Non sempre i fatti sono la realtà

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di GIUSEPPE D’AVANZO su Repubblica del 14 maggio.

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Non so che cosa davvero pensassero dell’allievo gli eccellenti maestri di Marco Travaglio (però, che irriconoscenza trascurare le istruzioni del direttore de il Borghese). Il buon senso mi suggerisce, tuttavia, che almeno una volta Montanelli, Biagi, Rinaldi, forse addirittura Furio Colombo, gli abbiano raccomandato di maneggiare con cura il “vero” e il “falso”: “qualifiche fluide e manipolabili” come insegna un altro maestro, Franco Cordero.

Di questo si parla, infatti, cari lettori - che siate o meno ammiratori di Travaglio; che siate entusiasti, incazzatissimi contro ogni rilievo che gli si può opporre o soltanto curiosi di capire.

Che cos’è un “fatto”, dunque? Un “fatto” ci indica sempre una verità? O l’apparente evidenza di un “fatto” ci deve rendere guardinghi, più prudenti perché può indurci in errore? Non è questo l’esercizio indispensabile del giornalismo che, “piantato nel mezzo delle libere istituzioni”, le può corrompere o, al contrario, proteggere? Ancora oggi Travaglio (”Io racconto solo fatti”) si confonde e confonde i suoi lettori. Sostenere: “Ancora a metà degli anni 90, Schifani fu ingaggiato dal Comune di Villabate, retto da uomini legato al boss Mandalà di lì a poco sciolto due volte per mafia” indica una traccia di lavoro e non una conclusione.

Mandalà (come Travaglio sa) sarà accusato di mafia soltanto nel 1998 (dopo “la metà degli Anni Novanta”, dunque) e soltanto “di lì a poco” (appunto) il comune di Villabate sarà sciolto. Se ne può ricavare un giudizio? Temo di no. Certo, nasce un interrogativo che dovrebbe convincere Travaglio ad abbandonare, per qualche tempo, le piazze del Vaffanculo, il salotto di Annozero, i teatri plaudenti e andarsene in Sicilia ad approfondire il solco già aperto pazientemente dalle inchieste di Repubblica (Bellavia, Palazzolo) e l’Espresso (Giustolisi, Lillo) e che, al di là di quel che è stato raccontato, non hanno offerto nel tempo ulteriori novità.

E’ l’impegno che Travaglio trascura. Il nostro amico sceglie un comodo, stortissimo espediente. Si disinteressa del “vero” e del “falso”. Afferra un “fatto” controverso (ne è consapevole, perché non è fesso). Con la complicità della potenza della tv - e dell’impotenza della Rai, di un inerme Fazio - lo getta in faccia agli spettatori lasciandosi dietro una secrezione velenosa che lascia credere: “Anche la seconda carica dello Stato è un mafioso…”. Basta leggere i blog per rendersene conto. Anche se Travaglio non l’ha mai detta, quella frase, è l’opinione che voleva creare. Se non fosse un tartufo, lo ammetterebbe.

Discutiamo di questo metodo, cari lettori. Del “metodo Travaglio” e delle “agenzie del risentimento”. Di una pratica giornalistica che, con “fatti” ambigui e dubbi, manipola cinicamente il lettore/spettatore. Ne alimenta la collera. Ne distorce la giustificatissima rabbia per la malapolitica. E’ un paradigma professionale che, sulla spinta di motivazioni esclusivamente commerciali (non civiche, non professionali, non politiche), può distruggere chiunque abbia la sventura di essere scelto come target (gli obiettivi vengono scelti con cura tra i più esposti, a destra come a sinistra). Farò un esempio che renderà, forse, più chiaro quanto può essere letale questo metodo.

8 agosto del 2002. Marco telefona a Pippo. Gli chiede di occuparsi dei “cuscini”. Marco e Pippo sono in vacanza insieme, concludono per approssimazione gli investigatori di Palermo. Che, durante le indagini, trovano un’ambigua conferma di quella villeggiatura comune. Prova maligna perché intenzionale e non indipendente. Fonte, l’avvocato di Michele Aiello. Il legale dice di aver saputo dal suo assistito che, su richiesta di Pippo, Aiello ha pagato l’albergo a Marco. Forse, dicono gli investigatori, un residence nei dintorni di Trabia.

