“L’offensiva” di Putin

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luca.jpgLunedì mattina ascoltando la radio, come faccio sempre dopo essermi svegliato, mi è giunta all’orecchio la notizia del caso diplomatico apertosi tra la Russia da una parte e la Spagna e l’Italia dall’altra, dopo l’incontro tenutosi a Helsinki tra i venticinque capi dei paesi dell’UE e il presidente russo Putin.
I temi più importanti affrontati dalla riunione riguardavano da un lato il problema energetico e la relativa dipendenza dell’Europa dal gas russo, e dall’altro il rispetto dei diritti civili da parte dell’amministrazione russa, dopo l’uccisione della giornalista Anna Politkovskaya, che stava per denunciare all’opinione pubblica le torture in Cecenia ad opera dei Russi e la corruzione dell’Armata Rossa.
Proprio su questo ultimo tema si è aperto il caso diplomatico, in quanto alle critiche mosse da Spagna e Italia, non che anche da altri paesi occidentali, verso il governo russo, accusato di non rispettare i diritti civili e individuali dell’uomo, propri di una repubblica democratica, come si definisce quella russa, Putin avrebbe risposto che non prende lezioni né dalla Spagna, dove molti comuni sono dilaniati dalla corruzione, né,tanto meno, dall’Italia, terra di mafia.
Queste affermazioni mi fanno riflettere e ricordare quello che ho letto, visto con i miei occhi, ma soprattutto le parole di coloro che hanno a che fare maggiormente con la realtà russa: la popolazione russa.
Mi domando come Putin possa mettere sullo stesso piano la Spagna e l’Italia con la Russia. La corruzione, che non caratterizza solo i comuni spagnoli ma anche molti governi moderni, e la mafia sono problemi seri, spesso legati tra di loro, ma comunque difficili da affrontare, come sappiamo bene noi italiani; la Russia però non è esente da questi due problemi, anzi si potrebbe dire tutto il contrario: la mafia russa è una delle più potenti del mondo, se non la più forte, è ricca, ha in mano i traffici illeciti, non solo in madre patria ma in molte altre zone del mondo, utilizza la corruzione per infiltrarsi nei piani alti del potere amministrativo, tanto che spesso occupa le sedie di governo, ammazza senza scrupoli chiunque ostacoli i suoi affari; se non usata dalla mafia, la corruzione è utilizzata da uomini d’affari, membri del governo (probabilmente dallo stesso Putin) e dilania dall’interno la società come un virus intestinale.
A questi, che sono problemi come già detto anche di altri paesi, si aggiungono altri esempi di antidemocraticità, che però non sono presenti nei paesi citati “dall’amico” Putin, ma che egli conosce benissimo: il controllo, diretto o indiretto, di quasi tutta la stampa e la tv da parte dell’amministrazione pubblica, la decisione (anche se formalmente si tratta solo di una proposta) dei governatori e dei presidenti delle regioni e delle Repubbliche della Federazione, l’esilio o la galera per i nemici o gli oppositori forti, e la morte se queste “precauzioni” non bastano. E queste sono le cose più evidenti!
Solo davanti a questo, l’ex capo del KGB e ora presidente di una delle più importanti potenze mondiali non deve permettersi di paragonare l’Italia e la Spagna con la Russia, a meno che non si parli di cultura, arte o delle rispettive gloriose storie.
La Russia oggi è sempre più forte nel quadro internazionale, sempre più ricca, ma non è democratica e la popolazione, quella che soffre, che non gode delle ricchezze, se ne accorgerà sempre più, ma mano che andiamo avanti.

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