gli pare, si sniffassero pure tutti i meglio papaveri dell’Afganistan. Qui c’è da fare e ce n’è per tutti. Per i vetero comunisti, per gli entusiasti del PD e pure per gli scettici, per i cattocomunsti dossettiani e per tutti quelli “di buona volontà” come diceva un tale.
[Sono arrivata a casa, dopo lungo peregrinare. Parcheggio , entro in casa. Metto un CD nel lettore DVD mentre ho il televisore acceso e così guardo Rigoletto che canta gli Elbow – altro gruppo “assolutamente prescindibile”… Fa un bell’efetto! Mi metto a scrivere dei pensieri che mi hanno attraversato la testa durante il mio viaggio attraverso Ferrara. Questa volta ho avuto voglia di condividerli. Tanto piacere. Questa sono io, almeno per stasera.].
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Dario
Benvenuta… è bello sapere che condividiamo tutti più o meno le stesse origini!