Michele Aiello, ingegnere, fortunato impresario della sanità siciliana, protetto dal governatore Totò Cuffaro (che, per averlo aiutato, beccherà 5 anni in primo grado), è stato condannato a 14 anni per associazione a delinquere di stampo mafioso. Pippo è Giuseppe Ciuro, sottufficiale di polizia giudiziaria, condannato a 4 anni e 6 mesi per aver favorito Michele Aiello e aver rivelato segreti d’ufficio utili a favorire la latitanza di Bernardo Provenzano. Marco è Marco Travaglio.
Ditemi ora chi può essere tanto grossolano o vile da attribuire all’integrità di Marco Travaglio un’ombra, una colpa, addirittura un accordo fraudolento con il mafioso e il suo complice? Davvero qualcuno, tra i suoi fiduciosi lettori o tra i suoi antipatizzanti, può credere che Travaglio debba delle spiegazioni soltanto perché ha avuto la malasorte di farsi piacere un tipo (Giuseppe Ciuro) che soltanto dopo si scoprirà essere un infedele manutengolo?

Nessuno, che sia in buona fede, può farlo. Eppure un’”agenzia del risentimento” potrebbe metter su un pirotecnico spettacolino con poca spesa ricordando, per dire, che “la mafia ha la memoria lunghissima e spesso usa le amicizie, anche risalenti nel tempo, per ricattare chi tenta di scrollarsele frettolosamente di dosso” . Basta dare per scontato il “fatto”, che ci fosse davvero una consapevole amicizia mafiosa: proprio quel che deve essere dimostrato ragionevolmente da un attento lavoro di cronaca.

Cari lettori, anche Travaglio può essere travolto dal “metodo Travaglio”. Travaglio - temo - non ha alcun interesse a raccontarvelo (ecco la sua insincerità) e io penso (ripeto) che la sana, necessaria critica alla classe politico-istituzionale meriti onesto giornalismo e fiducia nel destino comune. Non un qualunquismo antipolitico alimentato, per interesse particolare, da un linciaggio continuo e irrefrenabile che può contaminare la credibilità di ogni istituzione e la rispettabilità di chiunque.

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14 Responses to “Non sempre i fatti sono la realtà”

simo

non ho alcuna voglia di pensare a marco travaglio. ho letto tutte le risposte di d’avanzo e non avendo tempo e voglia di entrare nel dettaglio, dico solo che ha a mio parere individuato la falla.
secondo me.

Federico AS

Beccato in castagna, ma non mi sento di condannarlo. Riferiva fatti presi da un libro, e lo ha pure detto.
Che poi mi stia sulle balle quel suo sparare nel mucchio è un altro discorso.

Luca

Quell’articolo di D’Avanzo travalica ampiamente i limiti del ridicolo.
Anzichè discutere sulla veridicità o meno delle frequentazioni mafiose avute dalla seconda carica dello Stato , D’Avanzo pretende di impartire una vera e propria lezione di giornalismo a Travaglio, teorizzando sul concetto di verità, completezza e precisione, scomodando addirittura Bernard Williams.

In un paese in cui Berlusconi può dire senza nessun pudore e contraddittorio che Biagi se n’è andato dietro compenso, di fronte alla valanga di omissioni, imprecisioni, menzogne di cui ogni giorno il “lettore inconsapevole senza contesto” (per citare D’Avanzo) è sottoposto, suona oltremodo grottesco che a Travaglio non vienga tanto contestata tanto la veridicità o meno delle sue affermazioni ma addirittura se ne contesta l’”opportunità”.

A tal proposito segnalo un interessante articolo di Marco Alloni sulla questione.

Eloi

potrei dire lo stesso del tuo post.
anzichè continuare ad attaccare schifani ti stai perdendo nell’attaccare d’avanzo.

io sono sconcertato dal fatto che in particolar modo a destra NON RISPONDANO mai al merito delle questioni poste, in particolare sul tema LEGALITA’ ed in particolare sul tema MAFIA.

trovo preoccupante che non si abbia una voce forte (non alta ne grossa) sulla legalità anche a partire da queste cose.
se però cerco di analizzare il perchè questa VOCE FORTE non vi sia, ne traggo che il METODO TRAVAGLIO non sia esente da colpe.
la situazione è PESANTE dal punto di vista della moralità pubblica ma se passa il METODO TRAVAGLIO qua finiamo a spararci tutti in bocca, a fare a cazzotti e ad allontanare la risoluzione o la chiarificazione delle questioni.

non nego di essere confuso, non sono certo di sapere quale sia la strada giusta ma di certo penso vi sia ancora qualcosa che valga la pena di tentare di salvare nella vita civile di questo paese e per questo sono spaventato dalle scorciatorie grilliste o travagliane.

