Il post è fiume. Potete mandarmi aff… e non leggerlo.
Leggevo stamattina su Repubblica un articolo di Mario Pirani: “PD, cinque cose da fare subito”. Mi è piaciuto, è una bella analisi. (Parentesi: la nuova edizione di Repubblica, con l’inserto R2 tutti i giorni e la grafica nuova, secondo me è stellare, veramente un quotidiano coi contromaroni, complimenti.)
A un certo punto chiama in causa gli elettori di centrosinistra, che secondo lui, nonostante le delusioni relative all’inizio del cammino PD - Pirani si sofferma sul complicato sistema di liste che chi è fuori dai giochi fa fatica ad apprezzare, o a vedere come un’apertura - non sono assolutamente perduti, pronti a consegnarsi a “Beppe Grillo e Berlusconi uniti sotto spoglie diverse in un unico disegno”. Si prospettano secondo lui concrete possibilità di riscossa. Questo mi piace, perchè alla critica comprensibile si accompagna una proposta di cose da fare.
In generale Pirani è feroce con Grillo in altri punti dell’articolo. Non condivido però il tono dell’espressione tra virgolette. Mi pare allo stato attuale, paragonare Grillo e Berlusconi assolutamente fuori luogo.
Beppe Grillo fa satira, parla di getto, roba che viene dallo stomaco, con quel suo sudare e affannarsi, il restare senza voce, gridando qualche “fanc…” e denunciando le assurdità che tanti di noi incontrano nella vita di tutti i giorni. Per questo ha incontrato tanto consenso, e come tutti concordano, lo ha incontrato soprattutto tra la gente di sinistra, che da sempre è più attenta e si indigna contro furberie e privilegi di vario genere. D’altronde telecom non ci fa forse incazzare? L’informazione televisiva di oggi non ci fa forse incazzare? (”Il prossimo V-Day è per togliere i soldi pubblici a quest’informazione di m….”, dice Beppe. Mazza direttore del tg2 si incazza. Per forza, il suo tg fa pietà.) Unendo l’incazzatura, per me sincera, con abilità professionale (fa divertire, si ride di gusto su robe che fanno piangere) ha incontrato enormi consensi. Da qui un movimento più o meno organizzato, che esprime dissenso sulla politica locale, discute su internet, anche se per me alla gran quantità dei frequentatori del blog non si accompagna altrettanta qualità degli interventi, e poi organizza il v day come momento estremo di raccolta del malcontento, di mossa contro l’apparente immobilità del sistema, contro tutte quelle cose dell’Italia che fan venire il mal di pancia. Per me è una cosa naturale che uno così raccolga tanti applausi e partecipazione. Ha dalla sua l’immediatezza dello spettacolo e della risata. Ha raccolto la gente attorno a proposte radicali ma in cui si intravede buon senso. Che c’entra questo con Berlusconi? Insomma, io voglio credere alla buona fede di Beppe Grillo.
Questo non significa che non commetta errori anche grossi che portano esattamente nella direzione opposta a quella che lui si augura. Uno, l’eccesso incontrollato di certe frasi e di certe parole (distruzione dei partiti tutti(??), Alzheimer, ecc.) Due, anche lui portare avanti quell’idea che la politica italiana è un magma indistinto, in cui Berlusconi e i suoi seguaci e il governo Prodi hanno le stesse colpe e producono lo stesso effetto sul suo Paese. Questo mi fa innervosire perchè sa benissimo anche lui che non è così, e lui per primo sicuramente apprezza l’onestà e la volontà di cambiare di alcuni politici di oggi a discapito di chi mette l’interesse personale al primo posto. Lo reputo intelligente e so che per lui non sono tutti uguali, mentre forse per esigenze di neutralità davanti alla gente vuol far credere questo…
Beppe ha scelto una strada corta, quella della scossa elettrica, della sveglia. A lui è permesso farlo, è accattivante, sembra impersonare la rivoluzione immediata. Ma il V day è un momento in cui si urlano problemi, e la gente ha il diritto di farlo. Per le soluzioni, che lo si voglia o no, il momento è un altro. Ed è politico, bisogna che riusciamo a farlo capire alla gente se no è ‘na tragedia (Enri direbbe così).
La politica, però, non ha l’arma della comicità e della satira. E quindi per natura il suo compito è tosto.
