Ieri sera mentre passavo uno dei miei sabato sera africani più intensi in skype e messenger con, nell’ordine: mia sorella e il suo nuovo incontro, la mia amore spagnola che mi chiedeva di andare a vivere in argentina, e il mio ex che mi raccontava delle sue vacanze con la sua nuova ragazza…ambivo solo un letto e di finire la giornata, dura per i saluti a persone importanti, per le ultime notizie sulle vacanze romantiche e stressante per il lavoro.
Invece, ho ricevuto una chiamata di Giulio che mi ha detto: “il trattore della missione ha ucciso una persona, sono in reparto”.
Lascio tutte le conversazioni virtuali e mi ritrovo davanti ad un cadavere di un ragazzo..tralascio i dettagli.
Casini in vista per la missione, polizia, che si riconosce dall’odore di alcol e dai mitra maneggiati come giocattoli.
Ma quello che mi lascia attonita è la morte.
La velocità con cui tutto finisce, perde qualsiasi forma di significato. La crudezza della fine di tutto. Vado a letto e sento la morte intorno. Spengo la luce e penso che vorrei abbracciarlo, ma so che lui è con un’altra, che vorrei parlargli di come mi sento, ma che non posso più.
Penso a questo posto, alla sua intensità..dai colori della terra e della pelle alle sensazioni che dona. Crude e forti. Niente romanticismo, né nostalgie, né sfumature che contraddistinguono il nostro mondo e i nostri rapporti.
Qui non si ascolta la musica del pianoforte, troppo triste e delicata..qui si ascoltano i tamburi e le voci cantare.
Qui tutti ridono e soffrono, senza veli. In modo intenso e spontaneo. Qui tutto è forte, il male che hai dentro, che vedi, che soffrono, il bene che esce dai canti, dai bambini, dalla natura.
E penso che ho paura di tornare in Italia. So che sbaglio, ma ho paura.
Ho paura di tornare ad essere lontana dalla forza della vita e della morte che qui si respirano ogni passo, insieme agli odori più intensi di bambino, di sporcizia, di malattia.
Ho paura di tornare alle sfumature grigie dei miei posti. Alle città tra il traffico e i palazzi.
Niente albe africane, né polvere, né bambini che mi chiamano per nome. Niente piccolo villaggio in cui conosci tutti o quasi. Niente pedalate in mezzo al nulla se ne hai bisogno. Niente neonati in corridoio, niente piccolini malati che mi chiamano sorridono e parlano dal terrazzo della pediatria. Niente mamy africana che mi introduce a questa realtà. Niente serate a lume di candela con una famiglia africana a leggere i risultati degli esami dei bambini su fogli stropicciati. Niente parti di nipotini.
Ho paura di tornare e non avere la forza di ricominciare di nuovo, anche se so che ce la farò.
Mi viene in mente la poesia che mi regalò mio padre “ se riesci a contemplare le cose cui hai dedicato la vita, infrante, e piegarti a ricostruirle con strumenti logori; Se riesci a fare un mucchio di tutte le tue vincite e rischiarle in un colpo solo a testa e croce, e perdere e ricominciare di nuovo dal principio e non dire una parola sulla perdita.. sei un uomo”…o forse una Donna, magari solo con la sindrome premestruale.
Penso che ho paura di tornare e non aver imparato abbastanza, ho paura di avere le stesse paure di prima, ho paura di non essere all’altezza e di non saper affrontare quanto mi aspetta o non mi aspetta. Del vuoto che mi sentirò ancora e sempre dentro senza lui, che finalmente è felice, e che sentirò senza questo posto.
Ho paura, perché so che è stato un anno che mi ha cambiato, la vita, il cuore, ma non il colore della pelle, né il timbro della repubblica italiana sul passaporto. Ho paura che mi dimentichi di tutti questi volti, voci e giorni VIVI e che questo succeda anche a loro, ai miei insegnanti di vita africana.
Temo i cieli cupi, in cui non puoi neanche aggrapparti ad una stella cadente, temo i veli che mi impediranno di nuovo di essere quella che sono. Le mie paure che hanno già iniziato a riemergere ed il mio cinismo che mi proteggerà dal grigio dentro e intorno….
Non ve ne fregherà nulla, ma avevo bisogno di sfogarmi.
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marci
A ME FREGA E TI CAPISCO
MA MAI ARRENDERSI
LA VITA E DURA INGIUSTA INFAME PESA MA ANCHE STRAORDINARIA E BELLA; IO HO DECISO DI PROVARE A VIVERLA A MODO MIO COSTI QUEL CHE COSTI E PAGANDO UN PREZZO DA PRIMA FILA
MA SONO SICURO CHE NE VALGA LA PENA
MI LACERO DENTRO OGNI GIORNO MA ALLA FINE PENSO POSITIVO