Alla fine il Kosovo, provincia serba a maggioranza etnica albanese, ha proclamato unilateralmente la propria indipendenza oggi alle 17.
Avevo già espresso le mie perplessità e la mia convinzione dell’inopportunità di questo atto, sia politica che umanitaria, in un precedente post.
Dopo non se ne è più parlato, complice giustamente la non facile situazione politica del nostro Paese.
Voglio riaffermare qui, con forza la mia opinione che l’indipendeza del Kosovo se sarà ufficialmente riconosciuta da USA e UE sarà una grave sconfitta per il buonsenso diogni europeista intelligente.
Ha senso, mentre si va sempre più verso un’integrazione politica, oltre che economica, dei paesi del vecchio continente riconoscere l’ennesimo microstato? Ha chi fa comodo riconoscere uno stato che non ha autosufficienza economica, dove la disoccupazione supera il 90%, se non ai proventi della criminalità organizzata e agli interessi militari americani? Non si sta forse allontanado la possibilità di un ricongiungimento della Serbia alla comunità europea dopo gl’anni bui della dittatura di Milosevic? Come reagirà la Russia, che rimane il principale partner energetico della UE, fortemente contraria all’indipendeza kosovara? Che fine faranno i 100000 mila serbi, che da secoli vivono quelle terre e già versano in condizioni precarie? Saranno decimati o costretti all’emigrazione? E il patrimonio artistico dei monasteri di Caglanavica e Deceb?
Le domande e i dubbi sarebbero infiniti, le risposte torbide.
Una cosa è sicura, non ostante l’impegno profuso dalla UE per garantire la sicurezza della transizione kosovare e evitare un nuovo bagno di sangue etnico, per gl’europei è una doppia sconfitta.
Vincono le politiche muscolari di USA e Russia che oggi hanno due vassalli in più nel cuore dell’Europa, rispettivamente Kosovo e Serbia.
Infine, questo precedente di una dichiarazione unilaterale di indipendenza, se riconosciuta legittimamente dagli USA e dai maggiori paesi europei (Gran Bretagna, Francia, Germania e Italia) tranne la Spagna, come probabilmente avverrà dei prossimi giorni incoraggerà la frammentazione del vecchio cotinente invece di dar forza al processo di unificazione.
Cosa impedirà infatti ai baschi, ai corsi, agl’irlandesi del Nord, ai gallesi, agli scozzesi, ai sudtirolesi, ai fiamminghi, ai catalani e a molti altri di seguire l’esempio dei kosovari?
Oggi più che mai l’Europa rischia di essere solamente e tristemente, parafrasando Metternich, una mera entità geografica.
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Davidino
P.S.: per un maggior approfondimento della questione kosovara vi invito a leggere gl’articoli su www.repubblica.it e su www.internazionale.it, oltre ai reportage sui numeri cartacei che immancabilmente vi saranno in questi giorni e a seguire l’interessante discussione di questo blog : http://bonanni.blogautore.repubblica.it/?ref=hpblog
Inoltre vi ricordo che i serbi del kosovo stanno vivendo in questo momento lo stesso dramma dei nostri connazionali che 60 anni fa dovettero lasciare l’Istria e la Dalmazia, evitare che la storia si ripeta sta anche a noi e alla nostra sensibilità, sperando che ne abbiano anche i nostri governanti….