Luca

potrei dire lo stesso del tuo post.
anzichè continuare ad attaccare schifani ti stai perdendo nell’attaccare d’avanzo.

Ah quindi contesti anche il post a cui mi riferisco, visto che non dice niente in merito alle presunte collusioni mafiose di Schifani ma si limita ad attaccare Travaglio.

Nel momento in cui D’Avanzo contesta l’opportunità di riportare all’attenzione del pubblico fatti realmente avvenuti, per me la sua posizione è assimilabile a quella destra reticente a cui ti riferisci.

Non capisco: la “voce forte” mancherebbe a causa di Travaglio e del suo metodo?? Non sarebbe invece infinitamente più evidente, plausibile e ovvio imputare questa incapacità all’inettitudine della sinistra?

In una condizione di normalità concordo anch’io sul fatto che il “metodo Travaglio” potrebbe essere considerato inopportuno e controproducente ma nella situazione attuale trovo sia uno dei pochissimi giornalisti a svolgere una funzione “anticorporale” nei confronti della mancanza totale di legalità e trasparenza.

Se capovolgessimo il cannocchiale ci renderemmo conto che non è il metodo Travaglio, lo stesso in uso nel giornalismo occidentale, ad essere eccessivo bensì sono le condizioni di legalità e dilagante malcostume in cui versa il paese a farcelo apparire tale.

Enri

se tu avessi letto anche un solo articolo di d’avanzo prima dei due su travaglio potresti facilmente capire che stai dicendo -per quanto lo riguarda- cazzate.

ripeto: se sei convito che la situazione si possa risolvere RIMUOVENDO PERSONE, buttando tutto nel cesso e tirando l’H²O buon per te, io non la vedo così.

la vedo che posso anche ghigliottinare un mastella ma se non ho agito alla BASE sulla struttura che l’ha generato, morto lui ce ne sarà un’altro.

quando parlo di voce forte non parlo di voce alta o di urla.
parlo della capacità di saper vedere e parlare OLTRE lo stronzo e il coglione di turno, e di ripensare e riprogettare l’insieme.

E’ il discorso di Willard e il Collonello Kurtz, Avete il diritto di uccidermi -questo si- ma non avete il diritto di giudicarmi.

Luca

se tu avessi letto anche un solo articolo di d’avanzo prima dei due su travaglio potresti facilmente capire che stai dicendo -per quanto lo riguarda- cazzate.

Intanto complimenti per questa fine dialettica :-)

Per fortuna sono in molti a pensarla come me, più o meno il 99% per cento di tutto il pubblico della rete (basta fare un giro per i blog) e moltissimi personaggi autorevoli, ovviamente non stipendiati da Berlusconi o dai partiti.

Saluti!

Luca

Alessandro

ci sono anche autorevoli e seguiti blog che invece disapprovano i metodi giustizialisti di Travaglio, vedi Luca Sofri, sostenitore del PD e facente parte di un gruppo, iMille, che sembrano intenzionati a cambiare davvero questo partito (il MIO partito). detto questo, sono con Enrico, è facile fare soldi e farsi invitare nelle trasmissioni senza voler mai cambiare realmente le cose. (e se non ci fossero più politici corrotti di cosa parlerebbe travaglio?) e non dimentichiamoci che questo polverone è stato sollevato strumentalmente alle decisioni che il nuovo governo dovrà prendere sulla RAI.