Io manterrei perciò le cose su un piano diverso. Beppe Grillo non è un uomo politico. Non si confronta ogni giorno con miriadi di problemi dati dalla burocrazia, da opposizioni potenti, da lobbies agguerrite, da frange di maggioranza dissidenti e oltranziste, da presunti compagni che invece immobilizzano tutto. Per cambiare le cose con gli strumenti di oggi serve il TEMPO e la PAZIENZA. E anche per cambiare gli strumenti, per renderli più efficienti e facili da utilizzare servono comunque TEMPO e PAZIENZA. La differenza centrale tra il V day e un momento politico sta qui. Ecco perchè ritroviamo la stessa gente a votare centrosinistra e poi nella piazza del V day. Ecco perchè nella piazza del V day si ritrovano persone che non sono escluse o di basso livello culturale, anzi. Io l’idea che mi son fatta è che si condividono i desideri di fondo: un paese che funziona, le giuste opportunità per tutti, una rete di informazioni accessibile, il non esser presi in giro dagli amministratori, basta clientele e collusioni varie… però la strada per tentare di realizzarli è distante al punto che noi condanniamo i metodi di Beppe Grillo. Benissimo, e anche giusto. Però il dirigente acuto riflette anche su come fare per dare RISPOSTE praticabili alle DOMANDE che Beppe Grillo ha tutto il diritto di sollevare.
Insomma: come fare
a
convincere gli
arrabbiati di Beppe
che c’è
qualcuno che sta
tentando di dare risposte?come fare a convincere gli arrabbiati di Beppe che c’è qualcuno che sta tentando di dare risposte?
Come fare a informarli, a coinvolgerli in un momento successivo di approfondimento dei vaffa?
Come fargli capire che con tutti gli ostacoli e le fatiche, che le istituzioni per natura generano, c’è gente che tutti i giorni lavora onestamente e con convinzione per trovare soluzioni proprio ai problemi che Grillo pone?
Andiamo sul concreto: come fare perchè gran parte degli arrabbiati del V day trovino nel PD quel cambiamento che si augurano (e quindi si ritrovino a votare PD, possibilmente, grazie?:-). Tocca quindi alla politica, dopo che gli altri hanno fatto il primo passo di incazzarsi, il lavoro più difficile e quindi soddisfare i loro bisogni.
Pirani dice: l’unica risposta sono i fatti, immediati. Giusto. E sentite cosa propone di fare subito:
1) Governo snello ed efficiente, 15 ministri al max (sarà per il prossimo…)
2)Taglio drastico dei privilegi e degli stipendi dei parlamentari e consiglieri vari
3) Disboscamento delle migliaia di società a partecipazione pubblica
4) La fine della lottizzazione delle cariche negli enti pubblici
5) L’estromissione dei partiti dalla Rai.
Ben, e non è questo che vogliono Beppe Grillo e gli incavolati del V day? E questi non sono forse parte degli obiettivi a cui deve aspirare il PD? E Fassino l’altro giorno non ha invocato uno statuto di PD in cui i futuri dirigenti siano vincolati a rigide norme etiche?
Sembra che non dobbiamo tanto preoccuparci di Grillo allora: sarà sufficiente riprenderlo se esagera, e questo è sacrosanto farlo, e poi possiamo goderci lo spettacolo perchè se andiamo a vederlo saremo tra gente che ha forse la nostra stessa idea di paese: solo che per concretizzarlo ha scelto una strada troppo facile.
Noi, brava gente, per me siamo nella legittima condizione per dire “Beppe, noi ci stiamo provando”. Siamo onesti, decisi, in buona fede. I “fanc…” non ci toccano. In realtà proviamo a vederla così: da una posizione di vantaggio enorme, comunicativo e mediatico, lui sta ponendo una sfida. Anche con una certa arroganza, forse. Vogliamo raccoglierla? Vogliamo tentare di comunicare meglio con tutti, per dire quel che facciamo, quel che vogliamo, quel che abbiamo ottenuto, e lasciare a Vittoria Brambilla la paternale nei confronti di Beppe? Così il “fanc…” se lo becca lei. E noi possiamo perseverare con la politica, tranquilli:-).
mario
Pur non facendo parte dei fans di Grillo ne condivido i malesseri e le incazzature.
Il motivo per cui io, e penso molti altri, non vedo nel PD una speranza di svolta è che il PD sta nascendo con tutte le caratteristiche del partito burocrate e verticista, senza reale coinvolgilmento della gente. Le stesse facce e le stesse parole, non venitemi a dire che Veltroni è un nome nuovo… Semplicemente non crediamo più nella buona fede di questa classe dirigente, ma non abbiamo la forza per spazzarla via. Il tentativo di Grillo di dare una spallata a questa politica dall’esterno è destinato a mio avviso a fallire se non si caratterizza politicamente in qualche modo.
Per questo condivido il parere di Grillo, il PD è nato, anzi sta nascendo, già morto.
A differenza dei grillini però credo che valga la pena ancora spendersi ALL’INTERNO di queste strutture politiche per cercare di ribaltare la situazione, ma non vedo un leader in grado di dare una forma politica a questo malessere.
Amen