Dopo l’importantissima lettera del principale candidato segretario del neonato Partito Democratico, Walter Veltroni, che di fronte all’ormai cronica instabilità di questa maggioranza e, credo, all’ormai ancor più grave ingovernabilità del Paese, accentuata dalla vergognosa legge elettorale in vigore, ha affermato come “il PD, in quanto forza a vocazione maggioritaria, intende presentarsi agli elettori con una coalizione dotata di una coesione interna. Altrimenti, davanti alla prospettiva di una coalizione disomogenea e a prescindere dal sistema elettorale, dovrà accettare il rischio, o sperimentare l’opportunità di correre da solo.”, si è riaperta l’eterna bagarre tra chi difende la necessità di tenere in piedi a tutti i costi un governo ormai logoro e chi invece vorrebbe aprire la strada a inciuci neocentristi che di innovativo avrebbero ben poco.
Penso, ma non vorrei peccare di superbia se dico che forse lo pensa anche Walter, che la strada da scegliere non sia nessuna delle due.
Ormai è impensabile di poter conquistare nuovamente la credibilità dell’elettorato se si continua a cedere ai ricatti di questa “sinistra” e di questo sindacato che non sembrano minimamente aver imparato la lezione del ‘98, e mi dispiace per chi, in SD, credeva veramente di poter cambiar le cose.
D’altra parte è impensabile fare un governo neocentrista, innanzitutto perchè l’Italia ha bisogno di scelte coraggiose e poi perchè la politica ha bisogno di rinnovarsi veramente e quindi di liberarsi da quel macchiavelismo che la ritiene “un’arte per conquistare il potere a tutti i costi”.
A questo punto direte voi, si corre da soli con tutti i rischi che ciò può comportare, in primis una nuova vittoria delle destre?
C’è un alternativa: fare del Partito Democratico il motore di una nuova, Grande Riforma istituzionale che risolva l’instabilità cronica della politica italiana e possa sperimentare sì intese di “nuovo conio”, ma in Parlamento e non certo nel Paese.
Partito Democratico e Grande Riforma devono essere inscindibili, a partire da una nuova legge elettorale che, secondo me, dovrebbe essere un maggioritario a doppio turno con collegi uninominali.
Un maggioritario a doppio turno con un forte sbarramento proprio al secondo turno, penso attorno al 7-10%, e un forte premio di maggioranza al partito che ottiene più voti.
In questo modo si alternerebbero al governo solo due o tre partiti e al primo turno sarebbe comunque garantita la pluralità.
Ovviamente il leader del partito di maggioranza diverrebbe anche primo ministro come in Inghilterra e speciali leggi tutelerebbero le prerogative delle opposizioni.
Poi, ma questo forse è superfluo ribadirlo, è necessario istituire un bicameralismo imperfetto con un’ Assemblea Nazionale di ca 500 eletti e un Senato Federale nominato dalle Regioni di non più di 100 membri.
Ovviamente per tali riforme l’interlocutore parlamentare più credibile potrebbe essere solo il Partito delle Libertà oppure bisognerà accetare l’idea di una “Democrazia referendaria”, lanciata da Bersani sulle nuove liberalizzazioni, e avviare nel Paese una grande mobilitazione per ottenere le riforme.
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