Pantheon

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simon.jpg[consiglio di leggere con il sottofondo di Ludovico Einaudi, “Svanire”]

Quanta lucidità leggo nelle vostre parole, quanto senso di convinzione che una via la si possa trovare, ancor più nella critica a ciò che “altri” avrebbero sbagliato o su quel che si “sarebbe dovuto fare”. Ma non riesco ad essere così, né per fortuna né purtroppo. In questi giorni, in queste ore, diversi pensieri hanno attraversato la mia mente ed il mio animo, primo fra tutti la paura di non essere adeguato al mondo che occupo nell’aria, nella terra, nello spazio, nei suoi beni che uso e abuso. Non riesco a trovare nella sola autocritica la soluzione ai guai che attraversano la nostra comunità, il nostro Paese. Ho qualche convinzione, labile, fragile, forse farraginosa, ma non penso d’essere sbagliato in un mondo giusto, così come non mi sento giusto in un mondo sbagliato.
Come sempre accade quando scrivo, difficilmente chi mi legge cercando qualcosa, trova risposte, solo dubbi da aggiungere al carrello, non soluzioni proponibili, proprio perché “politico di professione” ma anche “cittadino per forza”, anch’io oppresso e compresso nella quotidianità che avvolge tutti e ciascuno. Ludovico Einaudi accompagna questa scrittura notturna che toglie tempo al sonno ma che fa guadagnare pensiero tangibile in vita. “Il sonno è vita e non riposo”, scriveva Gaber, ma del sonno ho paura, lo trovo furto alla mente, ai pensieri, alla possibilità di costruirne qualcuno che dia senso ampio e collettivo a ciò che si compie con i gesti di ogni giorno. Proprio quel senso profondo che accomuna tanti di noi, non tutti; quel senso che avvolge e stravolge, attacca e protegge gli animi sensibili, quasi a sostenerli ed urtarli nello stesso tempo, quasi a dare spinta e tirare il freno, quasi a dare respiro ad ogni attimo, senso a tutto ciò che compiamo senza buttare nel cesso neanche un secondo che abbiamo la fortuna di poter vivere. Ed in questo senso poco fa cercavo di costruire il mio “Pantheon”, i luoghi e le persone a cui rivolgo le ispirazioni, e tutte, nessuna esclusa, nemmeno i luoghi e gli spazi, sono tanto più grandi e forti di me da farmi sentire inadatto, poco, uomo piccolo seppur enorme nelle dimensioni. Guardavo Sandro Pertini a Milano, partigiano dalla parte giusta; Falcone e Borsellino; i fiorentini ed i cittadini presenti sporcarsi le mani per salvare i libri, le biblioteche, le case altrui dall’alluvione; il d-day quello vero; il giudice Livatino, morto dimenticato perché giovane e sconosciuto; Sacco e Vanzetti, immigrati in tempi diversi e vittime uguali alle tante di oggi; Pio La Torre, Libero Grassi, Peppino Impastato, Placido Rizzotto, Carlo Alberto Dalla Chiesa, morti diversi per stesse cause; la follia dell’Heysel e di Catania, lo scooter di San Siro, gli incendi di Genova, le molotov di Firenze; e Benigni, Sordi, Proietti, Totò; e De Andrè, Lauzi, Tenco, De Gregori; Rita Levi Montalcini, la strage di Marzabotto, gli eccidi del Castello e della Certosa, le medaglie ad Italo Balbo, a Liana Millu, a Giorgio Bassani, al rastrellamento del ghetto di Roma ed i ganci di via Vignatagliata, la lapide di via Mazzini e Storace, Ciarrapico, Alemanno in sella di un cavallo drogato e cieco ma voluto, cercato, non casuale; e penso alle bombe di Bologna, Brescia, Milano, Firenze, quelle conosciute e quelle occultate; e penso a Pigi, Enrico, Onofrio, Diego, Pit; e penso al dormitorio, alle roulotte, agli sgomberi giusti ed al contempo sbagliati; alle badanti, agli anziani, ai disabili giovani e non, soli sì e sì, solo sì; alla magnificenza di Dante, di Michelangelo, di Mirò, delle architetture e dei murales. E tanto altro. Un senso profondo c’è, non siamo qui per il solo fato, per un atto d’amore o per casualità. E penso che al Paese non manchi la storia per costruire presente e futuro, ma manchi la conoscenza di essa e la presunzione eterna e continua della sufficienza del superamento di questa notte e di questa mattina, di questo attimo, poi si vedrà, sarà il destino. Ci mancano “Pantheon condivisi”, sensi comuni, sentimenti comuni, pareri comuni. Non è ricerca di occlusione della possibilità di pensiero alternativo, è ricerca di una base unica da cui partire, da cui creare condizioni possibili e praticabili di crescita collettiva, di tutti, di ciascuno, non dell’io senza il tu vicino. E non so se questo sia “fare politica”, come non so se questo serva a “fare politica”, so che ognuno vive l’impegno nelle cose che fa, nel modo che sente, con le emozioni che lo accompagnano, con quel qualcosa che lo fa sentire unico e grande, utile e non nato per nulla. Alla politica cosa manca? Non credo gli manchi qualcosa, mancano esseri umani liberi d’essere sé stessi, liberi di raccontare come si sentono, cosa provano, senza timore, senza paure, senza sentirsi costantemente nella condizione d’avere la penna rossa di terzi posata sul proprio desiderio. Manca forse questo, e sicuramente altro, ma questo non è poco, almeno per me non lo è. Non c’è una verità unica nell’analisi della sconfitta, anche perché personalmente continuo a non sentirmi sconfitto, solo minoranza, e non vuol dire non esserci, vuol dire solo essere di meno, essere quella parte che è confusamente diversa e non quella maggioranza confusamente compatta verso un futuro che non sanno immaginare e costruire, o meglio, che lo immagino solo loro, dei singoli e non condivisibile, non usufruibile da ognuno.

Non vi ho scritto di “Politica”, vi ho scritto e basta. Ho scritto quello che passa per la mente e per il cuore, quei pensieri che non si possono e devono tenere chiusi nel silenzio notturno di una stanza, ma consegnati, condivisi, non per farne un punto di riferimento ma per alimentare dubbi e scalfire le certezze nei giudizi che spesso occupano il nostro essere e praticare.

Non so scrivervi di federalismo fiscale, servono conoscenze tecniche, non pensieri confusi e spesso impraticabili, so solo scrivervi ciò che penso, sento, vivo.

E se non vi basta, e se non basta, provate a chiedere, proverò a rispondere, se ne avrò voglia e se ne sarò capace.

Buone cose.

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2 Responses to “Pantheon”

silvia

Grazie Simo, le dimostrazioni di umanità di questi tempi sono cosa rara.
Non so come mai ma il distacco che accompagna l’evolversi della società, il video, il telefono e la distanza fisica e morale dagli altri mi logorano, quindi grazie. A volte leggere/vi compensa queste mancanze e mi aiuta a sentire e sentirmi.

Dario

Sentimenti comuni, cazzo. Basi, è proprio quello. Il Pantheon tuo dovrebbe essere un po’ di tutti, e invece è impolverato. Ma cum fegna???
Grazie Simo.

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