Non sono cattolico

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simon.jpgNon sono cattolico, non credo in Dio, non credo in una vita oltre la morte e non credo che Gesù sia risorto. Credo però che sia vissuto e che sia stato il più grande essere umano di tutti i tempi, non ci sono santi (per rimanere in tema).

Premesso tutto ciò, credo invece che ci debbano essere i cattolici, che ci debbano essere credenti, che ci debbano essere persone che credono nella vita dopo la morte e nella resurrezione di Gesù.

Credo ci debba essere tutto questo perché la mia vita è stata fortemente influenzata (ed educata) dalla sfera cattolica. Non esiste una sola Chiesa, o meglio, ne esiste una ma esistono altresì forme e metodi di intenderla e praticarla estremamente differenti fra loro.

Il dibattito scellerato di questi giorni (Family Day e la contromanifestazione, perché dal mio punto di vista, tale era) dovrebbe insegnarci ad andare oltre a quel che si vede, a provare a rendere maggiormente visibile quel che rimane ai margini dello sguardo dei più. Nell’esistenza di più modi di praticare la Fede sta la mia educazione, la mia formazione, il mio essere un individuo che colloca i suoi sentimenti, i suoi valori e i suoi principi a sinistra. Nella sinistra italiana, si intende.

Non parlo della mia esperienza per parlarvi di me, bensì per parlarvi di coloro che ho conosciuto e che quotidianamente vivono con fatica (fisica ed emotiva) la pratica concreta della Fede e della vita di Cristo.

Son cresciuto in un ambiente in cui la routine delle celebrazioni ufficiali era vissuta contestualizzandola all’esistente, dando ad esse una lettura che fosse legata alla vita di ognuno di noi, in questa città ed in questo mondo. Penso ai campi di lavoro, ai doposcuola, ai campi estivi dove ognuno di noi era impegnato a sostenere le vite difficili e complesse di persone disagiate. Penso a questo e lo vedo in netta contrapposizione con la Chiesa e le sue manifestazioni di questi giorni. E’ una Chiesa che c’è, che allontana, che separa i giusti dai colpevoli ed in cui si fa fatica a leggere la frase “gli ultimi saranno i primi”, poiché ci sono categorie ed espressioni della società che questa Chiesa non riesce neanche a considerare, come se fossero corpi estranei alla società, come se fossero barriere da abbattere e problemi da risolvere. La Chiesa non parla più di diritti, tende a voler imporre stili di vita, disegna quel che dovrebbe essere l’Amore e concentra tutto il suo interesse nel “come” questo Amore si manifesta. Il tema non è più l’Amore, è la sessualità, è il restringimento del sentimento a becera deformazione corporea (quasi come se la sfera sessuale, qualunque essa sia, non avesse anche il valore fondamentale del piacere), come se i sentimenti potessero essere messi in una tabella, analizzati e giudicati. E’ una Chiesa che confonde, che lotta per battaglie che non son da compiere, che scaglia proclami indicando la via. Ma la vita di Cristo non ci ha forse insegnato che la strada giusta è quella dell’Amore e dell’impegno verso coloro che soffrono? Non ci ha insegnato a riconoscere gli esseri umani come individui tra loro uguali? Non ci ha forse detto (e praticato, lui) che anche nelle persone diverse e che si vedono violente ed arroganti può essere individuato un qualcosa di unico e grande?

Io sono cresciuto laddove i diritti delle persone, da quelli primari a quelli secondari, erano al centro, non ho mai vissuto e praticato questa Chiesa. Temo questa Chiesa, sì, mi fa paura. Mi fa paura la forza dei messaggi di alcuni di loro e la debolezza o l’inesistenza delle pratiche differenti al Family Day. L’altra sera ho sgridato mia madre, anche lei, seppur cattolica, indignata dai manifesti contro i Dico e degli applausi a Berlusconi mentre affermava che il mondo cattolico non può stare a sinistra. Era schifata, indignata, e le ho detto: “ma perché voi che siete cattolici e di sinistra non alzate la voce? Perché continuate a far pensare che la Chiesa sia una sola? Perché state zitti?! Non lamentarti e lagnarti se poi questi vanno là e dicono e fanno quel che vogliono, se tu taci dai spazio all’unico pensiero che emerge, ed è questo!”. Ha annuito. Ma non hanno la forza, non hanno neanche l’intraprendenza, non riescono ad immaginarsi in piazza a manifestarsi diversi, perché la loro diversità la manifestano quotidianamente stando a contatto con le realtà sociali complesse che incontrano e sostengono. Non sono persone da piazza. Sono donne ed uomini che vivono quotidianamente la Fede con impegno pratico, aiutando coloro che lo necessitano e senza in alcun modo fare distinzioni. Che dobbiamo far, farne una colpa? Chiedere loro di lasciare il campo del sostegno per combattere le offensive di questa Chiesa? Ne hanno il tempo? Ne hanno le forze? Penso di no. Allora che fare? Forse noi giochiamo un ruolo fondamentale: sosteniamo questa Chiesa nella sua pratica e vediamo di dare loro forza, coraggio, spirito (laico e non); diamo loro il sostegno che necessitano e forse anche la loro voce potrà essere sentita.

Quando penso alla Chiesa che mi piace, che sento più vicina penso a don Milani, don Minzoni, don Pugliesi, Fratel Albino, Padre Alex Zanotelli, don Bedin… forse loro li abbiamo lasciati spesso soli, e queste voci vanno sostenute, anche loro sono Chiesa ed anche loro hanno vissuto e vivono il mondo dei diritti come principi cardine della vita quotidiana e da rispettare e far rispettare.

Ragioniamoci: può essere questo un terreno su cui ridurre le distanze tra il mondo cattolico e quello laico nel Partito Democratico?

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2 Responses to “Non sono cattolico”

bela simo

bela simo…. molto interessante… concordo in pieno… esistono 2 chiese quella di comodo che copre anche politici e mafiosi e quella pratica magari nn istituzionale che è quella che scende in campo per i più deboli… colloco la mia spiritualità nella seconda… ho iniziato a dedicarmi al prossimo che avevo 15 anni oggi ne ho 26 e sono ancora qui con 2 bambini che mi riempiono l’anima, passando per malati di lourdes, malati terminali, stranieri… nn me ne fo un vanto… dico solo che anche queste persone sono per me una grande e funzionale famiglia… da loro ho imparato e imparo…Cristo è la ricerca dell’AMORE dentro se stessi e negli altri che ci circondano… per altri intendo TUTTI senza distinzioni.

marci

bela simo sarei io cioè marci stancari quel da arnaz’

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