Luca

Piccola postilla: comunque, ci tenevo a precisare che i miei giudizi si riferiscono a quell preciso articolo di D’Avanzo e non intendevano mettere in dubbio la sua riconosciuta professionalità.

fred

Dunque, vorrei precisare alcune cose:

1. Non è Travaglio che deve cambiare il Paese
2. Travaglio può dire quello che vuole, nel caso in cui dica cose che contrastano con il principio del danno a terzi - tipo J.S. Mill per intenderci - qualcuno glielo contesterà, cosa che in effetti ha fatto Schifani, che lo ha querelato.
3. La cosa più grave di questa faccenda di Travaglio riguarda la reazione che l’informazione pubblica ha avuto nei suoi confronti, soprattutto i giornalisti. Se si fossero incazzati i partiti ok, ma i giornalisti non possono arrabbiarsi con Travaglio con un atteggiamento del tipo “non vuoi bene all’Italia, men che meno alla sinistra”. Chi denuncia fatti realmente accaduti, conservando una certa memoria storica di questi anni di governi anti-costoituzionali va, almeno per questo, apprezzato.

Antonio

io ho l’impressione che la forte reazione dei giornalisti nei confronti di travaglio (o almeno, dei giornalisti alla d’avanzo) sia dovuta al fatto che a fare cosi` come fa travaglio, si sputtana l’intera professione e chi fa inchiesta in maniera seria (come d’avanzo, o report, per esempio). facendo come fa travaglio, e non distingendosi dai suoi metodi, si legittimerebbe indirettamente la politica ad imbavagliare anche le inchieste serie, o a liquidarle come “capziose e fuorvianti”.
e` importante che il giornalismo serio si distingua da questo sensazionalismo urlato, sia per difendersi dalla longa mano della politica, sia per educare il pubblico a distinguere chi usa la ragione ed un metodo di analisi scientifica, e chi invece vuole solo animare le folle.
questo e` lo stesso motivo per cui dubito che i “grillini” possano mai essere qualcosa piu` che una moda, o peggio, un’ondata di becero populismo.

Luca

Esilarante (anche se un po’ triste) la vignetta di Stefano Disegni :-)

fred

Ragazzi scusate però non si può contitnuare a screditare travaglio, addirittura dicendo che fa del sensazionalismo urlato e basta.
Non è così, quell’uomo ha ormai scritto migliaia di pagine che, seppure a mio avviso noiosissime, sono un utilissimo promemoria sui misfatti del nostro tempo, sono una scientifica - appunto - denuncia della cricca mafiosa - mi ripeto - che ci circonda.
Siamo d’accordo su questo o no?
O adesso pensiamo tutti che Travaglio non sia nemmeno un degno giornalista quando invece ieri ridevamo amabilmente dei suoi attacchi al “fu” regime Berlusconiano.
Fatemi capire qualcosa anche su questo: non vogliamo più chiamarlo regime, non l’abbiamo mai chiamato regime o non si deve dire che è un regime?

Antonio

regime e` regime, ma travaglio non mi e` mai piaciuto: certo, tra il “non mi piace” riferito a travaglio e quello riferito e belpietro, mimun, vespa, etc… ne passa.
se vuoi, e` un lusso, un po` come dire che la fotomodella x “no, non mi piace”…ok…ma personalmente quello di travaglio e` sempre stato sensazionalismo urlato, perche` il giornalismo serio invece e` come (per es.) lo fa d’avanzo.

poi, non tutte le cose che ha scritto/detto travaglio sono alla stregua dell’ultima su schifani. ma oh… travaglio non mi piace, non mi e` mai piaciuto, perche` le spara un po` cosi`…magari e` soltanto una questione di stile (di scrittura)…e per carita`, con tutti i libri che ha venduto, si vede che questo stile funziona ed e` molto popolare.

ma non pi piace! cosi` come (ecco, finalmente mi viene un esempio) NON POSSO SOPPORTARE LE PIPPETTE DI MICHAEL MOORE. …un altro che dice “fatti”…

insomma, a me piace chi fa informazione che si rivolga all’intelligenza, al raziocinio. non chi gioca sulle emozioni (tipo moore, anche se ormai almeno si smette di chiamarlo giornalista…e cmq buona parte del giornalismo americano), o chi punta solo alla pancia, a far incazzare (tipo travaglio).

e` questione di gusti. non c’entra con berlusconi, col regime, con lo stato mafioso che ci ritroviamo, con la politica clientelare e fatta di individui mediocri (questo decisamente, sia a destra che a sinistra).

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